Plinio il Giovane rimproverato, incisione su rame di Thomas Burke (1749–1815) 

Il grande classico. Le confessioni di Plinio il Giovane

Per questi giorni abbiamo scelto di proporre un brano di un autore “classico”, greco o latino, da leggere in questo tempo complesso. Da Platone a Seneca consigliamo testi e letture d’autore che affrontano temi sempre presenti, come il rapporto con lo Stato o quello con i nostri genitori. La scelta e letture sono del “Centro studi per la permanenza del classico”, firmate da Ivano Dionigi, ex rettore dell’ateneo di Bologna, e Federico Condello, filologo che insegna all’università di Bologna

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La preoccupazione per la moglie malata, il logorante turbamento della separazione, ma anche le consolazioni che possono dare – nell’assenza – parole d’amore e d’affetto affidate alla scrittura: questi sono i sentimenti che animano i messaggi di Plinio alla moglie Calpurnia

da Plinio il Giovane, Lettere

Calpurnia cara,
non ho mai odiato tanto i miei impegni di lavoro: per colpa loro, non ho potuto accompagnarti alla partenza del viaggio in Campania che hai fatto per ragioni di salute; e nemmeno ho potuto seguirti, subito dopo. Ora più che mai avrei voluto stare insieme a te, per vedere di persona se recuperi le forze, se il tuo fisico gracile si riprende, se attraversi senza peggiorare questo tuo periodo di isolamento.
Anche se tu stessi bene la mia nostalgia non sarebbe per questo priva di preoccupazione: non avere notizie della persona che ami con tutto il cuore è di per sé motivo di apprensione e di ansia. Ma ora alla lontananza si aggiunge il fatto che sei malata, e a spaventarmi è l’incertezza dei miei pensieri. Ho timore di tutto, faccio ogni sorta di ipotesi e vado immaginare le cose che più mi atterriscono: è così che funziona, la paura.
E allora, a maggior ragione, ti prego, vieni incontro alla mia preoccupazione: scrivimi tutti i giorni o addirittura due volte al giorno. Mentre ti leggerò, sarò più tranquillo e comincerò ad avere paura solo quando avrò finito.
Ti abbraccio,
il tuo Plinio
 
Calpurnia cara,
provo per te una nostalgia incredibile. La prima ragione è che ti amo. La seconda è che non eravamo abituati a stare lontani. Ecco perché sto sveglio quasi tutta la notte a pensare a te; ecco perché, di giorno, nei momenti in cui di solito ti venivo a cercare, i miei piedi mi portano – come è vero questo detto! – sì, i miei piedi mi portano alla tua stanza. Ecco perché, triste e sofferente, quasi fossi stato respinto, mi allontano da quella camera vuota. Il solo momento che non conosce questa tortura è quello che trascorro nel fòro e in tribunale, a difendere i clienti.
Giudica tu come è ridotta la mia vita: trovo riposo nel lavoro, trovo conforto nella miseria delle beghe quotidiane.
Ti abbraccio,
il tuo Plinio
 
Calpurnia cara,
Tu mi scrivi del grande dolore che ti procura la mia lontananza, e che il tuo solo conforto è stringere a te i miei fogli e appoggiarli lì dove solitamente mi trovi. Questo tuo cercarmi mi fa piacere così come questa tua forma di consolazione. Anch’io, mia volta, continuo a leggere le tue lettere, le prendo sempre in mano come le vedessi per la prima volta. Però questo accende ancora di più la nostalgia di te. Perché la dolcezza che trovo nelle tue pagine è grande come quella di quando mi parli di persona. Ma tu scrivimi, scrivi spessissimo! Non importa se questo mi fa insieme gioire e soffrire.
Ti abbraccio,
il tuo Plinio


Centro Studi La permanenza del classico dell’Università di Bologna
Traduzione di Bruna Pieri
Per la lettura di Sonia Bergamasco