Il 23° Festival Verdi di Parma apre con due produzioni tutte nuove: I Lombardi alla prima Crociata e Il Trovatore. Due opere in apparenza lontane, una posta all’ingresso e una fuori dal tunnel di quegli “anni di galera” in cui Verdi martella alla forgia la sua rivoluzione drammaturgica. Ma in realtà più simili di quanto sembri, unite dalla medesima scansione in quattro quadri d’imprinting romanzesco e dal continuo traslare dell’intreccio da un luogo e da un tempo all’altro. I Lombardi mancavano dal Teatro Regio dal 2009. Tornano giovedì 21 settembre con un nuovo allestimento del grande Pier Luigi Pizzi, che a novantatré anni firma regia, scene, costumi e video.
Coppia d’assi. Pier Luigi Pizzi e Davide Livermore. Firmano la regia delle nuove produzioni di 'I Lombardi' alla prima crociata e Il Trovatore
Sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini debutta al Festival Francesco Lanzillotta. I soprani Lidia Fridman e Giulia Mazzola sono rispettivamente Giselda e Viclinda, i tenori Antonio Poli e Antonio Corianò Oronte e Arvino, il basso Michele Pertusi è Pagano. In settant’anni di carriera il maestro milanese ha affrontato tutte le opere verdiane tranne Oberto, Alzira, Giovanna d’Arco e Jérusalem. Quattro Traviata, sei Aida e ben sette Macbeth. «Ho fatto I Lombardi una volta da scenografo», racconta. «Ma è stato un precedente importante: l’edizione del 1969-70 per l’Opera di Roma diretta da Gianandrea Gavazzeni per la regia di Luigi Squarzina, con Renata Scotto, Luciano Pavarotti e Ruggero Raimondi. Una versione strepitosa, memorabile, che si può rivedere su Youtube e che ancora oggi mi sono sentito e risentito per quel suono straordinario. Come regista li ho fatti a Macerata quand’ero direttore artistico, adattandoli allo spazio speciale dello Sferisterio». Andati in scena alla Scala l’11 febbraio 1843, I Lombardi sono stati visti a lungo come il tentativo di bissare il trionfo di Nabucco di appena undici mesi prima. Un po’ ci fa anche il coro “O Signore dal tetto natio”, blockbuster studiato per diventare il “Va, pensiero” 2.0. E invece sono un titolo sperimentale in cui il trentenne Verdi esplora strade mai battute. La lettura di Pizzi prende le mosse di qui. «Il punto di partenza fondamentale per affrontare un’opera così complessa, insidiosa e piena di trabocchetti per me è la musica. A guidarmi è la partitura. Verdi si mette continuamente in discussione. Propone idee sempre nuove, momenti inaspettati come l’assolo di violino nel Preludio del terzo atto».
Se sono le note a tenere le fila di una drammaturgia spesso tortuosa e piena di salti, anche il libretto di Temistocle Solera impone le sue ragioni. «Si ha la tendenza a liquidare i libretti del melodramma come pasticci scritti in una lingua obsoleta. Ma è su questo materiale che Verdi ha creato la sua musica sublime. Il mio sforzo è leggere quest’opera in modo coerente con tutto ciò che contiene: nell’apparente disordine tutto deve far parte di un unico flusso narrativo che non si deve interrompere, e in cui la musica dà un senso al continuo passaggio da un luogo e da un affetto all’altro». In questo lavoro di tessitura una grossa mano la dà anche la partitura nell’edizione critica curata da David R. B. Kimbell e adottata per la prima volta a Parma. Francesco Izzo, direttore scientifico del Festival Verdi: «Le edizioni critiche delle opere verdiane sono preparate sulla base dei manoscritti autografi di Verdi e di altre fonti autentiche, rigorosamente rispettose delle intenzioni dell’autore, e consentono agli interpreti e al pubblico di vivere l’opera di Verdi a un livello più profondo di probità. Le nostre performance sono sempre integrali, eseguendo ogni opera nella sua interezza. Inoltre miriamo a seguire pratiche esecutive radicate nella cultura operistica del tempo».
Accanto, il direttore Francesco Lanzillotta, che debutta al Festival di Verdi dirigendo "I Lombardi"
Rispetto per le partiture originali e grande innovazione registica vanno d’accordo anche nel nuovo Trovatore con la regia di Davide Livermore che debutta il 24 settembre. Le letture di Livermore ci hanno abituato a un’espansione multimediale della drammaturgia che sfonda i confini tradizionali del teatro musicale per occupare lo spazio aumentato e fluido della videoarte e delle installazioni. Riescono così a portare alla luce messaggi e livelli di lettura che il tempo ha reso difficilmente capaci di raggiungere la nostra sensibilità e parlare a noi contemporanei. E questo è vero più che mai in un drammone popolare, a tinte forti e con passioni da romanzo d’appendice com’è Il Trovatore. Assieme a Livermore la sua crew: il regista collaboratore Carlo Sciaccaluga, le scene di Giò Forma, i costumi di Anna Verde, i video D-Wok e le luci di Antonio Castro. Francesco Ivan Ciampa dirige orchestra e coro del Teatro Comunale di Bologna. Il soprano Francesca Dotto è Leonora, il tenore Riccardo Massi Manrico, i baritoni Franco Vassallo e Giovanni Meoni si alternano come Conte di Luna, il mezzosoprano Clementine Margaine è la zingara Azucena.