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Sanremo 2022, Luigi Tenco 55 anni fa. Morgan: "Le sue canzoni da coltivare come fiori"

Nell'anniversario della scomparsa del cantautore, suicida al Festival nel 1967, l'artista gli dedica una puntata del suo podcast 'Ikaros' e una canzone intitolata 'Le luci e il tempo'. E annuncia che da settembre sarà su Rai2 con un programma musicale in prima serata
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Cinquantacinque anni fa, il 27 gennaio 1967, Luigi Tenco moriva per un colpo di pistola alla tempia, sparato nella stanza numero 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Si disse subito che si era trattato di un suicidio, un gesto disperato per essere stato escluso dal Festival dove la sera prima, in coppia con Dalida, il cantautore piemontese aveva cantato il brano Ciao amore ciao. Accanto al corpo di Tenco venne trovato un biglietto con un messaggio che una perizia calligrafica stabilì essere stato scritto dal cantautore: "Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi".

Luigi Tenco cant…

Cinquantacinque anni fa, il 27 gennaio 1967, Luigi Tenco moriva per un colpo di pistola alla tempia, sparato nella stanza numero 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Si disse subito che si era trattato di un suicidio, un gesto disperato per essere stato escluso dal Festival dove la sera prima, in coppia con Dalida, il cantautore piemontese aveva cantato il brano Ciao amore ciao. Accanto al corpo di Tenco venne trovato un biglietto con un messaggio che una perizia calligrafica stabilì essere stato scritto dal cantautore: "Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi".

Luigi Tenco canta 'Ciao amore ciao' sul palco del Festival di Sanremo nel 1967: è la sua ultima esibizione, il giorno dopo verrà trovato senza vita 

Nel giorno in cui si ricorda la scomparsa dell’autore di canzoni indimenticabili come Vedrai vedrai e Mi sono innamorato di te, un altro cantautore, Morgan, ricorda la figura di Tenco e la sua arte sul suo podcast Ikaros - Le ali di cera del rock, distribuito da Spotify e prodotto da Gli Ascoltabili e Opera Music. Nella puntata interamente dedicata al cantautore verrà pubblicato un nuovo brano di Morgan dedicato a Tenco e intitolato Le luci e il tempo, che vi presentiamo in anteprima:

Sanremo 2022, Morgan e una canzone per Tenco: l'anteprima

Morgan, perché una canzone per Tenco?

"È una ballata, una tipica canzone biografica. Ne ho composte altre dedicate ai maestri della canzone: una per Piero Ciampi, una per Franco Battiato scritta al modo di Battiato. Questa è un’operazione diversa, un racconto dentro quel genere che si chiama epica. La canzone sintetizza ciò che il podcast racconta, cioè l’arco dell’esistenza e della poetica di Tenco. Ne sono molto coinvolto, mi è sempre piaciuto tanto, anche per i testi. L’ho diffuso, i genitori di tanti ragazzi mi ringraziano per questo".

Chi era Luigi Tenco?

"Un autore un po’ oscuro e misterioso, un tipo anche abbastanza strano che si è tolto la vita a 29 anni e che fa parte della schiera degli Ikaros, questi geni sfortunati, che hanno vissuto velocemente. Tenco ha prodotto musica soltanto per cinque anni: l’anno dopo la sua morte, Sergio Endrigo si presentò a Sanremo con la meravigliosa Canzone per te che parla proprio di questo e inizia dicendo: “La festa appena cominciata è già finita” e si riferiva proprio a Tenco, “la solitudine che tu mi hai regalato io la coltivo come un fiore”, quella solitudine è la nostra, di lui che ci ha abbandonato e non ha più scritto quei capolavori che noi ora coltiviamo come fiori".

Cosa ci ha lasciato Tenco?

"Le sue canzoni valgono come modelli, sono degli archetipi, estremamente utili per chi ha voglia di imparare a scrivere le canzoni: parlare di Tenco a un cantautore è come parlare di Beethoven a un pianista. Eppure paradossalmente non ebbe successo, almeno non un successo simile a quello di un Vasco Rossi o altri. Perché Tenco era difficile e impegnato, non era mai accondiscendente. E se in un mondo come quello discografico uno come me viene emarginato perché non riesce a fare buon viso a cattivo gioco, e la mia spontaneità viene scambiata per aggressività, Tenco lo era molto di più, basta guardare le sue poche partecipazioni televisive: vediamo una persona scontrosa, introversa, con nessuna voglia di essere comunicativa, che dimostra chiaramente di annoiarsi. Un atteggiamento che me lo rende molto simpatico".

Nel 1967 per la prima volta volle andare al Festival di Sanremo, perché lo fece?

"Perché l’ambizione fa parte dell’artista. E perché credeva di poter cambiare il sistema dall’interno. Lo stesso approccio che aveva Pasolini o John Lennon, la rivoluzione del dialogo e dell’intelligenza. Nel biglietto che lasciò, Tenco disse che era schifato dalla situazione, ma forse era un pessimista attivo, come direbbe il filosofo Umberto Galimberti, una modalità dell’essere pessimista partecipando. Certo in ultima istanza lui togliendosi la vita fa un atto di rinuncia, ma è una rinuncia dimostrativa, lascia una protesta e un’incazzatura che qualcuno deve raccogliere per onorare un sacrificio. Chiaro che con il suo gesto non si possa esistenzialmente essere d’accordo, ma una volta che è stato commesso ci dobbiamo domandare cosa farne, e non lasciarlo vano. Esattamente la cosa che Luigi Tenco chiedeva in quel suo biglietto".         

Che canzone era quella che Tenco scelse di portare al Festival?

"Ciao amore ciao era una sorta di Frankestein costruita a tavolino, con la quale Tenco avrebbe dimostrato di essere perfettamente consapevole dei meccanismi di costruzione di un successo commerciale. Di fronte all’ottusità del pubblico e degli addetti ai lavori che non capiscono la stravaganza e ricercano le cose fatte con lo stampino, Tenco ha usato lo stampino. In un pezzo con tutte le caratteristiche della canzonetta ma anche con tutte le componenti poetiche del suo stile, la protesta politica dei suoi inizi; il sentimentalismo delle ballate romantiche come Lontano lontano e Vedrai vedrai; c’è dentro il pop che aveva fatto con Ognuno è libero e Una brava ragazza. Tutti elementi di genere che ha usato per dire: ecco cosa so fare. Una cosa che fanno tutti i grandi autori quando vanno di mestiere. Ciao amore ciao è un pezzo da ottimo mestierante, una canzone che avrebbe avuto successo anche se l’avesse cantata un altro. Una vera e propria canzone da radio. Ma lui non ce la faceva più, era già tutto scritto nei suoi testi che prima o poi doveva succedere quanto è poi successo".

È ciò che lei scrive in questa sua canzone “Le luci e il tempo”.

"Sì, aveva previsto tutto, l’aveva già scritto nelle sue canzoni: Tenco era continuamente proiettato in un’idea del non esserci più, lui non è. Tenco ha un grande "non" davanti e comunque, attenzione, la particella minuscola “non”, apparentemente insignificante, determina la differenza tra un’opera d’arte cosciente e una che non è cosciente. Il “non” nella canzone è stato utilizzato da De André, da Tenco, i grandi cantautori della negazione. Uno spirito critico dall’alto, più largo: se dici un “non”, come in “non sei riuscita a cambiarmi” sei già passato attraverso un sì".

Lei dice che Tenco era “attraversato dalla consapevolezza di stare nel posto sbagliato, con la persona sbagliata, nel momento sbagliato”. Il posto era Sanremo e la persona Dalida?

"In tutte le canzoni Tenco parla e si rivolge a qualcuno che ha davanti, un meccanismo in cui tutto è sbagliato, con la persona sbagliata e nulla va nel verso giusto. Per fare un esempio, in Lontano lontano dice: “E lontano, lontano nel mondo/ in un sorriso sulle labbra di un altro/ troverai quella mia timidezza/ per cui tu mi prendevi un po’ in giro”, qui ci sono almeno quattro “non”, è tutto un negare, una serie di errori, tutto in Tenco è impostato sull’errore".  

Qual è il suo giudizio sul cast di questo Sanremo?

"Dargen D’amico mi interessa molto, mi è sempre piaciuto tanto. La trovo una scelta molto giusta che risarcisce D’Amico per i tanti anni in cui le sue cose sempre molto originali non erano state capite. Per il resto del cast non so che dire, non mi vorrei esporre troppo".

Lo scorso anno ha vinto il rock dei Maneskin.

"Io non ho ancora capito se i Maneskin sono rock oppure no. Al di là del suono, il rock è un atteggiamento e un’impostazione di vita, un atteggiamento del pensiero, loro non li ho mai sentiti esprimersi, per capire se sono rock o se non lo sono, attendo di ascoltarli in un talk show. Non li conosco personalmente, devo ancora capire se sono rock o sono glam, due cose molto diverse. La loro canzone mi piacque molto ma va corredata, va contestualizzata nello spirito della casa di questo genere. Un manichino non ha senso se viene visto in mezzo alla strada, ha senso in una vetrina. Una canzone rock si capisce se sta dentro un pensiero rock, altrimenti diventa un’operazione di manierismo, una scopiazzatura o una scimmiottatura vuota”.

Come sono stati i suoi Sanremo?

“Delle tragedie assolute. Nel ’95 con i Bluvertigo nel Festival di Baudo portammo in gara Iodio, nel 2001 sempre con i Bluvertigo L’assenzio, poi nel 2010 sono stato eliminato a priori per un’intervista in cui parlavo degli stupefacenti, mobbizzato nonostante avessi già fatto le prove e dopo l’orchestra mi avesse applaudito, la stessa che lanciò i fogli per protesta dopo l’eliminazione di Malyka Ayane”.  

Dimentica il Festival con Bugo.

“Sì, quello dove sono stato eliminato perché Bugo ha abbandonato il palco mica perché io ho cambiato il testo: nel regolamento di Sanremo non c’è scritto che non posso cambiare il testo, soprattutto se il testo della canzone l’ho scritto io. Anche quella fu un’operazione di mobbing, dopo un mio gesto poetico, di vita, senza usare una parolaccia né essere violento, avevo solo detto in faccia a Bugo ciò che si meritava che gli dicessi dopo gli episodi di bullismo nei miei confronti che continuavano da mesi. Così mi sono espresso come so fare, gliel’ho detto in versi, un gesto artistico. Le mie frasi, otto versi, me lo sono ritrovate stampate sulle magliette e sui bigliettini dei cioccolatini. Ma lui, scandalizzato dalla verità, se l’è data a gambe. E dopo questo ha avuto un successo enorme, dal quale io non ho avuto nulla”.

Complimenti per la sua performance da ballerino a "Ballando con le stelle".

"Sì, ho ricevuto grande accoglienza. Sia il pubblico che la Rai stavolta hanno goduto lasciandomi fare liberamente spettacolo, e cosa hanno visto? Che nonostante i disturbatori, prontamente ridimensionati, con me si va sul sicuro perché faccio sia cultura che spettacolo e ascolti. In diretta, tra l'altro, altro che inaffidabile. Motivo per cui da settembre 2022 il direttore Coletta mi ha affidato uno spazio in prima serata su Rai2 per una mia trasmissione musicale".