ROMA - La vicenda Irisbus subisce un'accelerazione verso la conclusione peggiore per i circa 700 dipendenti del gruppo Fiat (ed altri circa 300 dell'indotto). Il gruppo dell'imprenditore molisano Di Risio, lo stesso che partecipa ai progetti di riconversione di Termini Imerese e l'unico che aveva manifestato interesse a rilevare lo stabilimento di Valle Ufita che produce autobus urbani ed extraurbani, ha comunicato ieri la rinuncia al progetto di acquisizione.
Stamattina, Irisbus Italia ha dunque annunciato l'avvio dell'iter per la chiusura della fabbrica: "Di fronte all'impossibilità di portare a termine l'unica soluzione individuata - si legge nella nota ufficiale -, che consentiva l'avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale ed industriale per assicurare continuità al sito, l'azienda sarà costretta, suo malgrado, ad avviare le procedure consentite dalla legge per cessare le attività dello stabilimento".
Nella nota, Irisbus Italia si rammarica del fatto che "le strumentalizzazioni sviluppatesi su questa vicenda non abbiano nemmeno consentito la verifica della nuova soluzione industriale delineata, che avrebbe garantito prospettive di occupazione e di reddito. Come è noto la società ha subìto molto duramente gli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in italia, le cui immatricolazioni si sono drammaticamente ridotte. Ciò - prosegue la nota - ha determinato una progressiva e costante contrazione dei volumi produttivi dello stabilimento, che sono passati dai 717 veicoli del 2006 ai soli 145 autobus, di cui meno di 100 urbani, dei primi sei mesi del 2011".
"Due mesi di approfondimenti e incontri, anche mediante l'istituzione di tavoli tecnici ad hoc - conclude il comunicato - hanno confermato che la situazione attuale delle gare e le previsioni per il medio periodo continuano a evidenziare un trend di forte contrazione della domanda, peraltro fortemente condizionata, nell'attuale congiuntura, dalla scarsità di fondi pubblici, che non consente di mantenere un'offerta competitiva e di proseguire l'attività industriale dello stabilimento di Valle Ufita".
Reazioni - "Come previsto la Fiat non attende un secondoper creare ulteriore tensione nello stabilimento Irisbus annunciando la cessazione dell'attività". Così il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, commenta la decisione del Lingotto di chiudere lo stabilimento ex Iveco. Secondo Scudiere, "in questa situazione c'è bisogno che il governo si assuma tutte le responsabilità: palazzo Chigi convochi l'incontro nel più breve tempo possibile e rifletta sul favore che fa con l'articolo 8 alla Fiat che ripaga il Paese con la chiusura di uno stabilimento importante, l'unico che produce autobus in Italia". "Irisbus - ha aggiunto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso - non è solo un'azienda che chiude e questo è di per sè un problema, è un'azienda che chiude nel Sud, che lo è ancora di più. Ma è anche la scelta di non avere più una produzione italiana di mezzi pubblici di trasporto. Di questo chiederemo conto al governo e diciamo ai lavoratori Irisbus che siamo con loro".
"La decisione della Fiat - dicono i segretari nazionali Cisl e Fim, Luigi Sbarra e Bruno Vitali - è grave e inaccettabile. Il fallimento dei negoziati al mijistero e l'uscita di scena del gruppo Di Risio rendono drammatica la situazione dei lavoratori dello stabilimento campano ed è urgente pertanto attivare il tavolo, già richiesto da una settimana, presso il governo per ricercare una soluzione che preservi quella realtà industriale e occupazionale".
"Non si può permettere la chiusura della Irisbus dall'oggi al domani - dice Giovanni Centrella, segretario nazionale Ugl -, non solo perché sono in gioco 700 posti di lavoro più l'indotto ma perché l'Italia rischia di perdere definitivamente un'importante attività produttiva".
La presa di posizione del Pd è firmata da Anna Finocchiaro, capogruppo alla Camera e dai parlamentari eletti in Campania: la decisione di chiudere, dicono, è "un atto gravissimo in un territorio già terribilmente colpito dalla crisi che lo attanaglia tutto il mezzogiorno". "La decisione va assolutamente revocata - sottolineano i parlamentari pd- ed è per questo che chiediamo al governo di riferire immediatamente in aula e di convocare ad horas un tavolo con tutte le parti e le istituzioni coinvolte". Anche il segretario, Pier Luigi Bersani, è intervenuto sul caso: "Dopo Modena e Termini Imerese ora Avellino; finora il Piano dell'azienda ha portato a tre stabilimenti chiusi. E' inaccettabile che in una situazione come quella del trasporto pubblico locale in Italia e con la tradizione industriale che abbiamo si lasci scappare un pezzo così importante. Se la Fiat non ha intenzione, si cerchi un attore vero che sappia cosa sono gli autobus".
Di scelta "gravissima" parlano anche i coordinatori locali di Sinistra e libertà: "E' urgente un tavolo per salvare la fabbrica e rilanciare il settore dei trasporti, strategico per la Campania e il Paese". Secondo Maurizio Zipponi, responsabile welfare dell'Italia dei valori, "il dramma sociale e occupazionale di Avellino è la fotografia di un esecutivo che fa da zerbino agli azionisti della Fiat, i quali ormai considerano l'Italia come una vacca da mungere e, giorno dopo giorno, cancellano migliaia di posti di lavoro". L'esponente Idv ricorda che "gli autobus della Iveco venduti nel nostro Paese verranno costruiti in buona parte in Francia, dove l'azienda ha uno stabilimento e dove, a differenza dell'Italia, esiste un governo serio che sa farsi rispettare".
Stamattina, Irisbus Italia ha dunque annunciato l'avvio dell'iter per la chiusura della fabbrica: "Di fronte all'impossibilità di portare a termine l'unica soluzione individuata - si legge nella nota ufficiale -, che consentiva l'avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale ed industriale per assicurare continuità al sito, l'azienda sarà costretta, suo malgrado, ad avviare le procedure consentite dalla legge per cessare le attività dello stabilimento".
Nella nota, Irisbus Italia si rammarica del fatto che "le strumentalizzazioni sviluppatesi su questa vicenda non abbiano nemmeno consentito la verifica della nuova soluzione industriale delineata, che avrebbe garantito prospettive di occupazione e di reddito. Come è noto la società ha subìto molto duramente gli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in italia, le cui immatricolazioni si sono drammaticamente ridotte. Ciò - prosegue la nota - ha determinato una progressiva e costante contrazione dei volumi produttivi dello stabilimento, che sono passati dai 717 veicoli del 2006 ai soli 145 autobus, di cui meno di 100 urbani, dei primi sei mesi del 2011".
"Due mesi di approfondimenti e incontri, anche mediante l'istituzione di tavoli tecnici ad hoc - conclude il comunicato - hanno confermato che la situazione attuale delle gare e le previsioni per il medio periodo continuano a evidenziare un trend di forte contrazione della domanda, peraltro fortemente condizionata, nell'attuale congiuntura, dalla scarsità di fondi pubblici, che non consente di mantenere un'offerta competitiva e di proseguire l'attività industriale dello stabilimento di Valle Ufita".
Reazioni - "Come previsto la Fiat non attende un secondoper creare ulteriore tensione nello stabilimento Irisbus annunciando la cessazione dell'attività". Così il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, commenta la decisione del Lingotto di chiudere lo stabilimento ex Iveco. Secondo Scudiere, "in questa situazione c'è bisogno che il governo si assuma tutte le responsabilità: palazzo Chigi convochi l'incontro nel più breve tempo possibile e rifletta sul favore che fa con l'articolo 8 alla Fiat che ripaga il Paese con la chiusura di uno stabilimento importante, l'unico che produce autobus in Italia". "Irisbus - ha aggiunto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso - non è solo un'azienda che chiude e questo è di per sè un problema, è un'azienda che chiude nel Sud, che lo è ancora di più. Ma è anche la scelta di non avere più una produzione italiana di mezzi pubblici di trasporto. Di questo chiederemo conto al governo e diciamo ai lavoratori Irisbus che siamo con loro".
"La decisione della Fiat - dicono i segretari nazionali Cisl e Fim, Luigi Sbarra e Bruno Vitali - è grave e inaccettabile. Il fallimento dei negoziati al mijistero e l'uscita di scena del gruppo Di Risio rendono drammatica la situazione dei lavoratori dello stabilimento campano ed è urgente pertanto attivare il tavolo, già richiesto da una settimana, presso il governo per ricercare una soluzione che preservi quella realtà industriale e occupazionale".
"Non si può permettere la chiusura della Irisbus dall'oggi al domani - dice Giovanni Centrella, segretario nazionale Ugl -, non solo perché sono in gioco 700 posti di lavoro più l'indotto ma perché l'Italia rischia di perdere definitivamente un'importante attività produttiva".
La presa di posizione del Pd è firmata da Anna Finocchiaro, capogruppo alla Camera e dai parlamentari eletti in Campania: la decisione di chiudere, dicono, è "un atto gravissimo in un territorio già terribilmente colpito dalla crisi che lo attanaglia tutto il mezzogiorno". "La decisione va assolutamente revocata - sottolineano i parlamentari pd- ed è per questo che chiediamo al governo di riferire immediatamente in aula e di convocare ad horas un tavolo con tutte le parti e le istituzioni coinvolte". Anche il segretario, Pier Luigi Bersani, è intervenuto sul caso: "Dopo Modena e Termini Imerese ora Avellino; finora il Piano dell'azienda ha portato a tre stabilimenti chiusi. E' inaccettabile che in una situazione come quella del trasporto pubblico locale in Italia e con la tradizione industriale che abbiamo si lasci scappare un pezzo così importante. Se la Fiat non ha intenzione, si cerchi un attore vero che sappia cosa sono gli autobus".
Di scelta "gravissima" parlano anche i coordinatori locali di Sinistra e libertà: "E' urgente un tavolo per salvare la fabbrica e rilanciare il settore dei trasporti, strategico per la Campania e il Paese". Secondo Maurizio Zipponi, responsabile welfare dell'Italia dei valori, "il dramma sociale e occupazionale di Avellino è la fotografia di un esecutivo che fa da zerbino agli azionisti della Fiat, i quali ormai considerano l'Italia come una vacca da mungere e, giorno dopo giorno, cancellano migliaia di posti di lavoro". L'esponente Idv ricorda che "gli autobus della Iveco venduti nel nostro Paese verranno costruiti in buona parte in Francia, dove l'azienda ha uno stabilimento e dove, a differenza dell'Italia, esiste un governo serio che sa farsi rispettare".