Dopo un periodo difficile, il re aveva bisogno dei suo popolo tanto da presentarsi sul ring con una corona. E lo stadio Akron di Guadalajara ha risposto all'appello, riservandogli una accoglienza che non c'era stata neanche per Paul McCartney ed Elton John nel loro concerti messicani. Per Canelo Alvarez si sono presentati in 50.000, e il loro idolo, che tornava in Messico dopo 12 anni, li ha ripagati con una prestazione forse non in linea con i giorni di massimo splendore, ma comunque soddisfacente.
Canelo domina ai punti
John Ryder, che aveva detto a Repubblica nel giorni di vigilia frasi del tipo 'sorprenderò il mondo', ha sfoderato una prestazione di grande orgoglio, raggiungendo il massimo a cui oggettivamente poteva aspirare: finire in piedi. I cartellini dei giudici non lasciano dubbi: uno ha dato 120-107, gli altri 2 hanno visto 118-109. Un esito in linea con il biglietto da visita dei contendenti. Canelo, che ha difeso il titolo mondiale dei supermedi in tutte le sigle, si presentava con un palmares stellare. Ryder invece era una delle favole di Cenerentola che il ring di tanto in tanto offre.
"Voglio la rivincita con Bivol"
"Voglio la rivincita con Bivol", la frase più significativa di Canelo dopo il match. Il terribile kirghiso gli ha inflitto a livello di mediomassimi (categoria troppo pesante per le caratteristiche del messicano) una netta sconfitta. Alvarez vuole mettere i conti in pari, ora che sembra aver risolto i problemi alla mano sinistra operata. Può farcela? A giudicare da quanto si è visto a Guadalajara impresa non facile. Canelo ha tenuto sempre in pugno l'incontro, ha mandato due volte al tappeto Ryder: al quinto round con un diretto destro, all'ottavo con un gancio. Anche nel nono il britannico è stato sull'orlo del baratro, ma il messicano non è riuscito a chiudere, cosa che in altri tempi non avrebbe fallito. Insomma, per uno come Bivol sarà necessario un salto - anche consistente - di qualità.
L'orgoglio di Ryder
Onore a John Ryder. The Gorilla non si è presentato sul ring con il solo intento di perdere con dignità, ma ha giocato le sue carte. Ha proposto una boxe solida, fatta di traiettorie interessanti dalla corta distanza: il montante il colpo più incisivo, tentato con buona frequenza. Non ha mai dato la sensazione di avere nelle corde l'impresa impossibile, ma se il match è stato comunque godibile il merito è in gran parte anche suo. Torna in Inghilterra con un conto in banca migliore e con la certezza di non avere lasciato nulla al caso.