Stretta sulle moschee in garage e magazzini: l’escamotage di FdI per accelerare in piena campagna elettorale
di Serenella Mattera“Le comunità islamiche, con la falsa dicitura di associazioni culturali, hanno potuto occupare scantinati, garage, negozi, magazzini e altro destinandoli a luoghi di culto. Un grimaldello per insediarsi nel territorio italiano”, la premessa alla proposta di legge di Tommaso Foti su moschee e madrase.
Le intenzioni sono chiare. Una norma per vietare di usare le sedi di enti del terzo settore per attività di culto. Alle confessioni religiose che non hanno intese con lo Stato. “Moschee e madrase”, sottolinea Fratelli d’Italia, a scanso di equivoci.
Incostituzionalità palese, hanno gioco facile le opposizioni. E il testo, presentato un anno fa dal capogruppo del partito di Meloni, giace per dodici mesi in commissione Ambiente alla Camera. Poi, d’un tratto, l’accelerazione. FdI indica la proposta tra le sue priorità, la fa iscrivere nel calendario d’Aula a metà aprile, alla Camera, perché diventi legge in fretta. E la commissione dopo due sole sedute (quattro in tutto, con le due dello sco…
“Le comunità islamiche, con la falsa dicitura di associazioni culturali, hanno potuto occupare scantinati, garage, negozi, magazzini e altro destinandoli a luoghi di culto. Un grimaldello per insediarsi nel territorio italiano”, la premessa alla proposta di legge di Tommaso Foti su moschee e madrase.
Le intenzioni sono chiare. Una norma per vietare di usare le sedi di enti del terzo settore per attività di culto. Alle confessioni religiose che non hanno intese con lo Stato. “Moschee e madrase”, sottolinea Fratelli d’Italia, a scanso di equivoci.
Incostituzionalità palese, hanno gioco facile le opposizioni. E il testo, presentato un anno fa dal capogruppo del partito di Meloni, giace per dodici mesi in commissione Ambiente alla Camera. Poi, d’un tratto, l’accelerazione. FdI indica la proposta tra le sue priorità, la fa iscrivere nel calendario d’Aula a metà aprile, alla Camera, perché diventi legge in fretta. E la commissione dopo due sole sedute (quattro in tutto, con le due dello scorso anno) il 3 aprile l’approva.
Il testo – un solo articolo – viene però completamente riscritto, dopo un anno di meditazione. Sparisce il riferimento esplicito alle confessioni religiose prive di intese con lo Stato, che rendeva la norma palesemente discriminatorio e incostituzionale. E così il provvedimento appare più “neutro”. Quella disposizione, insistono però le opposizioni, è ancora incostituzionale: la modifica è solo cosmesi, camuffamento, utile ad accelerare il via libera alla legge-manifesto anti moschee, ad uso della campagna elettorale per le Europee.
Islam, la gara a destra
La leghista sindaca di Monfalcone Anna Maria Cisint ingaggia la sua crociata contro i centri islamici, vietando la preghiera: onore al merito, sarà candidata in Europa. “Non ci devono essere cedimenti culturali, come la chiusura per il Ramadan nella scuola”, proclama a Libero Matteo Salvini (che vorrebbe quote agli stranieri – ma questa è un’altra storia – nelle classi). "I calendari scolastici vanno rispettati per quello che sono, senza sospendere di volta in volta per altre fallaci ragioni”, risponde Foti a domanda sullo stesso tema.
Nelle parole i parlamentari del partito della “cristiana” Meloni, va notato, ultimamente sono in genere più cauti. Nei fatti, a quanto pare, più determinati. La loro proposta di legge avanza.
Moschee, la norma riscritta
E dunque, la norma. Prevedeva il divieto di destinazione d’uso delle sedi del terzo settore alle “associazioni di promozione sociale che svolgono, anche occasionalmente, attività di culto di confessioni religiose i cui rapporti con lo Stato non sono regolati sulla base di intese”. Dopo al riscrittura, prevede che sia un decreto dei ministeri dell’Interno, della Salute e delle Infrastrutture a stabilire i criteri di esclusione, tenendo conto “della specificità delle modalità di esercizio delle diverse forme di culto, delle esigenze di sicurezza e accessibilità dei locali e dell'impatto sul tessuto urbano circostante e sui singoli edifici, anche in termini di concentrazione oraria o giornaliera dell'afflusso di persone, senza pregiudizio per la libertà di culto”.
Non si vuole vietare la preghiera: la precisazione finale della norma riscritta da FdI, con il parere favorevole del governo, prova così a schivare l’incostituzionalità. Ma no, si ribellano i deputati Pd Braga, Curti, Scarpa, Simiani e Ferrari, quella legge resta “discriminatoria e incostituzionale, per la distinzione fra associazioni che svolgono (anche) attività di culto”. E poi, si interroga la capogruppo dem Chiara Braga, il riferimento alle modalità di esercizio del culto vuol dire giudicare “la postura, l'abbigliamento o altro?”. Ma su, niente illusioni, s’indigna la cinquestelle Ilaria Fontana: “È uno scempio, una discriminazione delle comunità islamiche, nascosta da un escamotage urbanistico e fatta solo ai fini di propaganda elettorale”.
Entro fine mese la legge sarà approvata, negli stessi giorni entrerà nel vivo la campagna elettorale.