Tre le cantiche della Divina Commedia. Tre le opere che celebrano i settecento anni dalla morte del poeta. Firmate da Sollima, Silvestrov e Tigran Mansurian
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È un viaggio in ascesa attraverso i tre regni della Commedia quello che propone Ravenna Festival in occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante. Città dantesca per eccellenza, epicentro delle celebrazioni del anniversario, Ravenna non poteva che far risuonare con particolare forza la musica nascosta nelle pieghe della Commedia . Il festival ha però deciso di non guardare soltanto al passato, allo sterminato repertorio di musiche ispirate più o meno direttamente alle visioni dantesche. Ma al contrario di far parlare Dante con la lingua della nostra epoca, declinandola al tempo presente. E ha dunque chiesto a tre compositori viventi di vestire Dante di musica nuova, letteralmente "inaudita". La scelta è caduta su tre musicisti capaci di muoversi tra passato e presente con sensibilità acutissima: Giovanni Sollima, Valentin Silvestrov e Tigran Mansurian.
Giovanni Sollima
A Sollima, compositore palermitano che guarda verso il mondo, è toccato immergersi nei versi inferi che ha trasformato in un vero e proprio polittico sonoro. I suoi Sei studi sull'Inferno di Dante per controtenore, coro e orchestra che vedranno la luce il 10 giugno alla Rocca Brancaleone, costituiscono infatti altrettanti pannelli di un'unica grande pala. Ciascuno studio intona, variando l'organico, una silloge di versi chiave tratti dal II, dal III, dal V e dal XXV canto. «Ciò che mi colpisce tuttora della Commedia – racconta il compositore - è il suo radicamento nella cultura popolare, non soltanto quella italiana. E dunque quando Ravenna Festival mi ha commissionato un nuovo pezzo per il centenario di Dante, sono tornato a indagare la matrice autenticamente popolare dei suoi versi: ho navigato tra i canti dell'Inferno sostando sui momenti più visionari della prima cantica. E ne è nata una visione intima, paradossalmente angelica dell'Inferno». Il musicista armeno Tigran Mansurian
Con i suoni e le voci della seconda cantica si misura invece il compositore armeno Tigran Mansurian. Il suo brano, Purgatorio , è un dittico per baritono, coro misto da camera, orchestra d'archi e percussioni che accosta due luoghi poetici ben conosciuti del Regno di mezzo: l'incipit del canto iniziale e la preghiera del Padre nostro con la quale si apre il canto XI. «Sulla mia scrivania – confida Mansurian – ho sempre tenuto una delle tante traduzioni in armeno della Commedia , ma quando ho ricevuto da Ravenna Festival la proposta di scrivere un'opera nuova ho iniziato a studiare a fondo i significati religiosi, filosofici, simbolici dell'opera di Dante. La richiesta del festival, infatti, oltre a riempirmi di gioia, mi ha destato mille interrogativi. Ho sentito e sento tuttora un forte senso di responsabilità nei confronti di Dante, di Ravenna e del maestro Muti che avrà la bontà di dirigere il mio pezzo sia in Armenia che in Italia».
Riccardo Muti
Purgatorio verrà infatti eseguito in prima assoluta il 4 luglio a Erevan, la capitale armena, e verrà poi ripreso il 12 settembre a Ravenna in occasione del concerto straordinario che chiuderà le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante. Alle luci disincarnate del Paradiso dantesco approda infine, al termine dell'ascesa, il compositore ucraino Valentin Silvestrov. Il brano commissionato dal festival, che verrà eseguito in prima assoluta il 9 luglio nella Basilica di S. Apollinare in Classe, si intitola O luce etterna ed è letteralmente illuminato dalle due stelle polari dell'universo poetico di Silvestrov: Dante e Taras Ševcenko, il poeta nazionale ucraino. La cantata, per soli, coro misto e orchestra da camera, si apre e si chiude, infatti, nel segno del Paradiso, ma "nel cuore" contiene un testo poetico di Ševcenko intitolato "Sera. Il giardino dei ciliegi".
Valentin Silvestrov
«Ho scelto di intonare l'ultima delle tre cantiche della Commedia – spiega Silvestrov – perché una "istanza di paradiso" permea l'intera storia dell'umanità, con le sue guerre e le sue catastrofi sociali e naturali. Ed è per questo che Dante è un poeta attuale: nella sua Commedia dimostra infatti che se l'umanità, non soltanto nella vite private dei cittadini, ma anche nella politica generale delle nazioni, ignora i valori umani fondamentali e i comandamenti biblici non può fare altro che precipitare nella sfortuna e nella disgrazia».