Inghilterra: la metamorfosi di Southgate, comunque vada diventerà Sir
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. Presto sarà "Sir Gareth Southgate". Qualsiasi cosa succeda. Intanto chiede ai suoi coraggio, perché "per vincere non bisogna avere paura. Anche io all'inizio della mia avventura in nazionale ne avevo, è stato come entrare in acqua: prima immergi l'alluce, poi pian piano tutto il resto". Ora Gareth Southgate paura non ne ha più. Quando è diventato commissario tecnico nel 2016, veniva considerato "l'allenatore più inesperto possibile", per una nazionale che capitolava sempre alle prime vertigini, vedi i fallimenti di colossi come Capello ed Eriksson. Perché avrebbe dovuto riuscirci lui, che aveva già fatto flop da giocatore, ossia quel rigore sbagliato nelle semifinali di Euro96 contro la Germania che lo condannò all'onta nazionale?
LONDRA. Presto sarà "Sir Gareth Southgate". Qualsiasi cosa succeda. Intanto chiede ai suoi coraggio, perché "per vincere non bisogna avere paura. Anche io all'inizio della mia avventura in nazionale ne avevo, è stato come entrare in acqua: prima immergi l'alluce, poi pian piano tutto il resto". Ora Gareth Southgate paura non ne ha più. Quando è diventato commissario tecnico nel 2016, veniva considerato "l'allenatore più inesperto possibile", per una nazionale che capitolava sempre alle prime vertigini, vedi i fallimenti di colossi come Capello ed Eriksson. Perché avrebbe dovuto riuscirci lui, che aveva già fatto flop da giocatore, ossia quel rigore sbagliato nelle semifinali di Euro96 contro la Germania che lo condannò all'onta nazionale?
Invece, il brutto anatroccolo Gareth è diventato un cigno, bianco come la nazionale inglese. Ora c'è un ultimo ostacolo sulla strada della redemption, del riscatto non solo suo, ma di una nazionale sventurata, di un Paese maciullato dal Covid, di generazioni dei padri e dei nonni umiliate nel calcio e che ora chiedono alla Golden generation di Sterling, Kane, Maguire e Mount di vendicare i disastri del passato. Ma Southgate ha evocato l'immagine del Colosseo romano, "dove devi dare il massimo e non farti influenzare dal pubblico: la differenza per un pollice alto o uno verso è nei dettagli". Prima della Germania, ha parlato anche di spirito del "Blitz", ricordando come i nazisti "non riuscirono a conquistarci".
"L'Italia è una squadra straordinaria", ha detto ieri l'ex difensore, che non è preoccupato dell'assenza all'ultimo minuto di Foden: "Noi siamo qui per vincere. E sapremo adattarci anche al gran centrocampo dell'Italia". Anche se Rice e Phillips non hanno esperienza internazionale? "Abbiamo già giocato contro Kroos e Modric. Non sono preoccupato. L'importante è giocare al livello mostrato sinora. Non bisogna abbassare l'asticella, ma neanche alzarla troppo, altrimenti si va fuorigiri".
Una forza tranquilla. La parabola del buon Southgate, sempre umile, misurato ma estremamente determinato, è un'ispirazione per tutto il Paese. Oramai Southgate è molto di più di un semplice allenatore: incarna un patriottismo buono e soprattutto una nazione incredibilmente riunita dopo tante recenti divisioni: la Brexit, Black Lives Matter e il dilemma dell'inginocchiarsi prima del match, che il tecnico è riuscito a far accettare a tutti, inclusi quegli inglesi che lo fischiavano allo stadio.
A proposito. Il 50enne Southgate è d'accordo con Lineker: non fischiate l'inno di Mameli. "Bisogna rispettare gli avversari. Bisogna fischiarli in campo, non durante l'inno". "Nonostante il suo understatement, Southgate è un leader vero", lo ha benedetto ieri Sir Geoff Hurst, che con la sua tripletta regalò all'Inghilterra l'unico trofeo internazionale nel 1966, inaugurando una maledizione che dura da 55 anni. Ieri persino la Regina Elisabetta ha scritto a Southgate, lodandone lo "spirito, l'orgoglio e l'impegno". Nel 1966 fu proprio la sovrana a consegnare la Coppa Rimet al capitano Moore. Stasera, a 95 anni, Elisabetta non ci sarà a Wembley, come altri 26 milioni di spettatori alla tv. Ma, in questa esperienza mistica collettiva inglese, è come se ci fosse.