✕

Paris e Innerhofer: nella foresta di ghiacchio e vento la sfida a Kilde nella libera rebus

Aleksander Aamodt Kilde in prova (ansa)
The Rock, la pista che domenica alle 4 del mattino in Italia ospiterà i velocisti, è una sconosciuta vista l'assenza di test event negli ultimi due anni di pandemia
2 minuti di lettura

PECHINO  - Il vento gelido spettina questa strada sconosciuta tra le rocce scapigliate di Yanqing, un centinaio di chilometri a nordovest di Pechino, un tempo crocevia di nomadi e di insediamenti agricoli, poi meta di turismo estivo e adesso, con ambizioni coraggiose, candidata a evolversi in attrazione sciistica nonostante l'endemica scarsità di neve. Qui sorge The Rock, la pista della discesa olimpica che domenica (alle 4 del mattino in Italia) inviterà a ballare i migliori velocisti, anche se nessuno di loro prima d'ora l'aveva vista, neanche in foto, i test event previsti sono saltati in questi due anni di pandemia.

PECHINO  - Il vento gelido spettina questa strada sconosciuta tra le rocce scapigliate di Yanqing, un centinaio di chilometri a nordovest di Pechino, un tempo crocevia di nomadi e di insediamenti agricoli, poi meta di turismo estivo e adesso, con ambizioni coraggiose, candidata a evolversi in attrazione sciistica nonostante l'endemica scarsità di neve. Qui sorge The Rock, la pista della discesa olimpica che domenica (alle 4 del mattino in Italia) inviterà a ballare i migliori velocisti, anche se nessuno di loro prima d'ora l'aveva vista, neanche in foto, i test event previsti sono saltati in questi due anni di pandemia.

Due prove di esplorazione e domani la terza per apprendere almeno i rudimenti di una geologia che parla un lessico tutt'altro che familiare, sassi brulli e grigiastri e in mezzo, come appiccato, un budello che pende dall'alto dei suoi 2.179 metri e si snoda tra dossi e porte cieche per quasi tre chilometri, costruito in due anni, disegnato dallo svizzero Bernhard Russi, e bianchissimo di neve artificiale: 220 milioni di litri di acqua e aria compressa sparati per 20 milioni di euro da una ditta altoatesina, la stessa che aveva imbiancato i tracciati olimpici di Sochi 2014 e PyeongChang 2018. "Non facile, ci vuole pelo sullo stomaco per andare giù" aveva dichiarato di primo acchito uno che di musica e di coraggio se ne intende, Dominik Paris, 32 anni, l'azzurro della Val d'Ultimo che fa vibrare gli sci come la chitarra nei Rise of Voltage, la band heavy metal di cui è anche frontman.

Eppure non gli suona questa pista strana, molto tecnica piuttosto che veloce, dove per il 2° training soffiavano folate così violente e frigide (16 gradi sottozero) da far rimandare di più di un'ora la partenza ma di certo non annullare gli schiaffi dell'aria che tiravano da tutte la parti, a dritta e a manca, e che tutti hanno preso scendendo a oltre 100 all'ora. Sbarcati a valle i suoi 100 chili col 5° crono a 47 centesimi dal norvegese Kilde, c'è il gigante Domme che quest'anno sembra ancora non aver ritrovato il suo sound (un solo successo in coppa, a Bormio e 3° a Wengen). Ma piano piano ricostruisce lo spartito: "Ho provato a sciare un po' di più e la sensazione non sembrava male, ma con il vento è comunque difficile, non riuscivo a capire bene dove mi trovavo e ogni tanto sentivo gli sci scapparmi dai piedi. È stato comunque importante provare di nuovo le linee e tutto sommato non è andata male".

Servirà prendere confidenza in fretta e adattarsi in questa foresta di misteri più che di alberi (20mila circa trapiantati) dove pare muoversi con la giusta indole Kjetil Aamodt Kilde. Ma dove anche il vecchio (37) della Val Pusteria, Christof Innerhofer, potrebbe cavare pietre preziose lui che a Sochi 2014 è stato d'argento (e bronzo in combinata): 3° con salto di porta nel 1° training e 9° nel 2° a 57 centesimi dalla vetta: "Le sensazioni sono buone. C'era davvero tanto vento, ed è difficile paragonare i tempi con quelli degli altri. Se prendi una folata di vento contrario puoi anche perdere cinque decimi". Soffierà forte, questa discesa.