Economia

DOSSIER

Riforma del lavoro, non solo articolo 18
lotta alla precarietà e alle finte partite Iva

Ecco le misure previste dal disegno di legge che il governo ha presentato alla stampa: rispetto alla prima bozza, sono state fatte alcune concessioni alle richieste delle aziende per bilanciare le modifiche richieste dai sindacati e dal Pd sull'articolo 18. Ma rimane l'indicazione del contratto a tempo indeterminato come "forma comune di rapporto di lavoro" e il rafforzamento del contratto di apprendistato per i giovani di VALENTINA CONTE

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SE IL LICENZIAMENTO individuale economico è illegittimo per "manifesta insussistenza", il giudice potrà reintegrare il lavoratore. In tutti gli altri casi di licenziamento per motivi oggettivi senza giusta causa, scatterà un'indennità tra le 12 e 24 mensilità, fissata dal giudice in base all'anzianità e ad altri parametri. È questa la modifica più importante alla riforma del mercato del lavoro che da ora ha anche un testo ufficiale.

SCHEDA Come cambia l'articolo 18

Il disegno di legge, sottoposto ieri al presidente Napolitano, sarà inviato subito dopo la firma alle Camere per l'iter di approvazione che il premier Monti si augura "efficace e tempestivo". Si scioglie così la tensione cresciuta nelle ultime settimane attorno all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che dal 1970 prevede il reintegro in tutti i casi in cui il lavoratore è licenziato illegittimamente.

Ecco le altre misure previste dal disegno di legge che riforma il mercato del lavoro.

A TEMPO DETERMINATO
Stop al primo contratto anche senza la causale
Fermo restando che il contratto a tempo indeterminato "costituisce la forma comune di rapporto di lavoro", come dice l'articolo 3 del disegno di legge, arriva una novità per i rapporti a termine. Il primo contratto a tempo determinato o anche di somministrazione tra un datore e il lavoratore "di durata non superiore a sei mesi" potrà essere sciolto anche senza bisogno di indicare il motivo preciso del licenziamento. "Salta il cosiddetto 'causalone' - ha spiegato la Fornero - una liberalizzazione importante che toglie burocrazia". Il periodo di tempo tra un contratto a termine e l'altro viene alzato a 60 e 90 giorni (dai 10 e 20 attuali), a seconda se il primo è durato meno o più di 6 mesi. Dopo 36 mesi di contratti a tempo determinato, scatta infine l'assunzione definitiva (ma questo è vero anche ora). Tutti i contratti a termini costeranno di più (contributi più alti).

L'APPRENDISTATO
Tre anni di paletti meno rigidi, privilegiato chi fa assunzioni
Nelle intenzioni del governo, l'apprendistato è il canale privilegiato di accesso dei giovani (fino ai 29 anni) al mondo del lavoro. Viene fissata una durata minima del contratto (sei mesi) e il rapporto tra numero complessivo di apprendisti che un datore può assumere, direttamente o tramite agenzie, e "maestranze specializzate in servizio" sale a 3 ogni 2 (da 1 ad 1). Il periodo di apprendistato dura 3 anni, dopo il contratto si trasforma a tempo indeterminato, se il datore vuole tenersi il giovane che ha formato. L'assunzione di nuovi apprendisti resta legata alla percentuale di stabilizzazioni nell'ultimo triennio, il 50%. Tuttavia per i primi 3 anni di applicazione della nuova riforma del lavoro questa percentuale scende al 30%. Una novità dell'ultima ora che risponde alle richieste delle imprese di attenuare i rigidi paletti introdotti per i contratti a termine.

LE PARTITE IVA
Un anno per regolarizzare il dipendente camuffato
La stretta sulle partite Iva, laddove questa forma di collaborazione mascheri - come accade sempre più spesso - forme di lavoro dipendente, si ammorbidisce e sarà operativa "decorsi dodici mesi dall'entrata in vigore della legge". Gli imprenditori avranno così un anno in più, prima che le nuove norme impongano loro l'assunzione delle finte partite Iva. I requisiti per la regolarizzazione sono tre: una collaborazione che dura più di sei mesi nell'arco dell'anno e che determina più del 75% dei ricavi del lavoratore e la postazione del lavoro presso una delle sedi del committente. Se ricorrono almeno due di questi presupposti, si presume un rapporto di collaborazione coordinato e continuativo e non autonomo e occasionale, come dovrebbe essere. Lo "sconto" di un anno risponde, anche qui, all'esigenza espressa dalle associazioni imprenditoriali.

GLI AMMORTIZZATORI
Arriva l'assicurazione sociale ma sarà a pieno regime nel 2017
Il nuovo ammortizzatore sociale si chiama Aspi, l'Assicurazione sociale per l'impiego. Il ministro Fornero ha precisato ieri che le risorse stanziate sono pari a 1,8 miliardi, "al netto" di quanto previsto per rendere strutturale l'importo degli ammortizzatori in deroga. "L'Aspi parte subito", ha spiegato, ma la piena applicazione sarà solo dal 2017. Fino ad allora funzioneranno ancora la cassa integrazione e la mobilità. L'Aspi sarà finanziata anche da un aumento dell'1,4% dei contributi su tutti i contratti a termine (esclusi stagionali, apprendisti e precari della P. a.) a partire dal 2013. Per coloro che non hanno i requisiti per l'Aspi (un anno di contribuzione negli ultimi 2 anni) arriva la mini-Aspi. L'importo sarà più basso dell'Aspi (al massimo 1.119 euro lordi per 12 mesi, 18 mesi per gli over 55). Ma soprattutto sarà riservata a chi ha un contratto subordinato, non ai precari.


LE DONNE
Sanzioni fino a 30mila euro per le "dimissioni in bianco"
L'articolo 55 del disegno di legge che riforma il mercato del lavoro rafforza la tutela della maternità e paternità e la lotta al fenomeno delle dimissioni in bianco, tema molto caro al ministro Fornero che l'ha richiamato più volte in conferenza stampa. Le dimissioni delle lavoratrici, ma anche le "risoluzioni consensuali", durante il periodo della maternità e fino ai primi tre anni di vita del bambino dovranno essere convalidate dal servizio ispettivo del ministero del Lavoro. Una procedura che varrà anche per le adozioni, nazionali e internazionali, e gli affidi. Il datore che abusa del foglio in bianco fatto siglare dal lavoratore o dalla lavoratrice per simularne le dimissioni o la risoluzione consensuale del contratto commetterà un reato e sarà punito anche con una sanzione amministrativa da 5 mila a 30 mila euro, accertata e irrogata dalle Direzioni territoriali del lavoro.

GLI OVER 58
Un fondo di solidarietà a sostegno del reddito
La riforma del lavoro si occupa anche degli over 58, i lavoratori che potrebbero trovarsi in difficoltà, in caso di licenziamento, anche per via dei nuovi requisiti per la pensione che allungano ai 66-67 anni l'età per il primo assegno. È previsto un fondo di solidarietà coperto dalle aziende per il finanziamento parziale del sostegno al reddito di questi lavoratori. Si prevede cioè che parte dell'aliquota "risparmiata" sull'indennità di mobilità (che gradualmente sparirà) possa essere destinata al fondo. I contratti di inserimento poi sono destinati a scomparire, ha spiegato il ministro Fornero. I lavoratori svantaggiati che ne hanno usufruito fino ad ora (giovani e donne, soprattutto al Sud) potranno spendere lo sgravio contributivo, per un anno, in qualunque altro tipo di contratto. L'applicazione dell'intera riforma sarà monitorata da un'apposita Commissione del ministero del Lavoro.


DIPENDENTI PUBBLICI
Una delega al ministro per decidere l'applicazione
È stato un tema di polemica delle passate settimane. La riforma del mercato del lavoro, ivi compreso il nuovo articolo 18 sulla "flessibilità in uscita", ovvero i licenziamenti, si applica o no anche ai lavoratori pubblici? L'articolo 2 del ddl chiarisce: "Le disposizioni della presente legge costituiscono principi e criteri per la regolazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni". Le nuove norme, dunque, si estendono anche ai dipendenti di ministeri ed enti locali, ad esempio. Il secondo comma specifica tuttavia - e lo ha ricordato anche la Fornero ieri - che sarà il Parlamento a conferire apposita delega al ministro per la P. a., Patroni Griffi, sentiti i sindacati, per individuare e definire "gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione" tra la nuova normativa e le leggi speciali che sinora hanno "tutelato" il comparto pubblico.