Economia

il vertice

Telefonata Monti-Merkel-Papademos
"Fiduciosi in un'intesa sulla Grecia lunedì"

Saltato il vertice bilaterale, il caso Atene oggetto di una teleconferenza fra i premier italiano e greco e la cancelliera. Ottimismo in vista dell'Eurogruppo, mentre Atene taglia le pensioni e gli assegni familiari. L'Italia media, ma resta sulla linea della fermezza

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ATENE - La questione greca doveva essere uno dei temi dell'incontro bilaterale in programma oggi a Roma tra il premier Mario Monti e la cancelliera tedesca Angela Merkel e saltata per l'improvviso precipitare della crisi istituzionale in Germania. In vista della riunione dell'Eurogruppo di lunedì prossimo, che dovrebbe dare il via libera ai 130 miliardi di nuovi aiuti ad Atene, nei giorni scorsi Monti aveva cercato una posizione mediana tra la durezza germanica e le proteste, arrivate anche al Parlamento europeo, per l'eccesso di rigore imposto alla Grecia ed alla sua popolazione, con misure che minacciano di deprimere un Paese sull'orlo del baratro.

Dopo l'annullamento del bilaterale italo-tedesco, Mario Monti si è fatto comunque promotore di una teleconferenza con la cancelliera Merkel e il premier greco Lucas Papademos. L'esito del confronto a distanza è una dichiarazione di ottimismo contenuta in una breve nota di Palazzo Chigi: "I tre partecipanti si sono dichiarati fiduciosi che lunedì all'Eurogruppo potrà essere raggiunto l'accordo sulla Grecia". Ottimismo ribadito a Berlino dal portavoce del ministro delle finanze, Martin Kotthaus: "Sulla Grecia siamo vicini al conseguimento di solidi risultati - ha detto Kotthaus - . Ci sono le basi per arrivare a una decisione il 20 febbraio". Le Borse hanno accolto bene la dichiarazione, ma sul piatto restano ancora punti da chiarire, soprattutto per quanto riguarda il sistema di controlli ai quali dovrà sottostare la Grecia sull'uso del nuovo prestito. L'ipotesi è di creare un conto vincolato, magari sottoposto al controllo del Fondo salva-stati, per essere certi che i fondi servano effettivamente all'operazione sul debito.

Le pretese di Bruxelles hanno sollevato le proteste del gruppo socialdemocratico al Parlamento europeo che ha accusato l'Unione di aver messo da parte lo spirito di solidarietà e mutuo sostegno che è uno dei cardini sui cui è nata la comunità europea. Mario Monti, a margine del suo intervento di mercoledì a Strasburgo, aveva ammesso che forse le richieste erano eccessive, aggiungendo però che in tal caso rappresentano "una sorta di compensazione tardiva, forse troppo forte, rispetto a delle pratiche e dei costumi politici del passato in Grecia". Monti ha fatto espressamente riferimento alle "frodi statistiche nelle dichiarazioni a Eurostat, ed una serie di pratiche che hanno portato il paese ad avere grandi debolezze strutturali e grandi deficit nel debito pubblico".

Detto ciò, quella del governo italiano resta una mediazione limitata a tempi e toni, soprattutto quelli del ministro-mastino delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble che, malgrado le smentite ufficiali, a differenza di Angela Merkel spingerebbe per lasciar fallire la Grecia. In generale, però, la linea di condotta italiana resta quella europea (e tedesca) per cui la tutela dell'Eurozona viene prima dell'umana comprensione.

A far sperare in un via libera agli aiuti da lunedì sono anche le nuove decisioni di Atene, comunicate da Papademos. Il governo greco oggi presenterà in Parlamento il progetto di legge sui nuovi tagli alle pensioni ed ai benefici per le famiglie numerose ed arrivare all'ulteriore risparmio di 325 milioni di euro ultima condizione posta da Ue, Fmi e Bce - la cosiddetta Troika - per concedere i nuovi prestiti. Atene ha programmato di approvare il pacchetto entro domenica, prima dell'Eurogruppo di lunedì.

Finora, la Grecia ha varato misure di austerità per 3 miliardi di euro e un pacchetto di riforme economiche che ha compreso anche la privatizzazione di enti ed aziende pubbliche. L'Ue chiede inoltre che le misure approvate in questi mesi dal governo di unità nazionale siano mantenute invariate anche dall'esecutivo che nascerà dalle elezioni anticipare convocate per aprile. Un impegno in tal senso è stato chiesto ai leader dei partiti che compongono l'attuale maggioranza.

Il weekend dovrebbe dunque servire alla Grecia a soddisfare dunque la terza condizione, ovvero la copertura del gap di bilancio di 325 milioni di euro su cui Bruxelles e Atene discutono da un mese. Il governo greco negli ultimi giorni ha dovuto cedere sul punto che era stato decisivo anche per il governo precedente: il no a ritoccare le pensioni. Alla fine, i soldi mancanti saranno cercati proprio dagli interventi sulle pensioni e dal taglio agli assegni a sostegno delle famiglie con 4 o più figli.