Venezia 79, 'Passione cinema', il doc di Francesco Ranieri Martinotti

Venezia 79, 'Passione cinema', il doc di Francesco Ranieri Martinotti
Al Lido la passione per il cinema italiano e francese visto dai protagonisti
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PARIGI - Non esiste coppia cinematografica più prolifica. Amanti e amici, complici e rivali, la lunga storia tra francesi e italiani su grande schermo è segnata da un'irresistibile attrazione, trainata dalla comune Passione Cinema, titolo del documentario Francesco Ranieri Martinotti presentato a Venezia nell'ambito di Focus France organizzato da Roberto Stabile. Quanti ricordi in questo un amarcord attraverso le testimonianze di artisti. Ranieri Martinotti e il produttore Enrico Castaldi hanno immaginato un racconto corale che è anche un invito a rilanciare gli scambi tra le due culture. Senza il realismo poetico francese degli anni Trenta non ci sarebbe stato il neorealismo italiano del dopoguerra, che a sua volta ha ispirato la Nouvelle Vague, matrice di tanti cineasti ancora oggi.

Come Toni Servillo, cresciuto nel mito dei film di Truffaut e Godard, o Gianluca Farinelli che deve il suo nome al regista de Il Disprezzo, anche Bellocchio si considera un discepolo della Nouvelle Vague. "Erano dei grandi maestri che forzavano la realtà diversamente da quello che facevano altri in Italia" ricorda il regista andatosi a cercare Oltralpe un "grande attore borghese" per Salto nel vuoto, ovvero Michel Piccoli. E così Ettore Scola ha chiamato Fanny Ardant per La Famiglia, forse anche perché le attrici francesi hanno "una temperatura diversa", come osserva Valeria Golino nel documentario, facendo trasparire una certa invidia. "Non esiste nel cinema italiano, a parte forse Silvana Mangano, un misto di ghiaccio e bollente come Catherine Deneuve". La bellezza di Sophia Loren e Claudia Cardinale travolge i francesi anche se le italiane devono sconfiggere qualche pregiudizio e malignità. "Dicevano che avevano fatto carriera solo perché erano in coppia con dei produttori" ironizza Dominique Besnard, agente di tante star. Monica Bellucci però ha trovato opportunità professionali che non aveva in patria. "Sono arrivata in un momento in cui c'era un forte rinnovamento del cinema francese" ricorda l'attrice che si lanciò nella sfida di Irréversible di Gaspard Noé.

L'attore Mathieu Almaric parla di un italiano che lo accompagna ogni giorno: Marcello Mastroianni in Otto e mezzo che rappresenta l'umana fragilità di ogni avventura artistica. Il regista premio Oscar, Michel Hazanavicius, confida la sua ammirazione per Alberto Sordi, "il più grande attore del Novecento". I francesi scoprono l'improvvisazione italiana, "quel grande bordello sul set" che incanta Ardant mentre Deneuve in Fatti di gente per bene di Mauro Bolognini, scopre la raffinatezza delle scenografie di Piero Tosi ma rimane inorridita dai rumori dei tecnici durante le riprese. In Francia, il fonico detta il silenzio totale prima del ciak. Sono entrate a far parte dell'immaginario coppie mitiche. Gérard Philipe e Gina Lollobrigida in Fanfan la Tulipe. Jean Gabin e Isa Miranda in Au-delà des grilles. Aldo Fabrizi e Gaby Morlay in Prima comunione. Yves Montand e Silvana Mangano in Uomini e lupi, anche se in questo caso si tratta di due italiani: Montand per l'anagrafre è Ivo Livi. Amanti aristocratici come Alain Delon che sposa Claudia Cardinale ne Il Gattopardo, crudeli come François Périer che vuole depredare Giulietta Masina in Le Notti di Cabiria, fidanzate ciecamente sottomesse come Deneuve in ginocchio davanti a Mastroianni in La Cagna.

Nel 1964 le coproduzioni hanno registrato un picco storico di 125 film, per poi diminuire inesorabilmente a qualche decina. E spesso si tratta ora di collaborazioni finanziarie e poco artistiche. Il Trattato del Quirinale, l'accordo bilaterale firmato tra Emmanuel Macron e Mario Draghi nel novembre scorso, prevede un capitolo per rilanciare proprio le coproduzioni ma non è detto che con il cambio di governo a Roma si continui nell'obiettivo. Il legame rimane forte. Monica Vitti si è conquistata la copertina di Libération all'indomani della sua scomparsa e un giardino nel Marais è intestato a lei. La politica può fare e disfare, ma resta un immaginario comune più forte, da riscoprire e reinventare. "Ho sempre considerato Parigi una periferia dell'Italia, e Roma una periferia della Francia" diceva Marco Ferreri. Tognazzi insieme a Mastroianni, Noiret, Michel Piccoli e Andréa Ferréol per quell'orgia di sensi che è La Grande Abbuffata e fa capire che il vero legame tra italiani e francesi è carnale.