Gioia ha diciotto anni, di mestiere fa la pastora, vive in un piccolo borgo rurale del centro Italia, frequenta la parrocchia, ha delle amiche e un padre, Bruno. Il rapporto tra padre e figlia si è ribaltato dopo la morte della madre, è la ragazza a prendersi cura del vecchio che si indebita giocando alle slot machine. L'unico film italiano in concorso ad Alice nella città Anima bella del regista Dario Albertini (Manuel) racconta la storia di un padre e di una figlia alla scoperta di sè. Il film, prodotto da BiBi Film, Elsinore Film con Rai Cinema, sarà distribuito dalla Cineteca di Bologna.
'Anima bella' è un romanzo di formazione, Gioia compie un percorso liberatorio che la fa crescere.
"L'idea per questo film è nato da un documentario che ho fatto diversi anni fa, si intitolava Slot. Raccontavo la storia di un uomo alle prese con la dipendenza da gioco, alla fine del lavoro intervistai la figlia che prima non voleva partecipare e intervistandola mi resi conto che era molto interessante se non di più il suo punto di vista, che è quello di chi subisce questo tipo di violenza. Mi sono ripromesso di raccontare questa storia con la dovuta calma in una versione di finzione, avevo scritto dei soggetti ma non ero convinto fino all'incontro con Madalina Maria Jekal che ha spazzato via ogni mia angoscia e insicurezza".
Parliamo della sua attrice che ha trovato per caso.
"Dopo tantissimi mesi di casting, ormai depresso, stavo cenando in un ristorante e lei mi ha servito. Sono stato folgorato dai suoi occhi. Il processo è stato molto lungo, era una ragazza al di fuori dell'ambiente del cinema, non avrebbe mai immaginato di fare un film, non è stato neanche così difficile convincerla ma c'è voluto del tempo per farla entrare in questo mondo. Lei è stata d'accordo alla fine di raccontare la storia di Gioia, tante cose sono state suggerite dalla stessa Madalina, ci siamo offerti il lusso di girare in senso cronologico e lei è entrata nella storia. Il finale del film, per chi lo vedrà, la sequenza proprio che lo chiude, è stata voluta fortemente da lei. Che ha collaborato alla scrittura".
Il mondo rurale che raccontate è allo stesso tempo fuori dal mondo, ma anche profondamente attuale.
"Il cellulare è arrivato anche lì. Le applicazioni che contano i passi quando si va a cercar funghi e si va al pascolo, come diceva un certo spot "c'è una app per tutto". A differenza del mio film precedente, Manuel, dove si raccontava di un ragazzo che doveva uscire e trovare la sua strada, qui Gioia sta in un contesto in cui sta benissimo per cui il film risponde alla domanda per cosa può rinunciare a tutto quello che ama, al luogo dove sta bene?".
Dove è stato girato?
"In un paesino dell'entroterra di Civitavecchia. Che è esattamente come lo mostriamo nel film, praticamente non abbiamo cambiato niente. Il 90% dei personaggi, dei luoghi sono assolutamente veri. A partire dalla Miracolosa che è questa falda di acqua termale curativa la cui storia varrebbe un film a sé. Sono le antiche Terme di Traiano dove tantissimi anni fa un imprenditore aveva costruito un casale che sarebbe dovuto diventare un resort termale di lusso (nel film è il luogo dove Gioia porta le pecore al pascolo) e per il quale avevano cercato di deviare la falda acquifera. Qualcosa è andato storto per cui l'acqua è scomparsa ma dopo qualche settimana è ricomparsa in un altro posto nel nulla che appartiene al demanio e che le persone del posto hanno cominciato a gestire".
Nel film c'è una sequenza con Piera degli Esposti, è un piccolo regalo ed è la sua ultima apparizione.
"Avevo scritto quella scena per Renato Scarpa con cui avevo lavorato in Manuel, ma Renato non poteva girarla aveva altri impegni. Mi ha detto: "c'è una persona che vorrebbe interpretarla", io ho provato ad insistere, volevo lui, poi mi ha mandato un numero di telefono. Era il numero di Piera degli Esposti. Io l'ho richiamato 'c'è un problema, non mi permetterei mai di chiamare Piera per questa scena'. Lui mi ha rassicurato: 'Piera ha già letto il copione, vuole fare questa cosa con te'. Così ci siamo incontrati e porterò sempre nel cuore quella giornata nella sua casa romana. Abbiamo passato tutto il giorno con Madalina e lei a lavorare su quelle tre battute modificandone il senso. Aveva preso da una libreria un dizionario e aveva indagato sul senso profondo di quella parola: gioia, gioiello, gioviale... Qualche tempo fa l'avevo chiamata, le avevo detto che le avrei mandato il link del film perché i cinema erano chiusi, i festival rinviati e lei si è rifiutata. 'Noi abbiamo fatto cinema no? - mi ha detto - Il cinema si vede al cinema'".