Alla Festa di Roma c'è Lillo: "Nella nuova serie lotto con Posaman, il mio più grande successo"

Presentata alla rassegna la serie Prime Video con protagonista Lillo, nel cast tanti amici, da Lundini a Guzzanti e Paolo Calabresi. Le otto puntate saranno disponibili da gennaio

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E se Posaman diventa il nemico? Pasquale Petrolo in arte Lillo trasforma in serie le avventure del personaggio esploso in LOL, amatissimo da un pubblico trasversale che spazia dai bambini agli anziani. La serie Sono Lillo, otto puntate in esclusiva su Prime Video dal 5 gennaio (prodotta con Lucky Red), presentate alla Festa di  Roma sezione Freestyle, è diretta da Eros Puglielli. Sono Lillo racconta di un comico che arranca nella sua carriera e che funziona solo come Posaman, un supereroe che alla fine odia: "Una cosa che poteva capitare anche a me se la mia carriera fosse andata in maniera diversa".

Nel cast ci sono Pietro Sermonti, Cristiano Caccamo, Sara Lazzaro, Camilla Filippi, Marco Marzocca, Maryna, Paolo Calabresi e Anna Bonaiuto. Tra le guest star di puntata: Valerio Lundini, Edoardo Ferrario, Emanuela Fanelli, Caterina Guzzanti, Corrado Guzzanti, Stefano Rapone, Michela Giraud, Maccio Capatonda e Serra Yilmaz.

Incontro ristretto con Lillo, nello spazio Coming Soon davanti all'Auditorium, si rivela una sorta di "tutto quello che avreste voluto sapere" su Lillo, di cui vi diamo conto.

Se avesse i superpoteri. "Vorrei in questo momento avere quello dell'invisibilità, per capire veramente cosa si dicono in certi luoghi segreti". Le pose dei politici e di altri personaggi publici le detesta: "Combatto tantissimo questa cosa del non mostrarsi come si è. Che tu sia un politico, venditore di pane o di olio, ortofrutticolo, se sono naturali le persone sono più empatiche, affini, oneste. Ho creato Posament ma sono contrario alle pose, sì". Non è stata la reazione a una società che punta sull'apparenza e la poca sostanza "La verità è che lo credo perché mi divertiva l'idea di un personaggio che è talmente tronfio delle sue uniche qualità, che crede di essere un supereroe. Quindi lui sa fare solo questo, però lo fa benissimo e secondo me ci manca qualcuno che sappia fare veramente qualcosa benissimo, anche se l'unica cosa che sa fare.

Infanzia di Lillo, che a carnevale si vedeva arrivare in prestito abiti da principino senza spada. "Se per questo mi sono anche vestito da ciociara, era il costume di mia cugina. Non avevo la barba ma un bel faccino e col rossetto funzionavo. Da bambino ero timido, amavo giocare da solo, non perché ero sociopatico, ma semplicemente perché creavo i miei mondi. Avevo una grande fantasia, avevo dei soldatini e mettevo in scena dei mini film con delle storie, un gruppo di soldati eroici contro quelli cattivi. C'era una principessa da liberare e nel mio caso prendevo l'oplita, l'unico combattente col gonnellino che fungeva da donzella sa salvare".

Padre poliziotto, madre casalinga,  tre figli "una famiglia non povera ma di certo non abbiente, a Torpignattara. Ero un grande amante di fumetti, di giochi. Ma ne potevo avere solo uno a settimana e passavo quel pomeriggio bellissimo davanti all'edicola per scegliere con molta oculatezza il fumetto". Aveva anche amici immaginari, "uno che mi diceva fai le follie, prendila a ridere, l'altro che era quello più adulto, mi rimproverava, diceva che sbagliavo. E quando parlavo con loro, cambiavo la faccia a seconda del personaggio. Sono andato avanti un bel po' davanti allo specchio di casa, una cosa che mi è rimasta impressa".


'Sono Lillo', Petrolo: "Posaman, il mio miglior nemico"

Cosa fa ridere Lillo

"Ho avuto sempre un bisogno in modo assolutamente naturale, viscerale, di raccontare storie possibilmente divertenti, perché ho sempre amato ridere. Per me è sempre stato terapeutico, fin da quando ero piccolo", racconta, aggiungendo: "A me fa ridere il surreale quando prende spunto dal reale, è un po quello che cerco di praticare anch'io. Rido anche di me stesso, mi prendo in giro continuamente, perché è un modo per esorcizzare le mie insicurezze, Sono esmpre stato timido, insicuro ma curioso. Sul mio profilo social c'è scritto 'I dubbi sono la mia energia'. Curiosità e insicurezza mi hanno portato ad esplorare mondi che mi che mi appassionavano, questo mi ha aiutato a crescere e credo che continuerò a essere così".

 

La pandemia e il modo di ridere

Dopo la pandemia non è cambiato il modo di ridere "semplicemente è aumentato il bisogno naturale di ridere. È un bisogno fisico, come andare in bagno, mangiare. Ridere è fondamentale per tutti noi e ci è mancato un pochino, c'è voglia di spettacoli comici, di contatto, di andare a teatro.

L'arcinemico carissimo Posaman

"Ho vissuto Posamen come un successo estremamente popolare, che non avevo  mai realmente avuto. Con Greg abbiamo sempre avuto tanto pubblico, tanti fan, uno zoccolo duro. Ma avendo praticato spesso una comicità un pochino surreale, non è che siamo stati mai iper pop. Io lo sono diventato adesso, casualmente, con questo personaggio che è veramente stato amato da bambini, dai due anni agli ottanta direi. Ho abbracciato un pubblico completo. Quindi mi sono chiesto: ma se io se fosse stato l'unico mio successo, che rapporto avrei avuto questo personaggio? È un p'o questo il motore dell'idea, quindi per questo mi appare una cosa inquietante. Andando avanti con le puntate, prendiamo un'idea che non vi posso anticipare, però. E però Posamen diventa un po' il mio nemico, perché ho dei seri dubbi sulla mia vita. Come tutte le persone deluse dall'amore, ti lascia qualcuno, ti fai mille domande su te stesso, ti dai la colpa. Magari semplicemente altre persone non interessi più, ma tu indaghi sui motivi. E in questo caso me la prendo con Posaman, personaggio poco evoluto rispetto alla cultura della mia amata che organizza mostre d'arte In realtà è una mia masturbazione mentale". 

Quella volta in cui non ha fatto ridere

"Con Greg facemmo al Teatro Vittoria di Roma una serata diretta da Attilio Corsini in cui regalavamo uno spettacolo agli anziani della zona.  Noi facevamo uno spettacolo molto demenziale, e durante lo spettacolo ci accorgiamo che il teatro, strapieno, è silente: nessuno ride, mai.  Greg a un certo punto si nasconde dietro le quinte e quando mi affaccio, travestito da vecchietto mi dice "non mi fai ridere per niente". Io ho iniziato a ridere, sono dovuto uscire di scena per dieci minuti, abbiamo abbandonato la collega sul palco a fare un monologo. A fine serata invece i vecchietti si sono messi in fila per venirci a salutare. Si erano divertiti, ma non avevano la forza di ridere....".