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Gigi Riva: "Io ci credo, questo gruppo è unito come quello del '68"

Gigi Riva, 76 anni 
L'ex campione azzurro e del Cagliari spiega perché la Nazionale di Mancini può farcela: "Volontà ferrea, fiducia in se stessi e un livello di gioco alto. Questi ragazzi sono convincenti". E sui singoli: "Barella ha serietà e personalità. A Immobile dico: tieni duro, c'è ancora una finale per segnare"
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LONDRA. Gigi Riva, 53 anni dopo c'è un'altra Nazionale che può vincere l'Europeo, come quella che ci riuscì nel 1968 col 2-0 alla Jugoslavia, firmato da lei e da Anastasi.
"Questa è una squadra per la quale mi viene subito un aggettivo che in fondo la riassume perfettamente: bella. Credo che dica tutto".

Altre due volte l'Italia è arrivata in finale, nel 2000 sfiorando il titolo con Zoff e nel 2012 con Prandelli. Perché questa di Mancini potrebbe farcela?
"Perché è molto convincente. Vedo volontà ferrea, voglia di fare, un gruppo unito, un bell'ambiente. E perché gioca davvero bene. Mi colpisce" .

Per che cosa soprattutto?
"Per il fatto che questi giocatori hanno evidente consapevolezza delle proprie capacità. Sanno di essere superiori, come squadra, e quando vanno in campo hanno la determinazione di chi non dubita di se stesso".

LONDRA. Gigi Riva, 53 anni dopo c'è un'altra Nazionale che può vincere l'Europeo, come quella che ci riuscì nel 1968 col 2-0 alla Jugoslavia, firmato da lei e da Anastasi.
"Questa è una squadra per la quale mi viene subito un aggettivo che in fondo la riassume perfettamente: bella. Credo che dica tutto".

Altre due volte l'Italia è arrivata in finale, nel 2000 sfiorando il titolo con Zoff e nel 2012 con Prandelli. Perché questa di Mancini potrebbe farcela?
"Perché è molto convincente. Vedo volontà ferrea, voglia di fare, un gruppo unito, un bell'ambiente. E perché gioca davvero bene. Mi colpisce" .

Per che cosa soprattutto?
"Per il fatto che questi giocatori hanno evidente consapevolezza delle proprie capacità. Sanno di essere superiori, come squadra, e quando vanno in campo hanno la determinazione di chi non dubita di se stesso".

Quanto incide il desiderio di riscatto, per parecchi tra loro, dal Mondiale mancato nel 2017?
"Io credo che incida di più questo straordinario senso di sicurezza. Sono al massimo del rendimento, in questa fase della loro storia in Nazionale, e non hanno bisogno di nasconderlo a nessuno, senza che questo sconfini in presunzione".

Vede analogie con qualche Nazionale del passato, lei che ne ha viste proprio tante, nei 9 anni da giocatore e poi nei 23 da team manager?
"L'analogia la vedo principalmente con la nostra, quella che vinse l'Europeo del 1968 con Valcareggi. Eravamo anche noi una buona squadra, avevamo anche noi un buon ambiente e un livello tecnico alto. Qui è certamente alto il livello del gioco".

Merito di Mancini, che lei conobbe, da dirigente, come giocatore azzurro?
"Lo ricordo taciturno, molto serio sul lavoro, concentrato. Ora lo vedo un po' cambiato: sempre serissimo sul lavoro, ma perfettamente a suo agio. Dice sempre le parole giuste".

Anche lo staff, da Oriali a Vialli a De Rossi, è pieno di sue vecchie conoscenze.
"Oriali ormai è in Nazionale da una vita, Vialli e De Rossi sanno come muoversi in una situazione che padroneggiano. Vedo le persone giuste al posto giusto".

Qual è allora l'ostacolo al titolo europeo?
"Arrivati a questo punto, bisogna avere tanta fiducia, anche perché le cifre parlano chiaro. L'Italia ha giocato partite meravigliose in questo Europeo e comunque non si arriva per caso a metterne in fila 33 senza sconfitta".

Qual è il suo giocatore simbolo del torneo?
"Il nostro Barella: nostro della Sardegna. Ha personalità e serietà, è davvero un bel personaggio. È coraggioso, non ha avuto paura di partire giovane per andare a giocare nell'Inter. È un ragazzo che ha testa, basta sentirlo parlare: dà e darà grandi soddisfazioni".

Che effetto le ha fatto sentirlo dichiarare l'orgoglio di essere sardo ed erede di Gigi Riva in Nazionale, lui cresciuto nella scuola calcio che porta il suo nome?
"Nicolò dice queste cose perché è sensibile. Io l'ho conosciuto solo da ragazzino, quando non era ancora Barella. Lo vedo ora adulto, maturo, consapevole. Dobbiamo essere fieri di lui".

C'è un solo azzurro criticato in questa Nazionale e fa l'attaccante: che cosa direbbe a Immobile?
"Che non è in discussione. Ha sempre dimostrato quello che sa fare. Gli dico di non perdersi d'animo e di tenere duro. Oltretutto ha una finale a disposizione. Magari per segnare un gol molto importante".