Boxe, il presidente D’Ambrosi: “In 8 a Parigi è già un capolavoro. Ma dopo i Giochi li voglio tutti professionisti”

Boxe, il presidente D’Ambrosi: “In 8 a Parigi è già un capolavoro. Ma dopo i Giochi li voglio tutti professionisti”

Il n.1 della federazione si gode il bel momento del pugilato italiano, sia a livello olimpico che Pro. “Se arriveranno podi ad agosto, a settembre le palestre saranno ancora più piene”

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“Otto qualificati alle Olimpiadi sono un risultato eccezionale, e potevamo persino andare meglio. Nell’ultimo preolimpico di Bangkok potevamo arrivare a nove. Sarebbe bastato un pizzico di fortuna in più, tipo non incrociare la thailandese padrone di casa, peraltro ottima pugile, in semifinale”. Il presidente federale, Flavio D’Ambrosi, si gode il bel momento della boxe italiana, pronta a spiccare il volo per Parigi.

Presidente, quali prospettive per Parigi?
“Quelle di conquistare una auspicatissima medaglia femminile, e con speranza di tornare sul podio anche con quella maschile. E non mi fermo mica a due, sia ben chiaro. Con qualche sorteggio non troppo duro chissà che non si arrivi a prenderne anche una terza”.

Sarebbe un bel colpo per tutto il movimento
“Certo, perché parliamoci chiaro. Con i podi olimpici ad agosto, a settembre si riempiono le palestre…”

Il ministro Abodi ha parlato recentemente di eventi sportivi che costano troppo allo Stato…
“Il ministro, che tra l’altro sostiene molto il pugilato, non si riferiva di certo a noi. Faccio l’esempio del preolimpico di Busto Arsizio. E’ stato sostenuto autonomamente, un prodigio organizzativo che ha portato un indotto anche agli imprenditori locali”.

Una federazione come fa crescere il proprio sport?
“Noi ad esempio ogni anno abbiamo voluto un evento. Tra mondiali ed europei, anche giovanili. E questo è molto importante per l’immagine a livello internazionale”.

Si decolla per Parigi, ma le prospettive per la boxe a Los Angeles restano nebulose.
“Sono un inguaribile ottimista. Avevo detto che ci saremo stati a Parigi e così è stato. Ci saremo anche negli Stati uniti tra 4 anni”.
Però l’Iba (ente non più riconosciuto dal Cio da tempo, ndr) non perde l’occasione di dare sfoggio di potenza.
“Il Coni ha posizioni che non lasciano dubbi e, come il Cio, sta andando verso una situazione di abbandono dell’Iba e conversione verso un nuovo organismo. Però due cose devono essere chiare. La prima è che la nuova federazione sia in grado di organizzare europei e mondiali, la seconda è che l’Italia sia ben rappresentata”.

A proposito di Iba, ha promesso premi ai pugili che conquisteranno medaglie.
“I ragazzi fanno sacrifici e non mi dispiace che guadagnino. Però io, in una ottica di purezza dello sport olimpico, credo nel dilettantismo e penso che debba essere propedeutico al passaggio al professionismo. Per questo motivo, dopo Parigi chiederò a tutti i nostri pugili di passare Pro”.

A proposito di professionismo, qualcosa si sta muovendo
“Nel 2017 il movimento professionisti era alla canna del gas. Noi lo abbiamo risollevato con importanti investimenti economici, rilanciando i titoli italiani e anche agevolando la divulgazione via streaming come sul vostro sito. E poi Milano, Palermo, Bologna. I palazzetti sono tornati a riempirsi. Solo quest’anno in Italia si sono disputati un centinaio di match titolati, parecchi con il tricolore in palio”.

Ma il ritorno agli antichi fasti è possibile?
“Servirebbe un Sinner, che potrebbe anche uscire dal dilettanti. Ricordiamo Zhang, Joshua, Usyk, Da dove sono partiti? Dai Giochi. Stiamo inoltre a vedere pugili che hanno preso altre strade, come Guido Vianello che sta facendo benissimo negli Stati Uniti”.

Quindi un Sinner del ring e ci siamo?
“Il pugilato è uno sport complesso, servono anche società organizzatrici di eventi che vadano verso la direzione dell’impresa, come in altri paesi dove la boxe è all’avanguardia. Perché la federazione può andare fino ad un certo punto, poi ci vuole altro”.

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