Fisico e carattere forgiato in una terra difficile, di guerrieri, come il Daghestan, repubblica russa al confine con la Cecenia. Lui stesso si definisce ceceno anche se ormai risiede da tempo in Canada. Artur Beterbiev fa la storia dei mediomassimi, categoria che ha sempre sofferto la concorrenza di quella più affascinante e mediatica – i massimi -, ma che stavolta si è presa tutta la scena. Beterbiev ha unificato tutti i titoli battendo ai punti Dmitri Bivol (anche lui russo, origine kirghisa, quartier generale in California) ai punti in una sfida dal sapore di vecchia Urss. L’ultimo a avere questo privilegio, nell’ormai lontano 2002, era stato un fuoriclasse del calibro di Roy Jones jr.
Beterbiev, spartano ed essenziale
Uomo essenziale Beterbiev, anche nell’entrata sul ring, spartana e senza fronzoli. In controtendenza rispetto allo spettacolo straordinario messo in piedi dall’organizzazione araba, che sotto la regia dello sceicco Turki Alalshikh sta realizzando match da sogno attesi da anni nel mondo della boxe. In controtendenza anche rispetto a qualche perplessità della vigilia che lo riguardava: 39 anni contro i 33 di Bivol, un ginocchio sofferente che aveva determinato il rinvio della sfida prevista già per lo scorso giugno, una tecnica oggettivamente inferiore a quella dell’avversario.
21 vittorie su 21, ma questa è la prima senza ko
L’unica novità rispetto al passato è stata la modalità della vittoria. Beterbiev aveva tutti i suoi match da professionista (20) per ko, stavolta è andato ai punti. Un giudice ha visto il pari, un altro 115-113, il terzo 116-112. Nel giochino dei cartellini, immancabile in incontri di questo livello, avevamo il pari. Detto ciò la vittoria di Beterbiev non è certo uno scandalo, Semmai quei 4 punti gridano vendetta, visto il match tiratissimo e molto equilibrato. La prova dell’incertezza l’ha data l’angolo di Beterbiev: a due round dal termine arrivavano inviti al buon Artur a vincere per ko per evitare brutte sorprese (“Ma me lo dicono sempre”), ha poi scherzato il campione.
Anche Neymar e Medvedev a Riad
Davanti al solito parterre dei roi, nel quale spiccavano Neymar, che sta svernando agonisticamente in Arabia e Medvedev arrivato dalla Cina dopo averle prese da Sinner –, Bivol (prima sconfitte dopo 23 vittorie) ha iniziato meglio la sfida. Colpo d’occhio, grande mobilità sul ring e combinazioni precise quanto veloci: Canelo Alvarez, da lui nettamente battuto, ne sa qualcosa. Beterbiev ha cambiato due volte passo: la prima a partire dal quarto round, la seconda negli ultimi 3. Il suo jab sinistro non è mai stato di sbarramento, ma sempre di offesa. Tutti colpi pesanti, capace di far male anche quando colpivano la guardia chiusa di Bivol, che alla fine ha mostrato l’occhio tumefatto spiegando di essersi procurato il danno con il suo stesso guantone, posto a protezione del viso e colpito duro dall’avversario. Alla fine, molte ripresa sono state assegnate sulle sfumature. E il guerriero del Daghestan le ha portate dalla sua parte, ha avuto più fame di diventare re indiscusso e ci è riuscito.