La partita della vita

La varicella per colpa di Caniggia

Semifinale dei Mondiali '90, azzurri sconfitti dall'Argentina ai rigori: uno dei ricordi più tristi della storia della nazionale. "...Ricordo ancora le lacrime che scendevano dagli occhi nel sentire Bruno Pizzul dire “queste sono immagini che non avremmo mai voluto commentare..."

3 minuti di lettura
E’ l’estate delle “notti magiche”, è l’estate di un undicenne che – assieme ad un’intera nazione – sente di vivere in un sogno, in una bolla che per un mese ci porterà fuori dalla realtà. E’ l’estate delle “notti magiche”, un’intera nazione sembra essere mobilitata per una missione, una sola: vincere il nostro mondiale, vincere il mondiale di casa nostra e portarci per la quarta volta a casa quella coppa che a me sembra una Dea. Quella Dea che ancora conoscevo poco, perché – ahimè - nel 1982 avevo solo 3 anni.
 
Agli occhi di un undicenne quegli stadi, appena rinnovati, sembrano favolosi (poi, ahimè, agli occhi di un quarantenne non è proprio così...), sembrano scrigni pronti a contenere un sogno: il San Nicola di Bari sembra un fiore aperto, il “Delle Alpi” un’astronave, San Siro un castello con le sue torri, Marassi un salotto, l’Olimpico di Roma un colosseo...tutti ci sentiamo un po’  protagonisti di un sogno in quell’estate di 29 anni fa, tutti – a distanza di tre decenni – conserviamo ricordi nitidi.
Prima di venire al sodo, il primo ricordo è quello di Argentina-Camerun, i campioni del mondo contro i leoni africani, e noi lì – dopo un pomeriggio a giocare nei campi (eh sì, a quel tempo i-phone e giochini fari non esistevano) – ad esultare per Davide (impersonato da Oman-Biyik) che sconfigge un presuntuoso Golia.
 
Ma veniamo a noi, la nostra Nazionale è bella, forte, giovane, c’è Roberto Baggio, abbiamo una difesa solida con Beppe Bergomi, Ferri, Maldini e gli altri, un gran portiere, un signor centrocampo con Ancelotti, Berti e gli altri e un ottimo attacco con Vialli-Carnevale-Serena e il poco conosciuto Totò Schillaci. Ed eravamo guidati da un signore di animo nobile, di quelli di una volta, Azeglio Vicini. Si parte! Austria, Stati Uniti, la sfavillante partita con la Cecoslovacchia con un gol di Roberto che sembra un sogno, poi Uruguay e Irlanda. Vinciamo, giochiamo bene, non prendiamo gol, abbiamo trovato un altro Paolo Rossi.
 
Arriviamo quindi alla data fatidica: 3 luglio 1990, Napoli, Stadio San Paolo. Incontriamo l’Argentina, certo sono i campioni del mondo, ma sembra una squadra stanca, incerottata, un po’ incattivita, che si regge solo sull’estro di Maradona e sull’aggressività. Hanno passato con fatica i gironi, poi con altrettanta fatica hanno superato Brasile e una grande Jugoslavia, quest’ultima ai rigori. Il San Paolo forse non ha il calore dell’Olimpico, c’è Maradona, fatto sta che riusciamo ad andare in vantaggio con Schillaci, poi non troviamo il raddoppio. Il Grande Pizzul è sempre più in ansia ed anch’io inizio a sudare un po’ freddo...aleggia il rischio della beffa.
Ricordo allora di non farcela più, la sofferenza è troppa...me ne vado quindi sul terrazzo di casa e guardo la partita da una televisione che si vede dalla finestra dei vicini. Ma reggiamo per ora...fino a che non arriva il fato, il momento che segnerà un’intera nazione, il fato ha le sembianze di un esile calciatore con una bionda chioma, una chioma che accarezza il pallone che va ad insaccarsi alle spalle del nostro uomo ragno, Walter Zenga, in quell’occasione non del tutto incolpevole…
 
Tutte le nostre sicurezze si infrangono nel giro di un secondo ed iniziamo ad avere paura, spingiamo ma la porta sembra stregata, il tempo passa ed arriviamo ai rigori, quei rigori che segneranno in negativo ben tre mondiali consecutivi della nostra Nazionale (1990 appunto, poi 1994 e 1998). Si parte, Baggio e De Agostini fanno il loro dovere, Donadoni sbaglia e si inginocchia mettendosi le mani nei suoi riccioli (sarà la prima pagina della Gazzetta), Aldo Serena, visibilmente confuso e pieno di tensione, sbaglia. Maradona non sbaglia invece e siamo fuori dal nostro mondiale, sembrava impossibile, ma è successo.

Ricordo ancora le lacrime che scendevano dagli occhi nel sentire Bruno Pizzul dire “queste sono immagini che non avremmo mai voluto commentare”...ricordo di non aver dormito quella notte, ricordo di mio padre che decise – assieme a me – di rimandare “a data da destinarsi” la settimana di vacanza sulle Dolomiti, perché “non si può vedere un’Italia in finale tra i tedeschi”, cosa che ahimè non successe…
 
La mattina dopo mi alzo, assonnato, confuso, non mi sento bene...sarà la delusione che ancora non si placa penso, ma nel pomeriggio ahimè capisco, la varicella è esplosa, si vede che anche le difese immunitarie sono cadute con gol di Caniggia...e a distanza di 29 anni penso ancora che se Zenga non avesse fatto quell’uscita e Caniggia non avesse segnato, non solo avremmo vinto il mondiale, ma non avrei preso la varicella.