I Pacifisti sono immorali?

I Pacifisti sono immorali?

Il dibattito si è aperto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina

1 minuti di lettura

Circola un fraintendimento. Solo vent’anni fa - esattamente vent’anni fa - sarebbe stato impensabile. Quando la Bbc accreditava circa 10 milioni nelle piazze del mondo a gridare la pace contro la guerra in Iraq (gli organizzatori parlarono di decine di milioni di dimostranti), nessuno si sarebbe sognato di screditare il movimento pacifista. Il New York Times definì l’opinione pubblica per la pace una delle superpotenze mondiali. Utopisti sì. Inascoltati pure. Ma il 15 febbraio del 2003, e poi il 20 marzo quando scoppia la guerra in Iraq, il Movimento pacifista internazionale riprendeva una vitalità, se possibile maggiore rispetto ai tempi della guerra in Vietnam. Sono passati 68 anni dal 9 luglio del 1955 quando Bertrand Russel e Albert Einstein promossero il manifesto per il disarmo nucleare. Anniversario oggi poco frequentato. Nella guerra d’invasione della Russia di Putin all’Ucraina, si confondono grano e loglio. I pacifisti sono spesso gettati nel discredito sulla base di un ragionamento: se la guerra di sostegno all’Ucraina contro Putin è morale, chi vi si oppone è immorale. Ma i pacifisti sono immorali? È vero: facilmente si condensa il coro dei filo putiniani a ogni buona occasione. Però chiedere la pace è imperativo categorico, che nulla ha a che fare con il “loglio” filo russo. La domanda quindi riguarda la zizzania seminata sul pacifismo. Ne derivano altre: la pacificazione si ottiene con la vittoria? Le pallottole hanno peso specifico diverso a seconda che a spararle siano gli aggressori e a rispondere gli aggrediti? Sulla locandina della marcia Perugia-Assisi di un anno fa, post inizio della guerra a Kiev, erano raffigurate due pallottole di opposta provenienza e una implorazione “Fermatevi”. Fu fatta grande polemica. Cominciò lì la questione su quale è l’imperativo categorico più categorico: aiutare la resistenza del popolo ucraino o denunciare che immorale è la guerra? Denunciare che la guerra è immorale non significa disimpegnarsi. Deve esserci lo zampino dei tanti attori della disinformazione - (chissà se le lobby delle armi prevedono voci di spesa appositi) – per ritrovarci 500 giorni dopo l’invasione dell’Ucraina con 9 mila morti tra i civili calcolati dall’Onu, con la minaccia di Medvedev sull’apocalisse nucleare probabile, con le bombe a grappolo sdoganate su tutti i fronti, e siamo sempre alle domande iniziali. Impotenti come europei a trovare persino un cessate il fuoco e imbastire una trattativa di pace. Raniero La Valle, intellettuale, cattolico, pacifista, a proposito della guerra, della Nato, dell’Occidente e dei suoi posizionamenti , si è definito “un fuoriuscito”. Perché la pace è in esilio.

I commenti dei lettori