La leggerezza di Mancini: "In fondo è solo una partita"
dal nostro inviato Fabrizio Bocca , dal nostro inviato Fabrizio BoccaLONDRA. "Allora ragazzi state tranquilli: il primo rigore lo tiro io, il secondo Vialli, il terzo De Rossi, il quarto Evani, il quinto Lombardo". La squadra riunita in cerchio, la partita con la Spagna da risolvere, la paura che ti prende e ti tiene in sospeso, il ct che mentre l'Italia pende dalle sue labbra si mette a scherzare sui rigori. Adesso che è venuto il momento, Mancini ripete continuamente la parola "divertire", che tutto sommato è sempre stata la sua maniera di vivere il mestiere del calcio. "I ragazzi sappiano che quella con l'Inghilterra è l'ultima occasione rimasta per divertirsi in questo Europeo". Tutto qui. Non il dover vincere per forza, non la retorica della storia che passa, non il '68 e la famosa monetina, non il tempio di Wembley (che senza più le antiche torri in fin dei conti non è più nemmeno così tempio), ma il divertimento.
LONDRA. "Allora ragazzi state tranquilli: il primo rigore lo tiro io, il secondo Vialli, il terzo De Rossi, il quarto Evani, il quinto Lombardo". La squadra riunita in cerchio, la partita con la Spagna da risolvere, la paura che ti prende e ti tiene in sospeso, il ct che mentre l'Italia pende dalle sue labbra si mette a scherzare sui rigori. Adesso che è venuto il momento, Mancini ripete continuamente la parola "divertire", che tutto sommato è sempre stata la sua maniera di vivere il mestiere del calcio. "I ragazzi sappiano che quella con l'Inghilterra è l'ultima occasione rimasta per divertirsi in questo Europeo". Tutto qui. Non il dover vincere per forza, non la retorica della storia che passa, non il '68 e la famosa monetina, non il tempio di Wembley (che senza più le antiche torri in fin dei conti non è più nemmeno così tempio), ma il divertimento.
Sono passati molti Mancini da 35 anni a questa parte. Nella prima metà degli anni 80 Robi era una scarica elettrica di classe ed energia, un ragazzino prodigio su cui investire tanto, che tutto poteva e cui tutto era permesso, uno con la vita e la carriera in mano. La classe innata di Roberto è tuttora scolpita nel colpo di tacco al pallone spiovente durante Italia-Galles. Eppure esiste anche un Mancini con una vena di malinconia che affonda fino a quegli anni remoti, quando la Nazionale divertiva eccome ma lo fece anche soffrire. Avendo vissuto quelle stesse esperienze, gli chiediamo che cosa significhi Italia-Inghilterra a Wembley soprattutto per lui. Sapendo di andare ad agitare passato e presente come in uno shaker. "Per me è uno dei momenti più importanti della mia carriera - risponde - ho giocato in un'Under 21 straordinaria, sconfitta nel 1986 a Valladolid ai rigori in finale con la Spagna, e in una Nazionale fantastica che perse il Mondiale 1990 in casa nonostante fossimo la squadra migliore. Spero di potermi prendere quelle soddisfazioni che non ho avuto da calciatore".
Siamo alla notte che sintetizza e conclude tre anni di lavoro, nessuno pensava che in Mancini ci fossero tutte queste qualità, che riuscisse proprio lui lì dove tanti hanno fallito. Sono talmente comodi e perfetti questi panni da ct che con la Nazionale ha firmato addirittura un contratto fino al 2026. In un calcio affannato e declinante l'abile numero 10 ha costruito una Nazionale che forse non ha proprio tutto il suo stile, ma leggerezza e forza al tempo stesso, un mix potente di anziani e giovani, con un gioco robusto ma anche libertà dagli schemi, l'estro che passa da Insigne a Chiesa, la geometria di Jorginho e Verratti, la solidità di Bonucci e Chiellini, le manone di San Donnarumma. Insomma il calcio come lo vede lui, con il giocatore libero da assilli.
Non c'è angoscia, tanto meno paura, non ci sono orpelli inutili ed eccessivi. Come quella copertina di The National, il giornale indipendentista scozzese, che ha travestito Mancini da Braveheart: "Salvaci Roberto, sei la nostra unica speranza". "È una partita importante, ma è solo una partita. Non andrei oltre". Non parla di imprese, non lo dice ma è probabilmente convinto di avere una squadra superiore all'Inghilterra. "In fin dei conti se siamo arrivati in finale anche noi...". Non lo preoccupa Wembley pieno fino all'inverosimile di tifosi inglesi, con una sparuta minoranza di tifosi italiani. "Speriamo di sentirli alla fine". Non angosciamoci troppo: veni, vidi e mi divertii.