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Maurizio Stecca: “La gente ancora mi parla dell’oro nella boxe a Los Angeles. Che emozione al villaggio olimpico con Carl Lewis”

Maurizio Stecca 
Ad agosto saranno 40 anni dal trionfo del romagnolo. Ora si confronta con i ragazzi e spera che il ring non venga cancellato dai Giochi: “Una cosa che non riesco neanche a immaginare”
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BUSTO ARSIZIO – “Entro nell’ascensore e mi trovo di fronte uno che più o meno ha la mia età, porta la tuta della nazionale irlandese. Mezzo sguardo e ci riconosciamo. È Phil Sutcliffe, il primo avversario che ho incontrato ai Giochi di Los Angeles nel 1984”. Maurizio Stecca, 61 anni di esuberanza tutta romagnola, nello staff nella nazionale italiana, sta vivendo le qualificazione olimpiche di Busto Arsizio come una sorta di rimpatriata. “Ho incontrato uno che tra l’altro mi ha anche battuto ai Giochi del Mediterraneo del 1982, allena il Marocco. E un altro è nello staff della nazionale venezuelana”.

Insomma, le Olimpiadi le sono rimaste nel Dna.

“Il 12 agosto saranno 40 anni dalla mia medaglia d’oro, ma sono ricordi che non sbiadiscono mai. Sono stato campione del mondo anche da professionista, ma un sacco di gente quando viene a salutarmi e magari a parlare di pugilato la prima cosa che ricorda le Olimpiadi. In particolare la finale contro il messicano Lopez”.

Certo, battere un messi…

BUSTO ARSIZIO – “Entro nell’ascensore e mi trovo di fronte uno che più o meno ha la mia età, porta la tuta della nazionale irlandese. Mezzo sguardo e ci riconosciamo. È Phil Sutcliffe, il primo avversario che ho incontrato ai Giochi di Los Angeles nel 1984”. Maurizio Stecca, 61 anni di esuberanza tutta romagnola, nello staff nella nazionale italiana, sta vivendo le qualificazione olimpiche di Busto Arsizio come una sorta di rimpatriata. “Ho incontrato uno che tra l’altro mi ha anche battuto ai Giochi del Mediterraneo del 1982, allena il Marocco. E un altro è nello staff della nazionale venezuelana”.

Insomma, le Olimpiadi le sono rimaste nel Dna.

“Il 12 agosto saranno 40 anni dalla mia medaglia d’oro, ma sono ricordi che non sbiadiscono mai. Sono stato campione del mondo anche da professionista, ma un sacco di gente quando viene a salutarmi e magari a parlare di pugilato la prima cosa che ricorda le Olimpiadi. In particolare la finale contro il messicano Lopez”.

Certo, battere un messicano nei 54 kg è stata una bella impresa.

“Vale doppio. I gallo in Messico sono una sorta di religione, Lopez, per arrivare ai Giochi, avrà superato una selezione di un milione di aspiranti…”.

Maurizio Stecca (a sinistra) con il suo vecchio avversario di Los Angeles Phil Sutcliffe (foto Bozzani) 

Lei parla di Los Angeles come se fosse ieri.

“È perché le sensazioni sono rimaste intatte. Ero uno degli oltre 300 atleti azzurri che saliva sull’aereo e andava in America e questo per me già era una medaglia d’oro. E poi l’esperienza del villaggio olimpico. Magari facevi colazione con campioni che prima erano praticamente inarrivabili, su tutti in quell’Olimpiade Carl Lewis. Ricordo che aveva stretto un bel rapporto con i ragazzi della nazionale di calcio. Zenga, Ferri, Sebino Nela”.

Poi però concentrazione totale sul ring.

“C’erano 5 turni per arrivare in finale. Sutcliffe era uno rognoso, tosto come tutti quelli dell’area irlandese e britannica. E tutti a dire che avevo consumato troppe energie e che se fossi arrivato in finale non mi sarebbe rimasto nulla. Ma sbagliavano, perché per me ogni incontro era una finale. Se fossi stato eliminato risparmiando energie… Sai che fregatura”.

Sembra un monito per gli atleti azzurri.

“Si, bisogna dare sempre tutto a ogni match. Tra l’altro abbiamo veramente una bella squadra per Parigi. Quattro li abbiamo già portati, vediamo di incrementare la truppa”.

Il pugilato italiano come sta?

“Parlerei di sport italiano in generale. Diciamo che qualcosa di sta muovendo, l’inserimento della parola sport nella Costituzione non è stata solo una cosa formale. Poi ci sono quelle situazioni che fanno svoltare tutto un movimento”.

Tipo?

“Tipo un Olimpiade come quella di Londra. Gli sono arrivati tanti soldi e loro li hanno saputi investire molto bene. Joshua e il grande rilancio del movimento pugilistico britannico partono da lì”.

Intanto lei fa conoscere il pugilato agli studenti.

“È nell’ambito del progetto federale ‘boxando si impara’. I ragazzi e le ragazze a scuola sono abituati con il calcetto, il basket, il volley. Ma quando mettono i guantoni, anche per gioco, vedo la grande emozione nei loro occhi. Poi gli porto la medaglia d’oro e la cintura di campione del mondo, e questo a loro piace molto”.

Maurizio Stecca durante uno degli incontri con i ragazzi delle scuole 

Tornando a Joshua, ha visto il ko con Ngannou?

“L’ho visto, ma questa strada del match tra pugili e lottatori delle MMA non mi piace. La boxe è arte, strategia, con la classe e la tecnica puoi tenere a distanza il tuo avversario. Nella gabbia della MMA uno ti fa una presa e poi fa quello che gli pare. Non a caso i pugili, giustamente, non fanno mai il percorso inverso. E poi anche se avvengono a livello professionistico, queste cose non piacciono al Cio, proprio come immagine”.

Cio che ha messo in dubbio la boxe nel futuro delle Olimpiadi.

“Certo, i problemi che da anni ci sono con l’Iba non aiutano. Ma sinceramente l’Olimpiade senza boxe proprio non riesco a concepirla”.

Cio che ha anche detto no a Manny Pacquiao, il leggendario filippino.

“Ha fatto bene, anche perché il limite è di 40 anni e lui lo ha superato da parecchio. Poi per lui tornare sui 3 round sarebbe stata una sorta di esibizione. Hai avuto il tuo momento, hai avuto tutto. Puoi essere testimonial a livello pubblicitario, ma sul ring no”.

Ora ci si è messo pure Tyson con lo youtuber Jake Paul… E come se lei e Sutcliffe risaliste sul ring.

“Ma lui ci starebbe pure, ancora contesta il verdetto. Ma io…”. Plateale gesto dell’ombrello e risata.

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