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Obituary per l’Ulivo?

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Nel 1995 nasce l’alleanza, Parisi sceglie il nome e Prodi porta il centrosinistra unito alla vittoria. Ora Franceschini mette in discussione tutto e dà una scossa al Pd
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Parliamo dell’Ulivo politico, ovviamente, non della pianta che ce n’è e ce ne sarà sempre bisogno.

Quindi l’Ulivo politico nasce per convenzione il 2 febbraio del 1995, a sentire le ricostruzioni degli ulivisti. Dopo la vittoria di Silvio Berlusconi del 1994, l’alleanza di centro e sinistra si trova a una svolta: sceglie questo nome solido e terragno proposto da Arturo Parisi, l’ideatore, mentre a bordo campo si scalda Romano Prodi, il Professore bolognese che porterà il centrosinistra unito alla vittoria.

Prodi è un bravo ciclista, può sembrare un dettaglio irrilevante, invece non lo è. Perché in politica i tempi sono fondamentali, quindi anche stare in surplace aiuta la vittoria. E così fu. All’epoca: dal 1996 al 1998; dal 2006 al 2008. Ma ora? Cosa si fa 30 anni dopo e con la destra sovranista al governo? Trent’anni che sono stati di vittorie e di sconfitte, di grandi alleanze e di trabocchetti attraverso i quali è nato il Pd il partito del centrosinistra stimato tra il 23 e i…

Parliamo dell’Ulivo politico, ovviamente, non della pianta che ce n’è e ce ne sarà sempre bisogno.

Quindi l’Ulivo politico nasce per convenzione il 2 febbraio del 1995, a sentire le ricostruzioni degli ulivisti. Dopo la vittoria di Silvio Berlusconi del 1994, l’alleanza di centro e sinistra si trova a una svolta: sceglie questo nome solido e terragno proposto da Arturo Parisi, l’ideatore, mentre a bordo campo si scalda Romano Prodi, il Professore bolognese che porterà il centrosinistra unito alla vittoria.

Prodi è un bravo ciclista, può sembrare un dettaglio irrilevante, invece non lo è. Perché in politica i tempi sono fondamentali, quindi anche stare in surplace aiuta la vittoria. E così fu. All’epoca: dal 1996 al 1998; dal 2006 al 2008. Ma ora? Cosa si fa 30 anni dopo e con la destra sovranista al governo? Trent’anni che sono stati di vittorie e di sconfitte, di grandi alleanze e di trabocchetti attraverso i quali è nato il Pd il partito del centrosinistra stimato tra il 23 e il 30% a seconda delle fasi, con un unico ineguagliato picco alle europee del 2014 del 40%?

Sulle queste pagine, su Repubblica, una settimana fa, Dario Franceschini, uno dei padri fondatori del Pd, più volte ministro, ex segretario dem, scrittore e saggista, ha sganciato un razzo niente male che ha fatto traballare tutto il Nazareno, il palazzo del Pd: scordiamoci l’Ulivo, non coltiviamo altre illusioni sul campo largo e sul mantra della segretaria Elly Schlein, cioè “sono tenacemente unitaria”. Tradotto: stiamo pestando l’acqua nel mortaio. Facciamoci piuttosto una bella corsa ciascuno per sé, liberi tutti, divisi in marcia verso la meta.

Franceschini è stato il grande elettore di Schlein alle primarie e ogni vittoria della giovane segretaria è stata attribuita alla sua capacità di grande timoniere. Com’è che ora le carte si rimescolano? Schlein va avanti con il suo slogan “uniti tutti” dai grillini ai riformisti. Ma chi la ama non la segue? I 5Stelle del resto si definiscono “progressisti indipendenti” rifiutando alleanze stabili con il Pd, ma accettando solo rapporti occasionali.

Il momento però è favorevole agli audaci. I cattolici hanno ricominciato a incontrarsi, con o senza Ettore Maria Ruffini non importa. I riformisti fanno il punto con Paolo Gentiloni che un po’ di cose da dire ce l’ha di sicuro. Nell’Italia in cui le toghe protestano contro il governo e i criminali libici entrano e escono, può darsi che l’indignazione gonfi le vele dei progressisti a uno a uno o tutti insieme, disuniti o aggregati purché pugnaci.

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