Venezia 78, l’Italia punta al Leone
di Arianna Finos , di Arianna FinosC'è chi ritorna dopo vent'anni, chi è una presenza abituale, chi s'affaccia per la prima volta dopo essere stato scoperto in altri lidi. Cinque autori italiani in concorso alla Mostra di Venezia, non succedeva dal 1984 e se capita oggi, spiega il direttore Alberto Barbera, "non è per sostenere il nostro cinema in difficoltà, ma per testimoniare uno stato di grazia". Sono tutti film di rilevanza internazionale, generazioni e storie diverse, diari intimi o racconti di grande respiro produttivo, thriller e ritratti di figure chiave della nostra cultura. I gemelli Fabio e Damiano D'Innocenzo sono i primi in ordine alfabetico, 33 anni e due film per ritagliarsi un ruolo nella scena internazionale. Dopo La terra dell'abbastanza e Favolacce, applauditi (e premiati) alla Berlinale, con America Latina arrivano alla Mostra: "Abbiamo inseguito con tenacia questo palcoscenico e ora, con responsabilità e umiltà, ci rimett…
C'è chi ritorna dopo vent'anni, chi è una presenza abituale, chi s'affaccia per la prima volta dopo essere stato scoperto in altri lidi. Cinque autori italiani in concorso alla Mostra di Venezia, non succedeva dal 1984 e se capita oggi, spiega il direttore Alberto Barbera, "non è per sostenere il nostro cinema in difficoltà, ma per testimoniare uno stato di grazia". Sono tutti film di rilevanza internazionale, generazioni e storie diverse, diari intimi o racconti di grande respiro produttivo, thriller e ritratti di figure chiave della nostra cultura. I gemelli Fabio e Damiano D'Innocenzo sono i primi in ordine alfabetico, 33 anni e due film per ritagliarsi un ruolo nella scena internazionale. Dopo La terra dell'abbastanza e Favolacce, applauditi (e premiati) alla Berlinale, con America Latina arrivano alla Mostra: "Abbiamo inseguito con tenacia questo palcoscenico e ora, con responsabilità e umiltà, ci rimettiamo allo sguardo degli spettatori". Ambientato a Latina, città del Lazio, il film che ha come protagonista assoluto Elio Germano "è una storia d'amore, e come tutte le storie d'amore è quindi un thriller".
Attesissimo, rinviato più volte a causa della pandemia, lo spettacolare ritorno di Gabriele Mainetti, sei anni dopo Lo chiamavano Jeeg Robot, con Freaks out (scritto ancora con Nicola Guaglianone). Nella Roma del '43 quattro "fenomeni" da circo cercano una via di fuga dalla città occupata dai nazisti. Budget molto alto (si parla di 11 milioni di euro), effetti speciali complessi e un cast guidato da Claudio Santamaria, con Pietro Castellitto e Giorgio Tirabassi. Per Mainetti "il film nasce da una sfida, ambientare sullo sfondo della pagina più cupa del Novecento un film che fosse racconto d'avventura, romanzo di formazione e riflessione sulla diversità". Il film di Michelangelo Frammartino è stato un colpo di fulmine per Barbera. Il buco è l'Abisso del Bifurto, una delle grotte più profonde del mondo. Nel boom anni 60, mentre nel Nord si costruisce l'edificio più alto d'Europa, un gruppo di giovani speleologi nel 1961 fa una grande scoperta nell'altopiano calabrese.
Mario Martone, dopo Il sindaco del Rione Sanità, con Qui rido io affronta la figura chiave del teatro italiano Eduardo Scarpetta, affidando a Toni Servillo (che è in tre film alla Mostra) il ruolo del padre naturale di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo. Tanti successi e una disputa con D'Annunzio per Il figlio di Iorio, parodia dell'opera del Vate, sfociato in un clamoroso processo per plagio che fece storia. "Eduardo non volle mai parlare di Scarpetta come padre ma solo come autore e quando Peppino lo ritrasse spietatamente in un'autobiografia gli tolse il saluto. Prima di morire un amico scrittore gli chiese 'Scarpetta era un padre severo o cattivo?', Eduardo: 'Era un grande attore'. Il mio film è l'immaginario romanzo di Scarpetta e della sua tribù".
C'è qualcosa di intimo ed emozionante nel ritorno di Paolo Sorrentino alla Mostra a vent'anni da uno dei suoi film più belli, L'uomo in più, ancora con Toni Servillo. È stata la mano di Dio (che batte bandiera Netflix ma uscirà in sala) per il regista napoletano significa "tornare a casa", girare a Napoli il suo film "personale, romanzo di formazione allegro e doloroso", nella città degli anni Ottanta, tra la passione eterna per Maradona e i genitori perduti troppo presto. Su Instagram posta la foto del suo alter ego riccioluto nel film: "Da ragazzi il futuro ci sembra buio. Barcollanti tra gioie e dolori, ci sentiamo inadeguati. E invece il futuro è là dietro. Bisogna aspettare e cercare. Poi arriva. E sa essere bellissimo. Di questo parla il film. Senza trucchi, questa è la mia storia e, probabilmente, anche la vostra".
Fuori concorso ("non è stato facile scegliere, ma alla fine tutti hanno accettato perché volevano essere in quest'edizione", dice Barbera) Il bambino nascosto di Roberto Andò con Silvio Orlando maestro di piano che si prende cura del figlio di un camorrista. Ancora Orlando con Toni Servillo in Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, in un carcere in dismissione cambiano i rapporti tra agenti e detenuti. Molto atteso La scuola cattolica di Stefano Mordini, dal premio Strega di Edoardo Albinati, racconto generazionale che tocca la strage del Circeo.