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Abbiamo perso il Festival di Sanremo: un podio di #tuttimaschi, ma di cosa dovremmo lamentarci?

(agf)
Mengoni dedica la vittoria alle donne, la prima in classifica arriva al sesto posto, Giorgia. Ma sul palco dell'Ariston abbiamo visto tante donne che hanno parlato di noi parlando di sé stesse
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Marco Mengoni ha vinto il festival di Sanremo e ha dedicato la vittoria alle donne. E bravo Marco, che così si sfila subito dal circo che già era partito le sere precedenti, a ogni classifica provvisoria, per le prime posizioni tutte maschili confermate dalla cinquina finale. "È semplice, le donne avevano canzoni incredibili, tra loro ci sono anche figure mitologiche, ci sono rimasto male che nessuna di loro fosse nella cinquina, dobbiamo andare avanti e cambiare molte cose in questo paese, sarebbe stato bello averne almeno una. Dedico questo Festival anche e soprattutto alla donna che mi ha messo al mondo", ha detto Mengoni in conferenza stampa. Tutto qui: si canta, c'è chi vota, c'è chi sceglie.

E quindi eccoci amiche e vestali della battaglia sul #tuttimaschi: la facciamo per ogni conferenza organizzata da piccole associazioni in microscopici comuni, e adesso ce la ritroviamo servita sul palco dell'Ariston. Assieme, ovv…

Marco Mengoni ha vinto il festival di Sanremo e ha dedicato la vittoria alle donne. E bravo Marco, che così si sfila subito dal circo che già era partito le sere precedenti, a ogni classifica provvisoria, per le prime posizioni tutte maschili confermate dalla cinquina finale. "È semplice, le donne avevano canzoni incredibili, tra loro ci sono anche figure mitologiche, ci sono rimasto male che nessuna di loro fosse nella cinquina, dobbiamo andare avanti e cambiare molte cose in questo paese, sarebbe stato bello averne almeno una. Dedico questo Festival anche e soprattutto alla donna che mi ha messo al mondo", ha detto Mengoni in conferenza stampa. Tutto qui: si canta, c'è chi vota, c'è chi sceglie.

E quindi eccoci amiche e vestali della battaglia sul #tuttimaschi: la facciamo per ogni conferenza organizzata da piccole associazioni in microscopici comuni, e adesso ce la ritroviamo servita sul palco dell'Ariston. Assieme, ovviamente, all'altro ever-green: le co-conduttrici, upgrade delle vallette di un tempo. Che re Mida-Amadeus sceglie mischiando alto e basso, scegliendo profili diversi per accontentare tutti - la belva Francesca Fagnani e Paola Egonu in versione inspiring girls - e che hanno un monologo da recitare che sia mai pensare che siano lì solo per lanciare le canzoni con un cartoncino in mano. Leggo di chi sogna un Sanremo condotto da una donna con quattro uomini intorno a cui la conduttrice ripete continuamente "bravo", "che eleganza", "che bel messaggio che hai portato": ma perché? Perché il senso deve essere rovesciare esattamente lo schema? Non è equilibrio: è vendetta. Le donne non hanno vinto il Festival, certo. Ma non hanno fatto solo le brave presentatrici: possiamo non lamentarci sempre?


Chiara Ferragni

Il monologo no. Quel lungo selfie parlato - come è stato definito - non credo abbia più senso commentarlo. Forse non ce l'aveva neanche dopo la prima sera, perché donne adulte, di media cultura, di media stabilità emotiva, affettiva non potevano che trovarlo un temino, una lettera sul diario da adolescente. Per le parole semplici usate quanto per i contenuti. Ma Chiara Ferragni non parlava a noi, parlava alle ragazze e alle poco più che bambine che la seguono e comprano i suoi prodotti, e questo è tutto quello che ho da dire.

Ma parliamo dei suoi vestiti. A parte la ragionevole certezza che vedremo sul mercato decine di collane sul filone utero e di abiti con il corpo stampato (e non so quale sia peggio, detto nel senso di trend) l'idea di delegare ai suoi vestiti un messaggio che forse a parole avrebbe espresso con meno facilità e soprattutto con minore immediatezza credo sia stata giusta. Perché, appunto, di Chiara Ferragni non ricordiamo di solito speech motivazionali, ma storie Instagram in cui scrive in tre righe quello che pensa su un tema normalmente (e intelligentemente) linkando articoli o video di attivisti e attiviste che ne sanno di più. Il culo flaccido, pensati libera, i colori ispirati alle vesti della Madonna, la gabbia anche per sua figlia Vittoria. Tutti spiegati con post lanciati dopo ogni uscita sul palco, e lì sì con tante parole che parlano sempre e sostanzialmente di corpi. Ha ragione Maria Grazia Chiuri (vedi sotto) quando dice: "Ci premeva che i vestiti fossero frutto di una riflessione comune, che fossero comprensibili a una platea enorme ed eterogenea come quella del Festival, che magari non ha idea di chi siamo e di cosa facciamo, e che rispecchiassero il sentire di Chiara. Perché ricordiamolo, alla fine era Chiara con il suo corpo e il suo pensiero a esporsi sul palco".

(agf)

Chiara Francini

Tocca a tutte. A chi è madre per scelta e a chi non lo è per scelta. A chi non è madre per scelta e a chi non lo è per scelta. Il tema della maternità e della maternità mancata - credo - sia quello che più degli altri (il razzismo, il patriarcato e tutto il resto) ci riguarda tutte ma se ne parla con troppa circospezione. Perché c'è sempre qualcuna che si ritiene offesa, qualcuna che giudica le scelte altrui e santifica le proprie, perché c'è un retaggio antico che il gender gap è una passeggiata al confronto, perché tu donna partorirai con dolore lo impariamo con le tabelline, perché dire a una donna che vuole un figlio "c'è altro nella vita" sembra una bestemmia, e dire a una donna che quel figlio non lo vuole che è un'egoista è l'ennesima forma di violenza. "La gente incinta è violenta e vuole solo essere festeggiata" è una grande verità.

Dice tante cose vere, che chi non ha figli - e anche chi non ne ha mai voluti - conosce bene: "Io da qualche parte penso di essere  una donna di merda perché non so cucinare, perché non mi sono sposata e perché non ho avuto figli. Razionalmente so che va bene così, ma da qualche parte, dentro di me, c'è questa voce, esiste, e io, alla fine, penso che abbia ragione lei, che io sia sbagliata". Penso però che dica tante cose vere anche a chi madre lo è. "Vorrei sapere come faccio con te bambino, ancora non sei nato e non so se ci capiamo, spero che se sarai maschio sarai gay, e sarà un amore senza fine, oppure no perché per te non sarà facile. Non essere una di quelle creature troppo buone o dovrò stare lì a difenderti": ci vuole coraggio a dirlo.

(agf)

Pegah Moshir Pour e Drusilla Foer

Donna, vita, libertà. E' l'attivista Pegah Moshir Pour, italiana di origini iraniane, a portare sul palco con Drusilla Foer (co-conduttrice lo scorso anno) le proteste in Iran, la battaglia per i diritti delle donne, che si è incendiata dopo la morte di Mahsa Amini e che non si è più fermata nonostante omicidi, carcerazioni, minacce. "In Iran - le parole di Pegah Moshir Pour - non avrei potuto presentarmi così vestita e truccata, né parlare di diritti umani sul palco, sarei stata arrestata o forse addirittura uccisa, è per questo che, come molti altri ragazze e ragazzi, ho deciso che la paura non ci fa più paura e di dare voce a una generazione crescita sotto un regime di terrore e repressione, in un Paese bellissimo, uno scrigno di patrimoni dell'umanità". Con Drusilla Foer ha recitato i versi di una canzone diventata inno delle proteste, a doppia voce: Drusilla: "Per poter ballare per strada. Pegah: In Iran si rischiano fino a 10 anni di prigione se si balla per strada o si ascolta musica occidentale. Drusilla: Per paura di baciarsi. Pegah: In Iran è proibito baciarsi e stare mano nella mano con la persona che ami. Drusilla: Per mia sorella, tua sorella e le nostre sorelle. Pegah: In Iran si paga con la vita il desiderio di esprimere la propria femminilità. Drusilla: Per l'imbarazzo e la vergogna. Pegah: Più di 20 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, senza soldi per mangiare".

Maria Grazia Chiuri

Direttrice creativa del womenswear di Dior, ha creato con Fulvia Carnevale (del duo artistico Claire Fontaine) e con Chiara Ferragni gli abiti della prima serata del Festival. Con i messaggi femministi su forme e tessuti classici. "Pensati libera", il corpo nudo di Ferragni stampato su un abito, l'abito gabbia, gli insulti degli hater ricamati in perle nere. "Mi ha reso felice la maestra elementare che ha raccontato come il giorno dopo, a scuola, le sue alunne si siano messe a decorare le magliette con messaggi femministi", ha raccontato a Serena Tibaldi, e il riferimento è anche alla maglietta simbolo di Dior "We should all be feministis" non proprio alla portata di tutti.

"La guardavo e pregavo che andasse tutto bene. Sarà che Chiara è così giovane, ma provo un sentimento quasi materno nei suoi confronti. E poi, mi rivedo in lei. Con l'età, e l'esperienza, ti costruisci una corazza contro la cattiveria e l'odio altrui; io ora mi faccio scivolare addosso i commenti pieni d'odio, ma ciò non toglie che in certe situazioni io capisca le sue fragilità . A me oggi certe frasi non fanno più né caldo né freddo - anche se me le ricordo tutte -, ma capisco bene cosa si prova a ricevere certi insulti immotivati. E, onestamente, credo che tutti, chi più chi meno, possano mettersi nei suoi panni in certi momenti".

(fotogramma)

Antonella Veltri, Anna Agosta, Cristina Frasca e Ambra Ghezzi

Sono state presentate dalla stessa Ferragni senza cognome, li mettiamo tutti qui. Sono le donne - la presidente e le operatrici - di D.i. Re., donne in rete contro la violenza, l'associazione a cui Chiara Ferragni ha devoluto il cachet del Festival e che ha voluto sul palco per la prima serata. "Donne forti che aiutano ogni giorno altre donne a essere forti", ha detto di loro, e vorrei incontrare chi ha fatto polemica anche su questo, perché "così lei si lava solo la coscienza": sono soldi, veri, che aiuteranno gli oltre cento centri antiviolenza attivi sul territorio, e che accolgono ogni anno 20mila donne. "Serve una rivoluzione, anche nelle domande come "perché non l'hai lasciato prima?", cos' si rafforza la vergogna e il senso di colpa". Antonella Veltri, sulle polemiche pre-festival, aveva detto:  "Le donazioni si fanno in silenzio? A dire la verità è chi usa violenza sulle donne che conta sul silenzio. Solo chi non conosce i percorsi delle donne che attraversano il tunnel della violenza di genere può restare in silenzio o non capire quanto è importante parlarne anche attraverso la grande cassa di risonanza di una influencer".

(fotogramma)

Arisa

Come una sorella minore che però sa di dover difendere il fratello più grande e più fragile sul palco, mettendo da parte le sue, di fragilità. Arisa magra, Arisa ingrassata, Arisa con le smagliature esibite: a Sanremo non è stata niente di tutto questo, perché ha frantumato tutte le possibili critiche con quel "Gianlù, abbiamo fatto un casino" e con quel grazie a Grignani "per la tua voglia di vivere".

(agf)

Elodie

Ho visto uomini felicemente omosessuali dichiarare il loro cedimento davanti alle sue esibizioni sul palco, e donne altrettanto felicemente etero fare lo stesso. Nella serata delle cover ha scelto di cantare American woman con BigMama, che ha 23 anni, è di Avellino e sul palco del Concerto del Primo Maggio scorso raccontava: "Cicciona, fai schifo, vatti a nascondere", mi dicevano. E io ero convinta di meritarmelo, pensavo di non meritare il centro dell'attenzione della mia stessa vita. Fin quando ho iniziato a scrivere e ho iniziato a credere tantissimo in me stessa. E adesso, sono figa!". Elodie, prima dell'esibizione con bacio finale, aveva detto: "Siamo due donne con età diverse, modi di vivere la nostra femminilità diversi, ma la stessa faccia come il culo. Ho amato di lei che è fiera di essere come è. La bellezza è il modo in cui ti esprimi. Sul palco altre quattro donne per i cori: è un pezzo declinato al femminile, per rivendicare il 'women empowerment'. Se potessi, rinascerei donna. Vorrei riuscire a essere portavoce di chi mi segue".

(ansa)

Carla Bruni

Ma davvero c'è chi ha fatto polemica sul digiuno raccontato da Carla Bruni per entrare in una strepitosa tuta, anzi una Combi, di velluto di Versace? Cioè, da una delle più famose top model del mondo, che ha trovato una seconda vita artistica come cantautrice e una seconda vita pubblica come moglie dell'ex presidente francese, che a 55 anni canta Azzurro sul palco di Sanremo vogliamo dire "no Carla, il digiuno è un messaggio sbagliato?". Il suo "Splash" sussurrato alla fine della cover con Colapesce e Di Martino, oltre a essere sensualissimo, è l'unica risposta possibile.

(fotogramma)

Lorella Cuccarini

L'abbiamo fatto tutte, googlare la sua età mentre ballava La notte vola nella serata delle cover in un vestito che era poco più di un body e tacchi a spillo. Ad agosto saranno 58. Se non è bullismo vero questo.

Giovanna Civitillo

E adesso che Amadeus ha aperto un profilo Instagram personale? Finora l'unico profilo era di coppia, e lo gestiva lei. Difficile dire ancora soltanto che è "la moglie di Amadeus" (e ora anche la madre di Josè, sempre in prima fila accanto a lei e ringraziato da non so quanti cantanti perché è lui che porta musica nuova in casa). First lady di Sanremo?

(agf)

Giorgia e Elisa

Le queen, e adesso vogliamo il tour assieme. Se in altri casi le donne sul palco sono sembrate sorelle minori o maggiori degli uomini con cui hanno cantato, qui siamo a sorelle e basta. Il momento in cui Elisa chiude l'acuto su Di sole e d'azzurro e Giorgia chiude gli occhi, annuisce, li riapre e la guarda con gratitudine. Vedi alla voce sorellanza e alla voce donne che amano le donne.

(ansa)

Noemi

Nel duetto della serata cover con Mara Sattei ha fatto la sorella maggiore sgamata, quella che su quel palco ha dato, e che quest'anno non deve stare lì a spiegare perché è dimagrita come fosse un tradimento della causa. E intervistata su Rai 1, al commento del giornalista sul fatto che nella classifica ancora parziale le donne fossero tutte in posizioni basse ha risposto: "Non facciamola una questione di genere. Sono solo canzoni, ragazzi". Basta polemiche sempre, insomma. Ma un peccato per la canzone che Mara Sattei ha portato a Sanremo (scritta da Damiano David) e che parla di violenza sulle donne.

Levante

Prima di arrivare a Sanremo, e nei giorni in cui a Roma un neonato è morto in ospedale soffocato involontariamente dalla madre, stanca dopo il parto e lasciata sola con il bambino nel letto, Levante ha raccontato la sua depressione dopo la nascita, un anno fa, della figlia Alma Futura. A Giovanni Audifreddi aveva raccontato: "Oscillavo tra la gioia di aver dato la vita, di avere Alma tra le mie braccia e la tristezza di non avere più me. Come ne sono uscita? Maturando la consapevolezza che fosse un passaggio obbligato, la mia trasformazione, diventare grande, diventare donna, madre. È stato un momento in cui mi sono dannata per avere la mia vecchia me, ma non poteva più essere. Questa cosa veniva acutizzata dalla presenza di un nuovo essere continuamente attaccato al mio seno. Quindi, aveva il controllo totale e costante del mio corpo. Se penso alla mia indipendenza, alla ricerca della solitudine, con la quale convivo felicemente e che mi aiuta a generare creatività... Questo significava la fine di una concezione di vita". Ma la sua canzone a Sanremo si chiama, appunto, Vivo.