Italia-Inghilterra nei duelli chiave fra i terzini e le ali

Roberto Mancini dopo la vittoria con la Spagna (reuters)

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A Wembley domenica sera l'ultimo atto dell'Europeo. Mancini: "Una finale si vince andando a divertirsi".Ma gli avversari fin qui hanno concesso un solo gol
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LONDRA. "Una finale si vince solamente pensando di andare a divertirsi". Mancini dice una frase che sembra un messaggio per l'anima e invece è un fatto profondamente tattico, assolutamente tattico, perché la sua strategia per vincere Euro 2020 è il recupero dei princìpi, dei cardini, filosofici e pratici, con i quali ha scalato le posizioni ed è arrivato fin qui: con la scusa del divertimento (ma un calciatore allegro è sempre meglio di un calciatore depresso), ha perfezionato uno stile che ritiene essenziale ritrovare in finale e applicare alle circostanze.

"Concentrazione e allegria", è il senso: vale a dire mantenere la solidità globale ma recuperare il gus…

LONDRA. "Una finale si vince solamente pensando di andare a divertirsi". Mancini dice una frase che sembra un messaggio per l'anima e invece è un fatto profondamente tattico, assolutamente tattico, perché la sua strategia per vincere Euro 2020 è il recupero dei princìpi, dei cardini, filosofici e pratici, con i quali ha scalato le posizioni ed è arrivato fin qui: con la scusa del divertimento (ma un calciatore allegro è sempre meglio di un calciatore depresso), ha perfezionato uno stile che ritiene essenziale ritrovare in finale e applicare alle circostanze.

"Concentrazione e allegria", è il senso: vale a dire mantenere la solidità globale ma recuperare il gusto del palleggio, il piacere del gioco con la palla e l'ispirazione della creatività dopo che nei tre confronti a eliminazione diretta vi ha dovuto rinunciare, in tutto o in parte, per un motivo o per l'altro. L'Inghilterra dovrebbe permettere questo. È una squadra del tutto diversa da quelle incontrate finora: non ha l'impatto fisico dell'Austria, non il fulminante contropiede del Belgio e non pratica il pressing asfissiante della Spagna (la ragione per la quale l'Italia, per la prima volta nel torneo, non ha dominato nel possesso). Gli inglesi hanno un'identità diversa e un'impalcatura con pochi riscontri a livello internazionale, più classica che moderna ma classica in senso buono: c'è poco o nulla dei concetti tradizionali del calcio inglese (solo la possanza dei difensori centrali e l'agilità delle ali) ma piuttosto una sintesi perfetta di varie contaminazioni, a cominciare dal calcio all'italiana come lo si pensava prima di Mancini.

L'Italia tornerà ad avere la palla, perché l'Inghilterra la concede. Più che pressare, gli inglesi coprono il campo, sono formidabili nella difesa di posizione, con la linea dei quattro ben strutturata e i due mediani (Phillips-Rice) a proteggerla: è una squadra che di rado si lascia pescare impreparata, è rapidissima nel ripristinare le distanze, è difficile che la si scoperchi. Se finora ha preso un solo gol (e su punizione) è perché ha un'occupazione strategica del terreno di gioco assolutamente perfetta, ma è pur vero che gli unici segni di sofferenza li ha mostrati contro la Danimarca, altra squadra che sa palleggiare velocemente, anche se con canoni diversi dall'Italia.

Mancini ha individuato nel gioco basso tra i due centrali, Maguire e Stones, un possibile elemento di vulnerabilità dell'Inghilterra. Dal punto di vista di Southgate, la chiave sarà invece nel confronto diretto ali/terzini, già dirimente in semifinale: Sterling/Di Lorenzo e Saka/Emerson sono duelli in cui gli inglesi sono favoriti, a maggior ragione perché il ct britannico può invertire la posizione dei due esterni o avvicendarli con altri più freschi: Grealish (non un'ala, ma un trequartista che spazia) porta genio, Sancho rapidità, Foden versatilità. Il gioco d'attacco dell'Inghilterra non è orchestrato dal centrocampo (che ha essenzialmente funzioni di pressione, recupero palla e copertura) ma da due registi anomali, Mount e Kane: il primo avanza e verticalizza, il secondo arretra e sventaglia. Ed entrambi si fiondano a finalizzare. Saranno quelli i momenti in cui gli azzurri dovranno lasciar perdere l'allegria, sostituendola con la concentrazione. Nei tre turni precedenti l'hanno saputo fare alla perfezione.