La guerra in Ucraina e il rapporto tra populismi e dittature. A Repubblica delle Idee ne hanno discusso Maurizio Molinari e il politologo Yascha Mounk, uno dei maggiori esperti mondiali sul tema dell'ascesa dei populismi e della crisi delle democrazie liberali.
Il programma: oggi e domani
Al pubblico che affollava la sala del Podestà di palazzo Re Enzo, il direttore di Repubblica ha spiegato come "oggi viviamo due sfide: una interna, quella dei populismi, e una esterna, cioè le dittature che vogliono cambiare le regole del sistema internazionale". Per Mounk "è necessario affrontarle entrambe. Dobbiamo ritrovare la forza della democrazia nel 21esimo secolo e mostrare che abbiamo una visione per il futuro della democrazia liberale. Dobbiamo farlo attraverso un patriottismo inclusivo, che tutela i diritti, ma mostrando che siamo pronti a difendere le regole internazionali, per garantire la pace nel mondo. È la grande sfida dei prossimi 50 anni".
RepIdee 2022, "Pace e guerra in Occidente" con Yascha Mounk e Maurizio Molinari - Integrale
La guerra in Ucraina
Per questo, ha precisato il direttore di Repubblica, "difendere l'Ucraina è difendere i nostri sistemi democratici". Secondo Yascha Mounk, "questa guerra è anche la nostra guerra. So che in Italia, rispetto ad altri Paesi europei, c'è un maggiore sostegno per la Russia. Ma noi dobbiamo sempre a tenere mente un principio: non si attacca altro paese per annettersi parte del suo territorio. È una regola fondamentale da quando è finita la Seconda Guerra mondiale, violarla minaccia la pace nel mondo. E dimostra che Putin vuole restaurare l'impero russo. Allora domandiamoci: vogliamo davvero un nuovo impero russo vicino ai nostri confini? E vogliamo essere dipendenti da questo impero per l'energia? Non è una domanda astratta".
Il futuro della globalizzazione
Secondo il politologo tedesco la globalizzazione andrà incontro a un cambiamento: "Non possiamo più dare a Putin o ad altri regimi il potere di decidere se possiamo scaldarci nelle nostre case. Certi aspetti della globalizzazione cambieranno, perché dobbiamo essere energeticamente indipendenti. Da questo punto di vista dobbiamo essere sovrani".
I rapporti tra dittature e populismi di casa nostra
Molinari ha sottolineato che "c'è un elefante nella stanza nel dibattito pubblico, e sono le inchieste e le indagini che puntano il dito sui contatti tra i populisti e la Russia. Pensiamo all'indipendentismo catalano, al voto sulla Brexit o ai fondi ricevuti dal partito di Marine Le pen. E qui in Italia, i legami tra Lega e Russia unita, il partito di Putin". Secondo Mounk "tra populisti di destra e di sinistra ci sono poche differenze, per Putin sono la stessa cosa, li ha aiutati entrambi. C'è una cosa fondamentale che dobbiamo capire: per chi odia le istituzioni della propria nazione, un nemico del proprio Paese è un amico". Quello che accomuna i leader populisti occidentali e i regimi come quello di Putin, secondo Maurizio Molinari "è il tema del leader forte. Sono i valori ostili ai principi democratici".
Citando l'esempio di Fratelli d'Italia e della sua leader Giorgia Meloni - e il suo comizio in Spagna, diventato virale sui social - Molinari ha ricordato come "oggi la destra sta diventando vocalmente sempre più aggressiva, specialmente nell'attacco ai diritti". Ma Secondo Mounk, "la destra italiana sbaglia se si spende per cancellare diritti acquisiti. Penso che l'Italia sia un Paese di indole tollerante, non accetterebbe una reazione così dura. Basta guardare a Trump e alla destra americana: ormai per vincere accetta certe realtà, certe minoranze e diritti acquisiti. Trump per esempio forbamente non attacca la comunità Lgbt".
"La parabola di Trump - ha detto spiega Maurizio Molinari - ci aiuta a capire l'evoluzione del populismo. Come è possibile che Trump possa tornare al potere? Per rispondere occorre capire cosa accade nel partito repubblicano". Secondo Mounk, è fondamentale comprendere che "Trump non è un fascista, è uno sbaglio pensarlo. Non potrebbe mai vincere in America presentandosi come fascista. Trump è un populista, che si presenta come vero interprete dei bisogni della gente". È un problema che riguarda anche il partito democratico, che secondo Mounk è ormai su posizioni troppo critiche e troppo lontane dalla sensibilità delle persone comuni: "I Dem devono rientrare nel mainstream culturale, parlare dei problemi del cittadino medio".
Si è domandato Maurizio Molinari: "Sta prevalendo l'area radicale dei democratici? È uno scontro tra due radicalismi?". Ma su questo punto Mounk non ha dubbi: "Non sono la stessa cosa, io so bene cosa voterò". Per il politologo, "Il populismo rimarrà con noi per molto tempo. Ora stiamo iniziando a capire i populismi. Il leader populista è chi non tollera le istituzioni indipendenti, e oggi sappiamo che questo è un pericolo anche in Stati dove si pensava che la democrazia fosse stabile. Adesso possiamo osservare cosa succede quando i populisti rimangono al potere per molto tempo, oppure cosa fanno per tornare al potere". Il caso di Trump è unico nella storia americana: "Non c'è mai stato un leader così chiaramente antidemocratico, che non accetta il risultato delle elezioni. Ma è probabile che sarà lui il candidato repubblicani nel 2024".