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Joshua e Wilder a Riad per il “giorno del giudizio”. Così l’Arabia Saudita sta comprando anche la boxe

Sabato i migliori pugili al mondo sul ring dalle 17 fino a tarda notte per “The day of Reckoning”. Otto incontri di cartello e fiumi di petrodollari che fanno felici i manager e gli organizzatori (eccetto Don King). I precedenti di Manila e Kinshasa
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“The day of Reckoning”, il giorno dei giudizio. È il titolo dato alla notte di boxe di sabato a Riad. Una concentrazione stellare di pugili, quasi tutti pesi massimi. Otto incontri di alto livello, e due personaggi da copertina in cerca di redenzione. Uno è Anthony Joshua, il bello, ricco e famoso della boxe britannica: ha sistemato il conto in banca per dieci generazioni, vuole tornare a sistemarsi sul trono perduto della boxe mondiale. L’altro è Deontay Wilder da Tuscaloosa, Alabama: il pugno più potente in circolazione dai tempi di Mike Tyson, in cerca di sé stesso dopo essere uscito a pezzi dalla epica trilogia con Tyson Fury. I rispettivi avversari, lo svedese Wallin e il guerriero maori Parker, faranno capire a che punto è il loro progetto. A proposito di Fury, lui e Oleksander Usyk proprio sabato avrebbero dovuto disputare il match più atteso dal 1999: la riunificazione del titolo dei massimi. Appuntamento slittato al 17 febbraio per dar modo al britannico di recuperare dall’os…

“The day of Reckoning”, il giorno dei giudizio. È il titolo dato alla notte di boxe di sabato a Riad. Una concentrazione stellare di pugili, quasi tutti pesi massimi. Otto incontri di alto livello, e due personaggi da copertina in cerca di redenzione. Uno è Anthony Joshua, il bello, ricco e famoso della boxe britannica: ha sistemato il conto in banca per dieci generazioni, vuole tornare a sistemarsi sul trono perduto della boxe mondiale. L’altro è Deontay Wilder da Tuscaloosa, Alabama: il pugno più potente in circolazione dai tempi di Mike Tyson, in cerca di sé stesso dopo essere uscito a pezzi dalla epica trilogia con Tyson Fury. I rispettivi avversari, lo svedese Wallin e il guerriero maori Parker, faranno capire a che punto è il loro progetto. A proposito di Fury, lui e Oleksander Usyk proprio sabato avrebbero dovuto disputare il match più atteso dal 1999: la riunificazione del titolo dei massimi. Appuntamento slittato al 17 febbraio per dar modo al britannico di recuperare dall’ostico match con il campione delle Mma Fransis Ngannou. Tre appuntamenti tutti a Riad, non a Las Vegas, al Madison di New York o a magari in uno stadio londinese.

La boxe nelle Filippine e a Kinshasa

Fin qui nessuna novità. La boxe è sempre stata itinerante, a volte legata a personaggi di controversa collocazione storica. Ferdinando Marcos, anno 1975, voleva dimostrare che nelle Filippine andasse tutto bene, anche se la guerriglia antiregime lanciava offensive in serie. Assicurò quindi a Muhammad Ali e Joe Frazier buona parte della borsa (giro da 10 milioni di dollari) per il leggendario ‘Thrilla in Manila’ nonostante il reddito medio del 70% della popolazione fosse inferiore al costo – 133 dollari - uno dei posti all’Araneta Coliseum. Forse l’idea gliela aveva data l’anno prima il padrone dello Zaire Mobuto Sese Seko, ancora Muhammad Ali protagonista, per il ‘Rumble in the Jungle’ di Kinshasa contro George Foreman. Una spesa enorme che vide proprio Mobuto vero vincitore. Ali, amato dal popolo dello Zaire per le sue battaglie sui diritti dei neri, insieme alle tantissime star - da James Brown a Mirian Makeba - di una indimenticabile maratona di musica, finì per essere un tassello del ‘’regalo di Mobutu per il popolo zairese’’, come era scritto sui manifesti di ogni muro di Kinshasa.

L’Arabia e la grande boxe

Manila, Kinshasa, in una sorta di una sorta di sportwashing ante litteram, alla soglia dei 50 anni ancora vengono ricordati. Ma si tratta di situazioni uniche. A Riad da tempo stanno andando oltre. Non più l’evento ma gli eventi. Se slitta un match stellare se ne organizzano subito altri dello stesso livello. C’è quella imprescindibile continuità che sta facendo diventare l’Arabia Saudita il riferimento mondiale dello sport. Investimenti soprattutto con calcio, golf e boxe. Non a caso Turki Alalshikh, presidente della General Entertainment Authority (l’ente che si occupa, tra le altre cose, del lancio di eventi del genere) e regista dell’operazione, ha espresso soddisfazione per la trasmissione dell’evento in oltre 200 Paesi. Una sorta di immenso spot targato Dazn: in Italia si partirà intorno alle 17 per finire a notte inoltrata, bisognerà sborsare 20 euro per vedere tutto in ppv.

Boxe, tutti in Arabia tranne Don King

Inoltre nella boxe non c’è quello scetticismo riguardante il calcio, e non c’è neanche bisogno di fare a spallate come nel golf, dove è stato creato a suon di quattrini un circuito alternativo. Nell’affare di Riad infatti, per prendersi una bella fetta di guadagno e pronti a dispensare mille sorrisi, rientrano i maggiori manager e organizzatori mondiali. Tra loro anche Bob Arum, che già in Thrilla in Manila ebbe un ruolo fondamentale. Mancherà invece il suo grande rivale Don King, l’uomo dagli inconfondibili capelli elettrici che ebbe l’idea di Rumble in the Jungle. A 92 anni ancora gira per gli Stati Uniti organizzando riunioni non proprio eccelse, ma chissà che vedendo lo sfarzo arabo non gli venga in mente qualcuna delle genialate che lo hanno reso celebre.

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