Nazionale, Mancini pronto a cambiare l'Italia. Con il Galles maxi turnover

Roberto Mancini e Ciro Immobile (ansa)
Con la qualificazione agli ottavi di finale già in tasca il ct - aiutato anche dal cambio di regolamento - userà forze fresche per la terza sfida nel girone
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FIRENZE - Preannuncia Mancini, a scanso di fraintendimenti, che domenica contro il Galles l'Italia giocherà per vincere. In fondo è del tutto implicito, per una squadra capace di dieci vittorie consecutive nelle ultime dieci partite e di ventiquattro nelle ultime ventinove, ormai a un passo dall'eguagliare il record della Nazionale di Pozzo, quello dei trenta risultati utili consecutivi. Ma la puntualizzazione del ct vale soprattutto a sottolineare un altro concetto: lui e i suoi giocatori non si accontentano, non rischiano l'appagamento, tanto meno cadono nella trappola del subconscio, che fa lampeggiare all'orizzonte la spia dell'avversaria più probabile nei quarti di finale, in caso di primo posto nel girone A: il Belgio capoclassifica Fifa. Una squadra forte - e conscia della propria forza - non fa calcoli di questo genere, né rischia di minare la propria autostima frenando in discesa.

FIRENZE - Preannuncia Mancini, a scanso di fraintendimenti, che domenica contro il Galles l'Italia giocherà per vincere. In fondo è del tutto implicito, per una squadra capace di dieci vittorie consecutive nelle ultime dieci partite e di ventiquattro nelle ultime ventinove, ormai a un passo dall'eguagliare il record della Nazionale di Pozzo, quello dei trenta risultati utili consecutivi. Ma la puntualizzazione del ct vale soprattutto a sottolineare un altro concetto: lui e i suoi giocatori non si accontentano, non rischiano l'appagamento, tanto meno cadono nella trappola del subconscio, che fa lampeggiare all'orizzonte la spia dell'avversaria più probabile nei quarti di finale, in caso di primo posto nel girone A: il Belgio capoclassifica Fifa. Una squadra forte - e conscia della propria forza - non fa calcoli di questo genere, né rischia di minare la propria autostima frenando in discesa.

L'aspetto psicologico

Un altro tipo di calcolo, però, è certamente ammesso, perché il tabellone offre adesso la ghiottissima occasione di concedere alla maggioranza dei protagonisti dei successi contro Turchia e Svizzera dieci giorni di riposo prima dell'ottavo di finale, che si giocherà comunque il 26 giugno, a Londra o ad Amsterdam a seconda del piazzamento degli azzurri. Il turnover massiccio è un'opportunità, a maggior ragione nel calcio della pandemia recitato da attori spossati dal calendario compresso e reduci da due stagioni praticamente sovrapposte: i muscoli milionari sono sottoposti a pericolose sollecitazioni, come hanno confermato gli infortuni di Florenzi e Chiellini e prima ancora quelli di Sensi e Pellegrini, con Verratti costretto a lunga convalescenza. Preservare gli stanchi eroi popolari il più possibile è cosa buona e giusta. Non è inoltre secondario l'aspetto psicologico. Il ct, che non parla mai a vanvera, teorizza l'intercambiabilità assoluta degli interpreti del suo sistema offensivista, assimilato da tutti: farli ruotare, a qualificazione acquisita, significa ampliare al massimo la partecipazione della rosa all'Europeo e cementare ulteriormente il gruppo. Al Mondiale 2006 tutti scesero in campo, tranne i due portieri Peruzzi e Amelia, riserve di Buffon: è questo il modello di gestione, più o meno dichiarato, di ogni commissario tecnico. Pescare nella storia azzurra, nel manuale del perfetto turnover, non è un esercizio passatista. Due predecessori di Mancini, Zoff e Conte, si sono ritrovati nella sua stessa invidiabile condizione alla terza partita dell'Europeo: con la qualificazione in tasca grazie alle due vittorie nelle prime due giornate, hanno potuto pianificare il turnover e ne hanno approfittato con identica percentuale di cambiamenti nella formazione tra la seconda e la terza gara: hanno sostituito otto giocatori. La situazione attuale è identica nelle premesse: dieci giorni di intervallo tra la seconda vittoria e l'inizio della fase a eliminazione diretta.

Del Piero riserva di lusso

A Euro 2000 Zoff vinse all'esordio dell'11 giugno (2-1 alla Turchia, gol di Conte e di Inzaghi su rigore) e fece il bis il 14 col Belgio (2-0, gol di Totti e Fiore). Il quarto di finale - all'epoca il torneo era a 16 squadre - sarebbe stato in programma il 24 giugno, se l'Italia avesse intascato il primo posto nel girone. La scelta della formazione della terza partita, in programma il 19 giugno con la Svezia, fu ponderata: gli otto nuovi innesti non preclusero il terzo successo consecutivo, un 2-1 firmato dalle riserve (fa strano dirlo) Di Biagio e Del Piero. Nello specifico, dei titolari della seconda partita, furono riproposti solo il portiere Toldo, Maldini e Iuliano. Entrarono Ferrara per Cannavaro, Negro per Nesta, Pessotto per Zambrotta, Di Livio per Fiore, Di Biagio per Albertini, Ambrosini per Conte, Montella per Inzaghi e Del Piero per Totti. La formazione titolare venne poi ripristinata con la Romania il 24 giugno: 2-0, con gol di Totti e Inzaghi, e ingresso nella famosa semifinale di Amsterdam con l'Olanda, in 10 contro 11 per la precoce espulsione di Zambrotta. Fu la notte di Toldo eroe ai rigori. Poi soltanto il golden gol di Trézéguet regalò alla Francia il titolo.

La rivoluzione di Villeneuve

Proprio in Francia, cinque anni fa, Conte partì altrettanto bene: 2-0 al Belgio il 13 giugno (gol di Giaccherini e Pellé), 1-0 alla Svezia il 17 (gol di Eder). La terza partita con l'Irlanda, il 22 a Villeneuve d'Ascq, sobborgo di Lilla, si prospettava come un prezioso e lungo intermezzo prima dell'ottavo di finale. Il ct lo sfruttò per rivoluzionare la squadra con gli otto cambi canonici. Rimasero titolari solo Barzagli, Bonucci e Florenzi (con spostamento di ruolo, dalla fascia a centrocampo). Entrarono Sirigu per Buffon, Ogbonna per Chiellini, Bernardeschi per Candreva (infortunato), Sturaro per Parolo, Thiago Motta per De Rossi, De Sciglio per Giaccherini, Zaza per Pellé, Immobile per Eder. Finì 1-0 per gli irlandesi, con gol del carneade Robbie Brady, solo omonimo dell'ex sampdoriano e juventino Liam. Fu una sconfitta indolore, perché il 27 giugno gli azzurri riposati (l'unica eccezione rispetto al totale ripristino della formazione iniziale della seconda partita fu De Sciglio per Candreva) vinsero 2-0 con la Spagna, grazie ai gol di Chiellini e Pellé. La successiva uscita ai quarti di finale con la Germania allora campione del mondo fu figlia dell'epilogo ai rigori, con gli errori di Zaza, Pellé, Bonucci e Darmian, ma soprattutto dei contrattempi, col centrocampo decimato: Candreva e De Rossi infortunati, Motta squalificato per il cartellino giallo rimediato con la Spagna.

Il dilemma Verratti

Ora Mancini, che ha già utilizzato 19 giocatori, ha lo stesso vantaggio di Zoff e Conte: può programmare, dosare le energie dei suoi discepoli, valutarne non solo gli infortuni, ma anche gli acciacchi, per confezionare la formazione da opporre domenica ai gallesi. E' già ovvia la rinuncia a Chiellini per la contrattura alla coscia sinistra. E non è ancora scontato l'impiego dall'inizio di Verratti, il cui infortunio di inizio maggio al legamento collaterale del ginocchio destro potrebbe consigliare ulteriore gradualità nel ritorno in campo. Prima di Italia-Svizzera ha già giocato venti minuti nella partitella a Coverciano con la Primavera del Pescara, ora potrà misurare i progressi atletici in quella con la Primavera della Cremonese: il punto del professor Ferretti, capo del settore medico, sarà fondamentale. Nel frattempo, comunque, rispetto ai due colleghi che lo hanno preceduto nel rebus del turnover, Mancini ha un vantaggio oggettivo: il cambio provvisorio del regolamento, che sotto la pandemia ha allargato le rose dell'Europeo da 23 a 26 giocatori. Non è dunque da escludere che il ct attinga di più alla panchina e che batta un altro dei tanti record già infranti, superando il tetto degli otto cambi. I dati atletici potranno contribuire a risolvere il dubbio tra una metamorfosi quasi totale e sostituzioni più contenute. Di sicuro, oltre al rimpiazzo forzato di Chiellini (probabilmente con Acerbi o con Bastoni, se anche Bonucci venisse preservato e Acerbi passasse al centro), all'opportunità di non accelerare il rientro di Florenzi dal lieve infortunio muscolare e alle incognite su Verratti e sull'eventuale avvicendamento di Donnarumma con Sirigu (o Meret), ci sono dodici azzurri che fremono per scendere in campo dall'inizio: in difesa Di Lorenzo, Toloi, Acerbi, Bastoni ed Emerson, a centrocampo Pessina, Cristante e Castrovilli, in attacco Chiesa, Belotti, Bernardeschi, Raspadori. Acerbi, Di Lorenzo, Toloi, Pessina, Cristante, Chiesa, Belotti e Bernardeschi hanno assaggiato l'Europeo e adesso vorrebbero dare il primo vero morso. Castrovilli e Raspadori sperano di salire almeno un po' sul palcoscenico.