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A Cannes le donne danno i numeri: non si arresta la battaglia contro le disparità nel cinema

Mia Hansen-Løve, una delle tre registe francesi in concorso a Cannes
 (ansa)
L'impegno del collettivo 50/50. Numeri sempre inferiori rispetto a quelli dei colleghi maschi: nel salario, nella produzione, nelle professioni legate all'audiovisivo
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CANNES - Avevano conquistato il tappeto rosso tre anni fa, con una Montée des marches tutta al femminile. Le protagoniste del collettivo 50/50 sono tornate a Cannes ma con un approccio più studioso, costruttivo e pragmatico. “Pensavamo che uno sprint sarebbe stato sufficiente, e invece dobbiamo correre una maratona" ammette la produttrice Sandrine Brauer, tra le fondatrici del gruppo lanciato sull'onda del movimento MeToo per chiedere parità nel mondo del cinema. Anche se alcune delle rappresentanti hanno deciso di rifare la Montée des marches per il film in concorso di Catherine Corsini, La Fracture, per quest’anno l'obiettivo del collettivo a Cannes è meno di fare azioni clamorose ma di portare risultati concreti, attraverso accordi come il programma di mentoring per giovani talenti già lanciato l'8 marzo in collaborazione con Netflix.

La strada è aperta ma si va avanti piano, pianissimo. Secondo i dati p…

CANNES - Avevano conquistato il tappeto rosso tre anni fa, con una Montée des marches tutta al femminile. Le protagoniste del collettivo 50/50 sono tornate a Cannes ma con un approccio più studioso, costruttivo e pragmatico. “Pensavamo che uno sprint sarebbe stato sufficiente, e invece dobbiamo correre una maratona" ammette la produttrice Sandrine Brauer, tra le fondatrici del gruppo lanciato sull'onda del movimento MeToo per chiedere parità nel mondo del cinema. Anche se alcune delle rappresentanti hanno deciso di rifare la Montée des marches per il film in concorso di Catherine Corsini, La Fracture, per quest’anno l'obiettivo del collettivo a Cannes è meno di fare azioni clamorose ma di portare risultati concreti, attraverso accordi come il programma di mentoring per giovani talenti già lanciato l'8 marzo in collaborazione con Netflix.

La strada è aperta ma si va avanti piano, pianissimo. Secondo i dati più recenti del Centre national du cinéma (Cnc) la quota di film diretti o co-diretti da donne è un quarto (25,9%) del totale. Certo, la Francia fa meglio che altri paesi, e la quota è aumentata di sei punti rispetto al 2010. Ma ci sono ancora disparità incomprensibili: il costo medio dei film con registe è del 40% inferiore rispetto a quelli dei registi, e il salario orario medio è inferiore del 37% rispetto ai colleghi maschi. Se ci sono professioni in cui le donne sono addirittura maggioranza schiacciante, come sceneggiatrici o co-sceneggiatrici (93%), si scende al 53% per le assistenti alla regia, al 41% per le montatrici e al 5% per le macchiniste. 

E' anche il senso del progetto CharachtHer, lanciato dal collettivo francese insieme alla Commissione europea, per far promuovere la femminilizzazione nelle vari professioni del cinema. Presentata sulla Croisette, l'iniziativa accende i riflettori su donne che hanno conquistato mestieri ancora spesso occupati da uomini come una stuntwoman (la danese Anne Rasmussen), una compositrice di colonne sonore (la francese Uèle Lamore), una specialista degli effetti visivi (la torinese Gaia Bussolati). “Mi sono sentita dire più di una volte: perché lavori con il computer, sei una donna” racconta Bussolati che è diventata membro dell'academy of Motion Picture Arts and Science che ogni anno assegna gli Oscar.

Un'altra battaglia da condurre, e non la meno importante, è quella contro le molestie e la violenza sessuale e di genere dopo che negli ultimi anni sono emersi vari scandali, tra cui la denuncia dell’attrice Adèle Haenel contro il regista Christophe Ruggia e le polemiche per il premio César dato all’ultimo film di Roman Polanski. Il collettivo 50/50 ha partecipato alla stesura di libro bianco sulle violenze e molestie sessuali che vuole essere "un aiuto concreto a tutti i professionisti del cinema e dell'audiovisivo per definire, sensibilizzare, individuare e reagire”. 

Roman Polanski 

Per parlare di parità a Cannes c’è anche il tradizionale appuntamento con Women in Motion, il programma creato nel 2015 da Kering per evidenziare il contributo delle donne al mondo della settima arte. Quest’anno sono state invitate a condividere le loro esperienze la regista Yamina Benguigui, la cantante Lou Doillon, le attrici Tilda Swinton, Jodie Turner-Smith e Regina King. L’anno scorso il premio per i giovani talenti Women in Motion era andato alla regista italiana Maura Delpero. 

Tilda Swinton 

Anche se la settanquattresima edizione di Cannes conferma la vitalità del cinema francese, con una giovane generazione di cineaste di varia provenienza culturale che scuotono convenzioni e punti di vista, le registe francesi in concorso sono solo tre (Mia Hansen-Løve, Catherine Corsini, Julia Ducourneau). Il festival si riscatta con una maggioranza di donne nella giuria presieduta dall’afroamericano Spike Lee ma una delle giurate, Mélanie Laurent, ha commentato: “Mi piacerebbe che questo fosse il primo e l'ultimo festival in cui dobbiamo affrontare la questione della disparità di genere nel cinema”. E' probabile che il desiderio dell’attrice non venga esaudito. A meno di improvvise e auspicabili rivoluzioni, si continuerà ancora a parlare a lungo sulla Croisette del posto delle donne, della lotta per la parità e la diversità in generale.