✕
Didier Deschamps (ap)

Le incertezze della giovane Francia. Deschamps: ''L'età non è un rischio, siamo pronti''

La nazionale transalpina, la seconda selezione più giovane in Russia, debutta contro l'Australia: ''Quello che conta è cominciare subito bene, la prima partita è sempre la più delicata"
3 minuti di lettura
KAZAN - Et voilà, ecco la Francia, la nazionale più imprevedibile di questo mondiale: persino il suo ct, l'arcinoto Didier Deschamps, non sa veramente cosa aspettarsi dalla sua truppa di ragazzotti, che formano la seconda selezione più giovane del Mondiale e rappresentano con l'età media più bassa di tutti i tornei cui la Francia abbia mai partecipato, con l'eccezione della Coppa del Mondo del 1930. Saranno troppo giovani per reggere il peso di un torneo in cui alla lunga avere pelo sullo stomaco conta eccome oppure saranno così meravigliosamente giovani da potersi permettere di essere spensierati, senza avere la vittoria come ossessione? "Qui ci sono 14 giocatori", prova a rispondere a Deschamps, "che non hanno mai partecipato a una grande competizione. Ma se sono qui è perché li ho ritenuti adatti. Non è un rischio, hanno la qualità per esserci. Sono giovani ma abituati a giocare ad alto…
KAZAN - Et voilà, ecco la Francia, la nazionale più imprevedibile di questo mondiale: persino il suo ct, l'arcinoto Didier Deschamps, non sa veramente cosa aspettarsi dalla sua truppa di ragazzotti, che formano la seconda selezione più giovane del Mondiale e rappresentano con l'età media più bassa di tutti i tornei cui la Francia abbia mai partecipato, con l'eccezione della Coppa del Mondo del 1930. Saranno troppo giovani per reggere il peso di un torneo in cui alla lunga avere pelo sullo stomaco conta eccome oppure saranno così meravigliosamente giovani da potersi permettere di essere spensierati, senza avere la vittoria come ossessione? "Qui ci sono 14 giocatori", prova a rispondere a Deschamps, "che non hanno mai partecipato a una grande competizione. Ma se sono qui è perché li ho ritenuti adatti. Non è un rischio, hanno la qualità per esserci. Sono giovani ma abituati a giocare ad alto livello, anche se il livello più alto e questo".

Lo stesso Deschamps, però, ammette di avere "convinzioni ma non certezze". In cuor suo sa quanti pesi, in una Coppa del Mondo, l'esperienza e quindi dubbi ne ha, ma dopotutto la Francia è destinata a portarsi dietro per tutto il torneo i dubbi sulla sua affidabilità: i giovani possono cambiare umore e tenore da una partita all'altra. "Quello che conta è cominciare subito bene, la prima partita è sempre la più delicata", dice il ct alla vigilia del debutto di Kazan contro l'Australia, nazionale che teme di fare la fine dell'Arabia contro i russi. Il ct Bert van Marwijk, tra l'altro, ha guidato i sauditi fino allo scorso settembre: è stato cacciato dopo averli qualificati al Mondiale perché non aveva nessuna intenzione di risiedere a Ryad, condizione che invece gli sceicchi avevano posto. È stata poi l'Australia a riciclarlo, tre mesi dopo. "Non voglio parlare di quello che è successo, ormai la mia esperienza con l'Arabia fa parte del passato. Ora penso all'Australia. Nove volte su dieci con la Francia si perde, ma una volta no: mi aspetto una sorpresa. Non sempre vincono i migliori".
I Socceroos hanno però effettivamente poche speranze. "Dovremo essere noi stessi", dice Bert van Marwijk, che però è criticato perché la sua mentalità olandese (è il quinto ct orange nella storia dell'Australia) è in contrasto con le elementari basi del calcio aussie, che si basa essenzialmente sulla forza fisica e sugli slanci agonistici. Per altro, l'Australia è in fase di cambiamento. I vecchi leoni Cahill e Jedinak non sono più figure centrali, la generazione di mezzo è fatta di calciatori modesti e si spera nel 19enne Arzani, il più giovane giocatore dei Mondiali (il secondo è Mbappé): "Può già fare la differenza, anche se non per una partita intera".
Il ct dell'Australia Van Marwijk in conferenza stampa con Leckie (afp)
Per Deschamps, invece, i giovani la differenza la devono fare per forza, anche se dalle segrete stanze dei Blues filtra la difficoltà di amalgama tra le due generazioni. Dei veterani, il solo che abbia conservato il posto da titolare è il portiere capitano Lloris, mentre Giroud e Matuidi sono finiti ai margini, quest'ultimo pare anche a causa del boicottaggio di Pogba, che continua a ripetere di sé di voler diventare il più forte giocatore di ogni tempo (si sbrighi, il tempo incalza) ma poi se lo si sposta dalla sua zolletta di campo preferita, lì sul centro sinistra (la stessa che in genere occupa Matuidi), si sente spaesato, perduto e s'impappina. È un giocatore limitatissimo, ma ogni tanto sa decidere le partite e Deschamps non vi può rinunciare. In Francia chiamano veterani anche Griezmann e Kanté, che hanno 27 anni, e Varane, che ne ha 24. Beati loro.

Domani la squadra verrà ulteriormente ringiovanita con gli esterni difensivi Pavard e Hernandez (Sidibé e Mendy non sono al top) e con Dembélé in attacco, che farà tridente con Mbappé e Griezeman, il quale ha finalmente messo fine al tormentone sul suo futuro annunciando con un documentario di 20 minuti (prodotto dall'agenzia di cui è proprietario Piqué, proprio quello del Barcellona) che resterà all'Atletico Madridi. A molti questo trucchetto non è piaciuto perché, per tutelare l'effetto sorpresa del suo film, Griezmann ha tirato per le lunghe la comunicazione della decisione che aveva preso (era proprio il Barcellona, a volerlo comprare), appesantendo il clina dentro la Francia. "Ma l'importante è che adesso si sia liberato dalla pressione che aveva addosso" ha detto, un filino scocciato, Lloris, mentre Deschamps ha cercato di metterla in burla: "Il documentario su Griezmann l'ho girato io. Scherzi a parte: la sua decisione è un bene per l'Atletico, cui ha dimostrato fedeltà e attaccamento, e per noi, perché è finalmente libero di spirito".