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Meloni, il bonus rimpicciolito e quella nemesi elettorale degli 80 euro

(ansa)
La verità, vi prego. Una rubrica settimanale per orientarsi tra grandi bugie e piccole omissioni
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"Ci accusano di aver smesso di sperperare i soldi dei contribuenti in bonus monopattini, banchi a rotelle, inutili Superbonus: non si chiama austerità ma serietà. Quando i soldi non ci sono, non si usano per comprare consenso facile”, Giorgia Meloni ai militanti di Atreju, 17 dicembre 2023.

C’è bonus e bonus, si sa. E in tempi di magra, di casse vuote, di conti in rosso, dare un aiutino in busta paga a chi guadagna meno è pur sempre qualcosa. Ma queste doverose premesse nulla tolgono alla singolare vicenda del bonus Tredicesime. L’ultima trovata del governo Meloni, una misura che smentiva certi passati impegni ma prometteva di essere il volano della campagna elettorale per le Europee. E invece si è rimpicciolita tanto, da apparire un’inconsistente contraddizione.

I tanti vincoli del bonus rimpicciolito

L’obiettivo in partenza era appesantire la tredicesima di quest’anno a milioni di persone che guadagnano meno di 28mila euro. Cento euro in più in busta paga, mica nulla. Poi al ministe…

"Ci accusano di aver smesso di sperperare i soldi dei contribuenti in bonus monopattini, banchi a rotelle, inutili Superbonus: non si chiama austerità ma serietà. Quando i soldi non ci sono, non si usano per comprare consenso facile”, Giorgia Meloni ai militanti di Atreju, 17 dicembre 2023.

C’è bonus e bonus, si sa. E in tempi di magra, di casse vuote, di conti in rosso, dare un aiutino in busta paga a chi guadagna meno è pur sempre qualcosa. Ma queste doverose premesse nulla tolgono alla singolare vicenda del bonus Tredicesime. L’ultima trovata del governo Meloni, una misura che smentiva certi passati impegni ma prometteva di essere il volano della campagna elettorale per le Europee. E invece si è rimpicciolita tanto, da apparire un’inconsistente contraddizione.

I tanti vincoli del bonus rimpicciolito

L’obiettivo in partenza era appesantire la tredicesima di quest’anno a milioni di persone che guadagnano meno di 28mila euro. Cento euro in più in busta paga, mica nulla. Poi al ministero dell’Economia hanno iniziato a fare i conti e sono spuntati i primi paletti.

Bonus sì, ma solo a chi ha figli (e pure il coniuge) a carico. E ci sta, per un governo amico della famiglia tradizionale. Ma neanche così tornavano i conti. Perché i soldi non ci sono, posate le polveri delle elezioni europee si piomberà dentro una stagione di manovre correttive e operazioni salva-debito. E allora, meglio un rinvio.

Bonus sì, ma a gennaio 2025, per non pesare sulle casse di quest’anno. E vabbè, pur sempre cento euro, si dirà. Non proprio. Perché nel tira e molla tra Palazzo Chigi e ministero dell’Economia il premio è diventato lordo: tra i 15mila e i 28mila euro va sottratta un’aliquota progressiva del 23%. E la somma in busta paga si ridurrà per chi non ha lavorato tutti i mesi del 2024.

Ma c’è di più. Niente bonus agli incapienti, chi guadagna sotto gli 8.500 euro. E infine, nessun automatismo: chi pensa di averne diritto, dovrà chiederlo. Quanti lo faranno, non si sa.

Le Europee, la campagna elettorale e gli “inutili” bonus

"Concentreremo le risorse a disposizione per aiutare gli italiani a far fronte all'aumento del costo dell'energia, senza disperdere risorse in bonus inutili”. Questo diceva Meloni alla vigilia dell’approvazione del primo decreto del suo governo, 5 novembre 2022. Un’altra stagione, non meno difficile per i conti pubblici, ben altra esibizione di virtù.

Da allora la leader di Fratelli d’Italia i bonus non li ha cancellati. Ha abolito misure ereditate dai precedenti governi, rinnovato quelle più popolari, come il bonus trasporti e (dopo una mobilitazione) il bonus psicologo, ha riscritto il bonus cultura, rinnegato e abolito il Superbonus, introdotto nuovi strumenti più identitari, come quello per le mamme lavoratrici. E però, a ridosso della campagna elettorale serviva qualcosa di più, qualcosa di immediato. Un nuovo bonus, che altro.

Non è andata come doveva. E la presidente del Consiglio ha citato appena la misura, quasi un inciso, nel video patinato diffuso sui social il Primo maggio. Non si è presentata neanche in conferenza stampa (non lo fa quasi mai, va detto) dopo l’approvazione. Ha lasciato che fosse un viceministro in quota FdI, Maurizio Leo, a spiegare che prima o poi le tredicesime saranno detassate, che almeno così le famiglie “monogenitoriali o monoreddito” potranno permettersi “un regalo a un figlio” (uno solo).

Meloni e la nemesi degli 80 euro

“Le conferenze di Wanna Marchi, in confronto a quelle di Renzi, sono delle lectio magistralis, e di fronte a 'Matteo Do Nascimiento' cerchiamo di verificare se ciò che dice è congruo o è il tentativo di sciacallaggio sulla speranza degli italiani”, diceva Meloni il 5 maggio 2014 esaltando la natura elettorale degli 80 euro di Matteo Renzi, misura presentata in una trionfalistica conferenza stampa e che di lì a qualche settimana sarebbe valsa al Pd renziano il 40,8% alle Europee.

Dieci anni dopo, per la leader di Fratelli d’Italia quegli 80 euro diventano nemesi. Perché a un mese dal nuovo voto per Bruxelles Meloni decide d’intestarsi un premio, pure lei. Da 100 euro, però, ad allontanare le assonanze. E, viste le ristrettezze, dal costo cento volte inferiore alla misura di Renzi (cento milioni l’uno, dieci miliardi l’altro). Ma sul traguardo, ecco la beffa. Il bonus di Meloni va tassato, sentenziano i tecnici. In busta paga gli euro diventano 80. E solo per pochi fortunati.

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