Zitti e buoni / 1: Måneskin, i Re Mida del mondo
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaHanno tutti ragione, per carità, ma il successo quasi travolgente della prima serata dice che hanno avuto ragione soprattutto loro, quelli che il Festival VentiVentidue lo hanno pensato e voluto così. È stato un po’ come rimettere il naso fuori di casa dopo una tempesta: a quel punto ti muovi con circospezione, segui il percorso che conosci meglio e guai al primo che propone di rischiare qualcosa, qui e là. Rischieranno altri, più avanti, dal prossimo anno, come si è più che intuito seguendo passo passo un Fiorello anche enigmatico nel finale di serata. E poi è arrivata l’arma segreta: a metà di tutto, controllando gli orari della scaletta (solitamente l’ultima cosa che valesse la pena controllare) a un certo punto si era anche due minuti in anticipo. Da sbalordire, così come la chiusura a una onorevolissima ore una – e volendo si poteva esagerare tagliando ancora, ma poi qualcuno si sarebbe …
Hanno tutti ragione, per carità, ma il successo quasi travolgente della prima serata dice che hanno avuto ragione soprattutto loro, quelli che il Festival VentiVentidue lo hanno pensato e voluto così. È stato un po’ come rimettere il naso fuori di casa dopo una tempesta: a quel punto ti muovi con circospezione, segui il percorso che conosci meglio e guai al primo che propone di rischiare qualcosa, qui e là. Rischieranno altri, più avanti, dal prossimo anno, come si è più che intuito seguendo passo passo un Fiorello anche enigmatico nel finale di serata. E poi è arrivata l’arma segreta: a metà di tutto, controllando gli orari della scaletta (solitamente l’ultima cosa che valesse la pena controllare) a un certo punto si era anche due minuti in anticipo. Da sbalordire, così come la chiusura a una onorevolissima ore una – e volendo si poteva esagerare tagliando ancora, ma poi qualcuno si sarebbe preoccupato.
Le canzoni a ritmo orario incalzante e il resto a contorno: si fa con quello che c’è (le promozioni di fiction di Rai1, non esattamente un volo nella creatività). Al resto ci avrebbero pensato i Måneskin, i Re Mida del mondo, attualmente. Amadeus e gli altri da qui in avanti potranno anche consentirsi qualche petardo – ma se nelle riunioni si alza qualcuno e chiede: ma perché?, ha ragione lui.
Sanremo va, si scopre che davvero lo scorso anno la situazione eccezionale e il senza pubblico aveva penalizzato assai: e siccome con le canzoni il paragone non regge più, il Festival specchio del paese stavolta è quasi roba seria. Per quando il naso fuori, con accortezza e prudenza, torneremo a rimetterlo tutti.