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Lo strapotere della maggioranza esiste: i numeri smentiscono Salvini. E col premierato sarà peggio

Antonio Tajani, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti in Aula alla Camera (agf)
La verità, vi prego. Una rubrica settimanale per orientarsi tra grandi bugie e piccole omissioni
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“La volontà di una maggioranza può essere più ingiusta e più oppressiva della volontà di un principe. Un fermo no, quindi, all'assolutismo di Stato, a un'autorità senza limite, potenzialmente prevaricatrice”, Sergio Mattarella, 3 luglio 2024.

“La minoranza spesso e volentieri si comporta da maggioranza, pretendendo di imporre alla maggioranza politica e culturale del Paese il suo modo di vivere e ragionare. Semmai qua c'è il problema della dittatura delle minoranze”, Matteo Salvini, 4 luglio 2024.

Chissà in che Paese pensa di vivere, Salvini. Mattarella in un discorso densissimo ha ricordato la natura delle democrazie, messo in guardia dai rischi di derive illiberali. E il leader della Lega, risentito, risponde che il potere della maggioranza non è abbastanza, detta una dolente denuncia della dittatura delle minoranze che opprime lui “e la maggioranza del Paese”.

Eppure in quel Paese Salvini governa. E col governo decide tutto, o quasi. Impone alla maggioranza (e alla minoranza) i suo…

“La volontà di una maggioranza può essere più ingiusta e più oppressiva della volontà di un principe. Un fermo no, quindi, all'assolutismo di Stato, a un'autorità senza limite, potenzialmente prevaricatrice”, Sergio Mattarella, 3 luglio 2024.

“La minoranza spesso e volentieri si comporta da maggioranza, pretendendo di imporre alla maggioranza politica e culturale del Paese il suo modo di vivere e ragionare. Semmai qua c'è il problema della dittatura delle minoranze”, Matteo Salvini, 4 luglio 2024.

Chissà in che Paese pensa di vivere, Salvini. Mattarella in un discorso densissimo ha ricordato la natura delle democrazie, messo in guardia dai rischi di derive illiberali. E il leader della Lega, risentito, risponde che il potere della maggioranza non è abbastanza, detta una dolente denuncia della dittatura delle minoranze che opprime lui “e la maggioranza del Paese”.

Eppure in quel Paese Salvini governa. E col governo decide tutto, o quasi. Impone alla maggioranza (e alla minoranza) i suoi decreti legge. Assorbe gran parte dell’iniziativa legislativa che sarebbe delle Camere, lasciando margini strettissimi di manovra alle opposizioni. E quando la minoranza diventa un ostacolo forza i regolamenti. Ma non è abbastanza, non per Salvini. Non per Giorgia Meloni, che con il premierato vorrebbe rafforzare i poteri del capo della maggioranza, renderlo (renderla) padrone della vita del Parlamento, ridurre i poteri del presidente della Repubblica, unico vero argine all’imporsi del governo con i suoi decreti, decidere l’inizio e la fine delle legislature, ogni volta chiamare il voto, cercare il plebiscito.

Lo strapotere del governo in numeri

"Non faccio filosofia, faccio politica”, dice Salvini. E allora stiamo alla politica. E ai numeri della politica. Che denunciano uno strapotere del governo, del quale diventa succube la stessa maggioranza. Non una novità di questa legislatura, per carità. Ma la tendenza è in costante peggioramento. Con una schiacciante produzione di decreti legge. Tanti, da creare ingorghi difficilmente gestibili dallo stesso esecutivo: all'esame delle Camere ora ci sono nove dl e a Palazzo Chigi temono di non riuscire a convertirli in legge prima della pausa di agosto, con il rischio di vederli decadere. Una delle tante distorsioni create da uno strapotere malgestito.

I numeri, dunque. Secondo l’ultimo rapporto degli uffici della Camera sulla produzione normativa, dal 13 ottobre 2022, data di inizio della legislatura, al 13 maggio 2024, sono state approvate 119 leggi. Di queste, 87 sono di iniziativa governativa e includono 51 decreti legge (il 73,1%), 30 di iniziativa parlamentare (il 25,2%) e 2 di iniziativa mista (1,7%). Dunque: tre quarti i ministri, un quarto i parlamentari. Solo il 3,8% delle parole contenute nelle 119 leggi approvate è stato scritto da un deputato o senatore. E l’opposizione? Manca il dato sulle singole parole, ma chi siede tra i banchi della minoranza ha visto approvare in quasi due anni 407 emendamenti sui 2.577 passati in Parlamento, appena un quinto: la proporzione è presto fatta. Evviva la dittatura della minoranza.

I rischi del premierato

Dai rischi del premierato, dal pericolo di un’ulteriore distorsione dell’equilibrio tra i poteri dello Stato, ha messo in guardia nei mesi scorsi il coro quasi unanime dei costituzionalisti. Se passasse la riforma di Meloni, si scivolerebbe sempre più verso una forma di governo in cui comanda uno solo. Perdipiù, con contrappesi affievoliti del Quirinale, che oggi invece esercita un fondamentale ruolo di contenimento delle distorsioni più evidenti, come i decreti omnibus, inzeppati delle norme più diverse.

Nel nuovo assetto, l’arma più potente del o della presidente del Consiglio sarebbe la possibilità di sciogliere le Camere, se ne perde la fiducia. Potente perché lo spauracchio delle urne rischierebbe di mettere la sordina agli stessi esponenti della maggioranza. Su tutto, la volontà di un principe. E così sia.

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