Venezia 76, arriva il 'joker' Joaquin Phoenix
Stasera Venezia si trasformerà in Gotham City per la presentazione di 'Joker', il film dedicato al nemico di Batman e, in generale, a uno dei 'cattivi' più apprezzati del pubblico. Lo spin-off della saga dell'uomo pipistrello, diretto da Todd Philips, vedrà Joaquin Phoenix nei panni del 'villain' travestito da clown in cerca di riscatto dopo essere stato emarginato dalla società. Il film, in scena stasera alla Mostra del Cinema di Venezia e già in odore di Oscar, è ambientato in una Gotham City del 1981 e racconta la trasformazione di Arthur Fleck in Joker, dal suo fallimento da cabarettista fino a diventare una vera e propria mente criminale. Nel cast ci sono anche Robert De Niro, Zazie Beetz e Frances Conroy. Ma intanto, a farla da padrona al Lido, è stato lui, il 'joker' Phoenix
Joker, lo spin-off di Todd Philips in gara per il Leone d'Oro, si allontana molto dall'immaginario del fumetto: non c'è Batman se non un giovanissimo Bruce Wayne e Gotham City assomiglia molto a una New York violenta e lurida dove da due settimane c'è lo sciopero della raccolta dell'immondizia e i ratti scorrazzano per le strade.
Joaquin Phoenix è il Joker - Il trailer del film in sala il 3 ottobre
'Joker', il 'final trailer' del film di Todd Philips con Joaquin Phoenix e Robert De Niro
Quando le frustrazioni e i soprusi oltrepassano il limite di sopportazione, Arthur diventa il Joker e niente sarà più come prima. Applausi in sala delle conferenze e ovazione per Phoenix che, dopo tre nomination, potrebbe aver trovato il ruolo della carriera, quello che lo potrebbe coronare nella notte gli Oscar. A Venezia Phoenix ha già conquistato la Coppa Volpi per The Master ma si candida seriamente anche quest'anno.
"È un film in cui ci siamo presi molta libertà - racconta il regista Todd Phillips (una carriera nelle commedie compresa la trilogia di successo di Una notte da leoni) - è un racconto influenzato da film con cui sono cresciuto e da grandi personaggi degli anni Settanta, film di Martin Scorsese come Taxi Driver o Toro scatenato ma anche un film muto come L'uomo che ride del 1928. Fin dall'inizio sapevamo di voler fare una cosa molto diversa rispetto ai film del passato, ci siamo sentiti liberati perché non avevamo nessun limite. È stato difficile convincerle la DC e gli Studio ma quando si sono convinti sono stati di grande sostegno".
Per il regista Arthur "è un uomo in cerca identità, genuinamente voleva portare gioia nel mondo. Non aveva nessuna intenzione di diventare un simbolo politico o di infiammare la società, certo durante il film finisce per prendere qualche decisione sbagliata. Il film può essere visto attraverso lenti diverse e qualcuno gli darà una lettura politica ma Joker è soprattutto un discorso sulla mancanza di empatia che abbiamo osservato mentre lo scrivevamo".
Per Joaquin Phoenix il motivo per aggiungere un suo Joker all'elenco di quelli della storia del cinema "era il fatto che saremmo andati per conto nostro, per cui non ho fatto nessun riferimento ad altri film o attori. Ci abbiamo messo molto tempo per trovare Alfred e il personaggio si è evoluto parecchio durante le riprese, fino all'ultimo abbiamo scoperto nuovi aspetti della sua personalità. Fin dall'inizio Todd mi ha dato un diario vuoto e riempirlo, dopo una certa esitazione, mi è stato di grande aiuto. Ma prima ancora della sceneggiatura gli ho chiesto di fare un provino della mia risata perché la risata era cruciale per trovare Arthur. Mi sono preparato leggendo un libro sui tipi di personalità e come queste risultano in certe azioni, non ho fatto combaciare la sua con una in particolare ma ho avuto la libertà di scegliere a cosa fare riferimento. Non volevo che uno psichiatra potesse identificarlo ma per la sua risata mi sono ispirato a certe risate che abbiamo visto in alcuni video, di persone che soffrono e le cui risate risultano dolorose".
Il regista risponde sulla violenza del film, che sarà nelle sale italiane il 3 ottobre, "un film violento non più di Wick 3 ma qui fa più effetto perché la violenza è raccontata in modo realistico, è un pugno nello stomaco". Ma per Phoenix l'importanza di entrare nel corpo e nella mente di Arthur "risiedeva nella ricerca di luce in lui. Non ero interessato solo ai suoi tormenti ma anche alla sua lotta nella ricerca della felicità, al suo bisogno di essere amato. Io non l'ho mai visto come un uomo tormentato, per noi è stato talmente tante cose che l'uomo che era all'inizio delle riprese è diventato totalmente diverso alla fine. Il personaggio è evoluto in continuazione, più imprevedibile era, meglio era per noi".