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Sanremo 2022, Rkomi, un rapper nel nome di Vasco: "Mi piace stupire prima di tutto me stesso"

Mirko Manuele Martorana, 27 anni, record di vendite con il suo ultomo album 'Taxi driver', si rilancia al festival in versione cantautore
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Un rapper ha scelto il palco di Sanremo per rivelare la sua nuova incarnazione rock. Il milanese Rkomi, anagramma di Mirko Manuele Martorana, 27 anni, tre album all’attivo e con l’ultimo, Taxi driver, record di vendite del 2021 e triplo disco di platino, presenterà al Festival Insuperabile, un brano tiratissimo tra chitarre rock ed elettronica. Nella serata dei duetti sarà accompagnato dai Calibro 35 per un medley in cui renderà omaggio a Vasco Rossi.

La copertina di 'Taxi Driver' 

Come si prepara per questo suo debutto a Sanremo?
“Il festival per me è l’apertura di un nuovo capitolo, mi aspetto esperienze e incontri molto diversi dal solito. Mi sto preparando lavorando il più possibile, nei limiti consentiti in questo periodo. Punto a fare bene e vado determinato per portare qualcosa di nuovo, senza troppa serietà perch&eac…

Un rapper ha scelto il palco di Sanremo per rivelare la sua nuova incarnazione rock. Il milanese Rkomi, anagramma di Mirko Manuele Martorana, 27 anni, tre album all’attivo e con l’ultimo, Taxi driver, record di vendite del 2021 e triplo disco di platino, presenterà al Festival Insuperabile, un brano tiratissimo tra chitarre rock ed elettronica. Nella serata dei duetti sarà accompagnato dai Calibro 35 per un medley in cui renderà omaggio a Vasco Rossi.

La copertina di 'Taxi Driver' 

Come si prepara per questo suo debutto a Sanremo?
“Il festival per me è l’apertura di un nuovo capitolo, mi aspetto esperienze e incontri molto diversi dal solito. Mi sto preparando lavorando il più possibile, nei limiti consentiti in questo periodo. Punto a fare bene e vado determinato per portare qualcosa di nuovo, senza troppa serietà perché spero anche di divertirmi, non è certo come andare in guerra. Spero solo che l’emozione non mi giochi brutti scherzi”.

Insuperabile è una canzone decisamente rock, la prima per lei, sorprenderà molti.
“In realtà è il secondo pezzo rock che ho scritto, ma il primo che ho composto non lo conosce ancora nessuno, uscirà il 28 gennaio con il repackaging di Taxi driver. Il rock è stata la scoperta di questi miei ultimi due anni, mi ha dato tanto, mi ha fatto conoscere gente nuova. Questa sensazione di sentirmi come a casa me l’aveva data soltanto l’hip hop”.

Cos’è del mondo rock che l’ha colpita di più?
“Mi affascinano i frontman, anche quelli che fanno la differenza al di là dei miei gusti. Tra quelli che mi piacciono di più ci sono Chris Cornell, Zack de la Rocha, Eddie Vedder, per tanti motivi anche Ozzy Osbourne. E poi Les Claypool, il cantante dei Primus, che in qualche modo considero rap”.

Dimentica Vasco Rossi, che ha deciso di omaggiare con un medley nella serata dei duetti, insieme ai Calibro 35.
“Il mio debole per Vasco è risaputo, ho voluto il medley anche per confermare la vena rock della mia partecipazione al Festival. In realtà ho fatto molta fatica a scegliere un artista su cui puntare, intanto perché non sono un cantante e poi perché tra gli italiani degli anni Settanta e Ottanta ascolto molto Rino Gaetano, Battisti, Dalla. Se penso però alle scelte e agli arrangiamenti che ho fatto per Vasco li trovo più coerenti con ciò che sento e sono oggi”.

Il brano sanremese sembra scritto come di fronte alle immagini di un videogioco.
“Non è così ma è vero che per le immagini che contiene possono dare questa impressione. Non nego di essere stato molto influenzato dalla decisione di dedicare il mio ultimo disco e anche questa riedizione all’immaginario delle auto. Il brano stabilisce un parallelismo tra un amore conflittuale e un’auto da corsa difficile da gestire”.  

L’arrangiamento ricorda i Kaiser Chiefs.
“È vero, non ci avevo pensato. Ha senso citarli, in effetti li ascolto molto. E anche questo mio brano è rock ma contiene anche l’elettronica”.

Sta prendendo lezioni di pianoforte e chitarra, forse il rap è proprio alle spalle.
“Non so esattamente cosa voglio per il mio futuro, la mia libreria musicale può comprendere le cose più diverse, la classica accanto alla musica rock, il pop con il rap. Del resto il pianoforte si può associare anche a brani molto tirati: gli Apocalyptica sono un buon esempio di metal fatto con strumenti classici”.

I suoi fan come reagiscono a questi suoi cambiamenti?
“Da un paio di album i più fedeli ad Rkomi rapper si sono un po’ straniti e lo stesso i più giovani che seguono solo il rap, i più fedeli a Mirko sono invece rimasti. Io resto della mia idea, non penso a come cambia il mio pubblico, mi piace stupire prima di tutto me stesso e prima o poi chi se n’è andato ritornerà”.

Lei coltiva anche molte altre attività oltre alla musica.
“Ho un progetto legato al teatro, ma non è ancora tempo di parlarne. E poi c’è la palestra che ho aperto nel mio quartiere, in zona Corvetto, in realtà un’associazione culturale non a scopo di lucro, un luogo di incontro in cui si praticano discipline come il muay thai, il tai chi, lo yoga, la boxe femminile ma diventerà sempre di più anche luogo di ritrovo, con librerie e giochi per i ragazzi, calcio balilla, PlayStation”.

Un esempio di impegno in un luogo in cui lei per primo ha utilizzato il rap come espressione del malessere. 
“Sono nato a Calvairate, un quartiere popolare, e sono cresciuto praticamente da solo, a 18 anni già vivevo per conto mio. Ho raccontato quello che vedevo. Cetro, Milano non è Compton e l’Italia non è l’America ma ci sono realtà molto dure, soprattutto al Sud. È chiaro che si creino anche realtà di street rap, più che musica è racconto e se riesce a descrivere senza diventare parte di determinate situazioni, allora ben venga la radicalizzazione, vuol dire che il rap farà venire fuori la realtà”.

La cronaca recente racconta casi in cui è difficile distinguere il rapper dal delinquente.
“Il delinquente non diventa mai un rapper, oppure è molto raro che accada. Se poi accade e chi delinque riesce a cambiare la sua strada allora è un fatto onorevole”.