Più che la fine di un sogno, è giusto definire il match perso da Stephanie Silva contro la messicana Irma Garcia a Long Beach, in California, come l’inizio di un percorso. Andare a conquistare il mondiale negli Stati Uniti non è una cosa semplice, tanto che nella storia della boxe italiana ci sono riusciti solo miti come Primo Carnera, Nino Benvenuti e Gianfranco Rosi. Così come non era facile conquistare un titolo che a livello femminile è stato solo di Simona Galassi, Stefania Bianchini ed Emanuela Pantani. Silva si è dovuta confrontare con una boxe che, sia pur sulla carta congeniale alla sue caratteristiche, ancora di fatto non conosceva.
Irma Garcia, detta Torbellino (il vortice), non è un fenomeno ma ha una lunga esperienza di match di alto livello, anche mondiale. Nel match valido per l’Ibf dei supermosca non ha perso tempo, ha subito imposto il suo pugilato, non ha atteso Silva come il maggiore allungo gli avrebbe permesso, ma ha messo pressione alla romana. Si sarebbe potuto parlare di sogno finito se al quinto round, quando ha subito un conteggio, Silva avesse mollato. Invece ha resistito, è rimasta nel match, lo ha concluso sia pure perdendo nettamente ai punti.
Chiude una bellissima esperienza negli Stati Uniti durata un mese e mezzo, ora tornerà al banco del mercato di Piazza San Giovanni di Dio (nel quartiere romano di Monteverde) a vendere capi di abbigliamento insieme alla mamma, colei che l’ha introdotta alla boxe. Ma ma porta degli Usa, dei sogni, resta ancora aperta.