Prometeo dà vita all’uomo di J.-S. Berthélemy e J.-B. Mauzaisse (Parigi, Louvre, 1802) 

Il grande classico. Platone e il senso della giustizia

Per questi giorni abbiamo scelto di proporre un brano di un autore “classico”, greco o latino, da leggere in questo tempo complesso. Da Platone a Seneca consigliamo testi e letture d’autore che affrontano temi sempre presenti, come il rapporto con lo Stato o quello con i nostri genitori. La scelta e letture sono del “Centro studi per la permanenza del classico”, firmate da Ivano Dionigi, ex rettore dell’ateneo di Bologna, e Federico Condello, filologo che insegna all’università di Bologna

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La tecnica, pone riparo alle avversità e alle lacune della “natura matrigna”, ma, nonostante la sua potenza e i suoi trionfi, non pone rimedio ai problemi e ai conflitti nella città: per questi occorre la politica, vale a dire “il rispetto e la giustizia”

Platone, Protagora
 


C’erano una volta gli dèi, ma le specie mortali ancora no, ancora non c’erano.
Quando venne anche per loro il tempo di nascere – lo voleva il destino – gli dèi ne modellarono le immagini nel cuore della terra: mescolarono terra, e fuoco, e altri elementi idonei.

Erano ormai pronti per darli alla luce, quando ordinarono a Prometeo e a Epimeteo di rifinire l’opera e distribuire a ciascuna specie le qualità più adatte. Epimeteo pregò Prometeo di lasciare a lui la distribuzione: “Quando avrò fatto, tu verrai a controllare”. Così lo convinse, e si mise a fare le parti. Durante la di­stri­bu­zione, assegnò a certe specie una forza lenta, mentre fornì di velocità le più deboli; alcune le armò, mentre ad altre diede natura inerme, ideando per esse diversi mez­zi di salvezza. Alle specie dotate di minuta statura at­tri­buì vie di fuga a forza d’ali o tane sotterranee; a quelle che fe­ce crescere in grandezza, garantì uno scampo in virtù del­le loro stesse dimensioni. E distribuì tutte le altre qualità mi­rando a ottenere un analogo equilibrio. Escogitava tante trovate con la preoccupazione che nessuna specie dovesse estinguersi.

Ma Epimeteo non era un campione d’intelligenza, e non si accorse di aver dato fondo alle qualità naturali spartendole fra gli animali irragionevoli. Gli restava ancora l’ultima specie – quella umana – priva di ogni ornamento, ed Epimeteo non sapeva di cosa dotarla. Mentre era lì nel dubbio, venne Prometeo a ispezionare la di­­stribuzione, e vide gli altri animali equipaggiati di tutto pun­­to, mentre l’uomo se ne stava nudo, scalzo, esposto, di­sarmato. Ma ormai era il giorno deciso dal destino: l’uomo do­­veva uscire dalla terra e venire alla luce.

Prometeo non sa­pe­va quale scampo trovare per la specie umana, e al­lo­ra rubò a Efesto e ad Atena la loro abilità tecnica, in­sieme al fuoco, perché senza il fuoco la tecnica nessuno la pos­sie­de veramente e nessuno può giovarsene. E ne fece do­no all’uomo. In questo modo l’uomo ebbe tutte le co­noscenze neces­sarie a vivere, ma non l’arte della politica, che era in casa di Zeus.

Così equipaggiati, gli uomini, in origine, vivevano da nomadi e le comunità non esistevano. E morivano sot­to gli assalti delle bestie feroci, perché erano sempre e co­munque più deboli di loro: e se la capacità artigianale era un valido aiuto per nutrirsi, non lo era affatto per la guerra con­tro le bestie feroci, perché non avevano ancora l’arte della po­litica, di cui l’arte della guerra è una componente. E gli uomini cercavano di radunarsi e di salvarsi fondando città; ma non appena si radunavano, iniziavano a maltrattarsi l’un l’altro, privi com’erano di arte politica. E così tornavano a di­sperdersi, e a morire.

Allora Zeus iniziò a temere che la nostra specie dovesse estinguersi da cima a fondo, e in­viò Hermes perché portasse fra gli uomini senso del ri­spet­to e senso della giustizia, in modo da dare origine agli or­­dinamenti civili e tutti quei legami che creano fratellanza.

Ma Hermes interrogò Zeus: in che modo doveva distribuire agli uomini senso del rispetto e senso della giustizia? «Come le altre abilità tecniche? Devo fare allo stesso modo? Le abi­li­tà tecniche si sono distribuite così: un solo medico basta per molta gente comune, e così gli specialisti di ogni altro me­­stiere. Senso del rispetto e senso della giustizia de­vo distribuirli così, fra gli uomini? O devo distribuirli a tut­ti?». «A tutti», disse Zeus, «e che tutti ne abbiano una par­te: per­ché altrimenti non potranno esistere comunità, se solo po­che per­sone ne godranno il privilegio, com’è per le altre spe­cialità professionali. E stabilisci una legge, da parte mia: chi non ha senso del rispetto e senso della giustizia lo si mandi a morte, perché è come una peste per lo Stato».
 
Centro Studi La permanenza del classico dell’Università di Bologna
Traduzione di Federico Condello
Per la lettura di Anna Bonaiuto