Il conflitto in Ucraina, il ruolo dei populismi, la complessità dello scenario internazionale. Ma non solo. La seconda giornata di Repubblica delle Idee a Bologna, dopo l'inaugurazione di ieri che ha segnato il debutto della nuova formula della manifestazione con i lettori protagonisti dei workshop, parte con la rassegna stampa del direttore Maurizio Molinari. È infatti sul palcoscenico di piazza Maggiore che, intervistato da Stefano Cappellini, Giuseppe Conte ha toccato tutti i punti caldi dello scontro aperto con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sempre più duro, diventato tema dominante delle pagine della politica.
"Per Repubblica i diritti sono identitari": Molinari lo ricorda commentando la vicenda della morte con il suicidio assistito di "Mario", e ricordando il segretario Letta che - anche lui a Repubblica delle Idee - ha detto chiaramente: "Mi vergognerei se questa legislatura si concludesse senza la legge sul suicidio assistito che anche la Consulta ci ha chiesto. Sarebbe una vergogna per l'Italia".
La guerra Russia-Ucraina, musica e diritti
La giornata di oggi vede la guerra al centro dei dibattiti, con gli appuntamenti in piazza Maggiore dove alle ci sono gli inviati Francesca Mannocchi, Daniele Raineri, Fabio Tonacci e Paolo Brera, moderati da Brunella Giovara. Seguiti da Lucia Annunziata, Lucio Caracciolo, Ezio Mauro. Ancora conflitto nelle riflessioni di Massimo Recalcati "La fratellanza al tempo della guerra". Sempre in piazza Maggiore, dopo il trionfo a Broadway, c'è Stefano Massini. È anche il giorno di Patrick Zaki in collegamento da Il Cairo. Max Gazzè chiude gli eventi in piazza. In evidenza, l'incontro con Yascha Mounk, il reading di Corrado Augias e i workshop con Carlo Petrini, Pietro Turano, Michele Serra, Francesco Piccolo. In piazza Santo Stefano musica per i giovani con Willie Peyote, Fast Animals & Slow Kids, Filo Vals, Alex Britti, Ditonellapiaga, Luca Barbarossa, Gabriella Martinell, Nudha.
Michele Serra e l'elogio del grigio
E bisogna aggiungere sedie in Sala Tassinari, per fare posto a tutte le persone che vogliono ascoltare Michele Serra. Arrivano dalla Lucania, da Mantova, da Bassano Del Grappa, da Reggio Emilia, dalla Sicilia. Le casse suonano la guerra di Piero, di De André. "Mi hanno detto che questo è un workshop e io non so cosa sia - dice - ma ho capito che si devono tirare fuori i dubbi invece delle certezze e questo mi ha convinto. La complessità è uno zaino - dice ancora - ma molto spesso bisogna portarla in spalla. Non favorisce le decisioni e neanche la popolarità. Spero di aver contribuito alla vostra confusione. Spero di non essere solo in questo stato di perplessità". Fa l'elogio del grigio, "che contiene sia bianco che nero, spesso ci soccorre, spesso è il colore della pace".
Petrini: "Liberiamoci dal consumismo con gioia e allegria"
Tutto esaurito per il secondo appuntamento del workshop Future Lab, con Carlo Petrini e Marco Cattaneo, impegnati in un dialogo sul "Capitale naturale". Ai due relatori è stato chiesto di raccontare un momento della propria vita in cui hanno preso coscienza del cambiamento climatico. Cattaneo: "Per me quel momento è legato ai ghiacciai. Nei primi anni Novanta sono stato sulla Marmolada, uno dei ghiacciai più belli d'Italia. Ci sono tornato vent'anni dopo e si era ridotto e ritirato di centinaia di metri. E la sensazione è quasi ovunque la stessa, su tutti i ghiacciai d'Europa".
Petrini: "Il problema del degrado ambientale e della perdita di biodiversità esiste da anni ed è uno dei motivi pe cui è nato Slow Food. Il 70 per cento della biodiversità è stata persa nell'ultimo secolo. E un'ipoteca verso il futuro. E in questo c'è la responsabilità del sistema economico, che privilegia le specie forti. Ma sono convinto che sia necessario tenere insieme la natura gastronomica, del piacere, con la responsabilità. La rigenerazione della biodiversità, a cui siamo tutti chiamati, esige un atteggiamento positivo. Non ho mai visto cambiar il mondo con il magone. Liberiamoci dal consumismo con gioia e allegria, altrimenti non si cambia lo stato delle cose".
La mafia? Sparita dall'agenda poltica
In una sala del Podestà gremita, Lirio Abbate, Salvo Palazzolo e Giuliano Foschini discutono sulla ricerca della verità nelle stragi, da Bologna a Palermo. Per Abbate c'è un filo nero che unisce le stragi di Bologna e Palermo e la verità non si trova solo nelle aule di giustizia, ma è fondamentale anche il ruolo di politica e stampa.
Abbate: "La mafia oggi non è più nell'agenda politica. Sappiamo che la mafia si è diffusa al nord, inquina imprese, consigli comunali e regionali", ma la presenza mafiosa oggi è meno evidente rispetto ad anni fa: "Se dobbiamo raccontare la mafia a Milano - prosegue Abbate - non abbiamo le immagini, ed è ancora più difficile. Noi lo raccontiamo, ma se non c'è un'agenda politica nulla cambierà. Il lavoro che facciamo noi giornalisti rende più forte il legame con la comunità e anche con le famiglie delle vittime. Il nostro mestiere è fondamentale per trovare quella giustizia che spesso nelle aule di giustizia non si trova".
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Molinari e Mounk: la sfida dei populismi
Come affrontare la sfida dei populismi e di regimi come la Russia, che ha riportato la guerra nel cuore dell'Europa? A Repubblica delle Idee ne discutono Maurizio Molinari e il politologo Yascha Mounk. Al pubblico che affolla la sala del Podestà di palazzo Re Enzo, il direttore di Repubblica spiega come "difendere l'Ucraina è difendere i nostri sistemi democratici". Molinari sottolinea anche che "c'è un elefante nella stanza nel dibattito pubblico, e sono le inchieste e le indagini che puntano il dito sui contatti tra i populisti e la Russia. Pensiamo all'indipendentismo catalano, al voto sulla Brexit o ai fondi ricevuti dal partito di Marine Le Pen. E, qui in Italia, ai legami conclamati tra Lega e Russia unita, il partito di Putin".
Citando l'esempio di Fratelli d'Italia e della sua leader Giorgia Meloni - e il suo comizio in Spagna, diventato virale sui social - Molinari nota: "Oggi la destra sta diventando vocalmente sempre più aggressiva, specialmente nell'attacco ai diritti". Mounk però ne è convinto: "In Europa si vede, in alcuni paesi, un centro sinistra competente, non radical. Ma ce ne sono altri in difficoltà. Il pericolo del populismo in Europa resta, ma è possibile combatterlo".
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I ragazzi con Fumettibrutti e Pietro Turano
Nel pomeriggio, i momenti di confronto dedicati ai cittadini. Il club degli scrittori, ospitato nella Cappella Farnese, con i lettori che diventano protagonisti, ospita oggi due autrici molto amate. Djarah Kan e Fumettibrutti, allieva prediletta di Tuono Pettinato, recentemente scomparso, scrittrice, femminista e attivista culturale.
Nello spazio Town Hall 2, Pietro Turano, attore attivista Lgbtq+ e portavoce di Gay Center, anima il workshop: Diritti e intersezioni, pratiche di presenti futuribili. "Siamo in bilico, io vi propongo di cadere", dice invitando tutti i partecipanti a mettersi in gioco, a decostruire la propria identità, come ha già fatto lui. "L'inizio della mia consapevolezza è nato da un profondo senso di solitudine", ricorda invitando tutti a "passare dal ruolo di spettatori passivi a quello di attori e attrici di un cambiamento".
Folla per la Luna di Augias
Un appuntamento speciale, quello con lo spettacolo di Corrado Augias, Luna: parole e musica, reading scenico tra letteratura e musica che ha riempito Salone del Podestà.
La guerra vista dagli inviati
In Piazza Maggiore sono in tanti ad ascoltare chi il conflitto lo racconta sul campo, con i nostri inviati Brunella Giovara, Paolo Brera e Fabio Tonacci. Paolo Brera è stato il primo giornalista italiano inviato in Ucraina, oltre un mese prima dell'inizio delle ostilità: "Un'intuizione del direttore - racconta - che ha capito che quell'ammasso di truppe russe al confine era una minaccia concreta. Ho visto la crisi arrivare giorno dopo giorno e stravolgere la vita di un Paese democratico. E di una città, Kiev, che era una metropoli moderna, con una vita culturale vivace". Una cultura e una lingua, sottolinea Brunella Giovara, della quale gli "ucraini sono orgogliosissimi".
Al fronte Fabio Tonacci c'è stato fino a qualche giorno fa: "Sono tornato dal Donbass, e come sempre quando rientro in Italia divento confuso. In Ucraina mi è tutto chiaro: chi è l'invasore e chi la vittima, chi ha iniziato questa guerra e chi la sta subendo. Riconosco le due propagande, che non sono e non possono essere messe sullo stesso piano. Poi torno in Italia. E all'improvviso nessuno parla più di come è nata questa guerra. Sono spariti gli otto milioni di profughi ucraini. Nei Talk show si parla di tutt'altro. Si mettono sullo stesso piano posizioni credibili e teorie strampalate. E allora capisco perché gli italiani sono disorientati, perché qualcuno può arrivare a non credere alle immagini dei morti, ai video terribili che arrivano dal fronte".