Anche Nelson Mandela amava la boxe. Si definiva un peso massimo lento e neanche dotato di un pugno potente. Eppure la amava, perché coglieva nelle pieghe della sofferenza il senso del riscatto, della rivalsa sociale. Il pugilato ha significato tanto nella lotta all’apartheid dei neri in Sudafrica, anche quando sul ring ci è salito un bianco. Gerrie Coetzee, che aveva combattuto per il titolo mondiale dei pesi massimi (riuscendo alla terza occasione a conquistarlo), veniva etichettato come la ‘speranza bianca’, modo di dire in una epoca in cui i neri dominavano la categoria regina. Ma lui specificava con forza: "Non sono la speranza di nessuno, combatto per tutti, bianchi e neri". Fatti, personaggi, parole che fanno capire quanto abbia contato nella boxe del Sudafrica Dingaan Thobela, detto “La rosa di Soweto", scomparso a 57 anni dopo una lunga malattia. "Mentre celebriamo 30 anni di democrazia sudafricana, piangiamo la perdita di un atleta che ha fatto così tanto per elevare lo sport sudafricano attraverso il suo successo nella boxe", ha detto il ministro dello Sport Zizi Kodwa. "Ha ispirato la nazione, futuri pugili e campioni di Soweto”.
Thobela non è stato un fuoriclasse e, fuori dal Sudafrica, non ha raggiunto la popolarità planetaria di Coetzee. Però è stato un buon campione e soprattutto un simbolo, fattore che nel regime segregazionista aveva un significato che andava oltre un titolo. In ogni caso, lui di titoli ne ha conquistati. Due, addirittura mondiali, e in categorie di peso molti distanti tra loro.
Aveva iniziato nei superpiuma nel 1986, 4 anni dopo andò in Texas il titolo mondiale dei leggeri, battendo Mauricio Aceves. Lo sfoggiò a Johannesburg, difendendolo dall’assalto del portoricano Antonio Rivera, uno che era stato capace di battere prima del limite Giovanni Parisi. Lo perse per poi riconquistarlo contro Tony Lopez, alla fine si arrese al fortissimo kirgiso Nazarov.
Ma sul ring aveva ancora tanto da dire. Salì di varie categorie, mantenendo però competitività e riuscendo a conquistare il mondiale dei supermedi contro il britannico Glenn Catley. Se ne va in un Sudafrica molto diverso da quello che aveva conosciuto nell’infanzia a Soweto. E questo anche grazie ai tanti esempi di gente come lui.