L'uomo del giorno. Alaba, il magnifico 'collega' che tutti vorrebbero

David Alaba (ansa)
E' il simbolo dell'Austria, destinato forse a non vincere nulla con la sua nazionale ma pronto a farsi in quattro per lei. In campo e fuori. Dopo l'Europeo lo aspetta il Real Madrid
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In ogni ufficio, in ogni redazione, in ogni reparto c'è un collega che gioca a pallone molto meglio degli altri perché "ha sfiorato il professionismo", oppure "se non si fosse rotto una gamba...", o anche "a un certo punto ha conosciuto una donna". Un vicino di scrivania che al calcetto del giovedì sera tutti vogliono in squadra, perché la sua capacità di capire al volo una situazione tattica trasforma gli asini in puledri, e chi ti mette da solo davanti al portiere è il più prezioso dei compagni di lavoro. Ecco, nell'Austria c'è un "collega" del genere e si chiama David Alaba, un campione totalmente fuori scala rispetto a un movimento calcistico comunque in forte crescita, una specie di one-man-band come in passato se ne sono visti tanti (pensiamo a Giggs nel Galles, a Litmanen nella Finlandia, oppure oggi ad Haaland nella Norvegia), assi destinati a non vincere probabilmente n…

In ogni ufficio, in ogni redazione, in ogni reparto c'è un collega che gioca a pallone molto meglio degli altri perché "ha sfiorato il professionismo", oppure "se non si fosse rotto una gamba...", o anche "a un certo punto ha conosciuto una donna". Un vicino di scrivania che al calcetto del giovedì sera tutti vogliono in squadra, perché la sua capacità di capire al volo una situazione tattica trasforma gli asini in puledri, e chi ti mette da solo davanti al portiere è il più prezioso dei compagni di lavoro. Ecco, nell'Austria c'è un "collega" del genere e si chiama David Alaba, un campione totalmente fuori scala rispetto a un movimento calcistico comunque in forte crescita, una specie di one-man-band come in passato se ne sono visti tanti (pensiamo a Giggs nel Galles, a Litmanen nella Finlandia, oppure oggi ad Haaland nella Norvegia), assi destinati a non vincere probabilmente niente con la loro nazionale perché il bacino nel quale pescare i giocatori è troppo ristretto, e dunque è meno improbabile trovare a caso un fuoriclasse che non undici elementi di buon livello.

Il "collega" a quel punto ha due scelte: prendere questo tipo di impegni come una scocciatura destinando il meglio delle proprie energie ai club, oppure mettercela tutta per spingere la propria nazionale il più avanti possibile, come per esempio fece Gareth Bale nel 2016 portando di peso il Galles in semifinale. Alaba ha scelto da tempo la seconda strada, recitando ogni parte in commedia pur di dare all'Austria qualcosa di tangibile. L'altra sera la sua partita contro la Macedonia del Nord è stata esemplare: è partito da difensore centrale, è passato terzino sinistro (i due ruoli che ha ricoperto negli ultimi dieci anni al Bayern), ha chiuso da centrocampista-regista di fascia mancina, da dove ha sfornato per Gregoritsch un cross basso talmente perfetto che - la punta dell'Augsburg non ce ne voglia - avrebbe fatto gol anche il collega un po' sovrappeso dell'ufficio vendite. Poi, essendo Alaba in tutta evidenza il leader non solo tecnico ma anche morale della squadra del c.t. Franco Foda, quando Marko Arnautovic ha siglato il 3-1 e ha cominciato a prendersela con il mondo da imperscrutabile e lunatico talento qual è sempre stato - ce l'aveva con gli avversari? con il c.t. che l'aveva tenuto in panchina? con l'inquinamento globale? - Alaba gli è saltato addosso e senza alcuna delicatezza gli ha preso la bocca fra le mani e gliel'ha chiusa, a evitare che un momento di felicità partorisse conseguenze disciplinari rovinose. E siccome soltanto il giorno prima ci eravamo commossi perché un altro capitano aveva salvato la vita a un compagno aprendogliela (la bocca), ripensare alle molte arti di cui deve disporre un uomo con la fascia al braccio è stato un attimo.

Alla fine dell'Europeo David Alaba raggiungerà la sua nuova squadra, il Real Madrid: dopo dieci campionati e due Champions con il Bayern, la stella austriaca - ormai simbolo di Vienna come la Sacher, lui che è figlio di un dj nigeriano e di un'infermiera filippina - ha firmato per cinque anni perché c'è un'eredità da raccogliere, quella di Sergio Ramos. Una sciocchezza. Ah, di passaggio e senza fare troppo rumore, prima dell'Europeo ha fatto avere all'Austria Vienna, lo storico club nel quale aveva mosso i primi passi, un sostanzioso contributo per evitare il fallimento. Che magnifico collega, il caro David.