Economia

Bankitalia: "Incertezza non minacci la ripresa".
Rallenta il calo del Pil, ma la svolta è lontana

Il bollettino trimestrale di via Nazionale. Restano "prospettive sfavorevoli" sul mercato del lavoro, che ha bruciato 157mila contratti a tempo indeterminato. Tornano gli investimenti esteri sul Btp, ma la politica non deve confidare troppo a lungo nella calma dei mercati

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MILANO - Il calo del Prodotto interno lordo si sta attenuando, ma la luce definitiva in fondo al tunnel nel quale si è ritrovata l'economia italiana ancora non si vede. Per questo l'incertezza politica non deve spegnere sul nascere quei timidi segnali di ripresa e persistere a lungo, anche se non si sono visti gli effetti devastanti sulla tenuta del debito del Paese che qualcuno paventava e anzi il Btp ha trovato nuovi sostenitori. Questi in estrema sintesi gli elementi centrali del bollettino trimestrale della Banca d'Italia, che per il resto disegna lo scenario che ormai da tempo ci accompagna: mercato del lavoro ingessato, mancanza di credito per famiglie e imprese, consumi deboli. Un impatto positivo fino allo 0,7% del Pil, annotano gli economisti di via Nazionale, può comunque venire dal rimborso di 40 miliardi di debiti della pubblica amministrazione.

La minaccia della politica. Da Palazzo Koch parte un richiamo netto alla politica e un invito a superare la fase di stallo di governo in tempi rapidi. "I mercati finanziari italiani hanno risentito dell'incertezza politica in misura limitata", scrivono da Bankitalia, sottolineando però che "è necessario evitare che incertezze nel quadro interno e il riemergere di turbolenze nell'area dell'euro minaccino le prospettive di ripresa". Per cogliere il rimbalzo "occorre proseguire con politiche economiche efficaci e credibili, che interrompano la spirale recessiva in atto nel nostro Paese quasi ininterrottamente dal 2008".

Fiducia nel Btp. Che siano tornati investimenti - nonostante quasi due mesi di assenza dell'esecutivo - è testimoniato dagli ultimi dati disponibili che "segnalano una ripresa degli afflussi di capitale dall'estero anche verso il nostro Paese", con un saldo negativo nel sistema Target2 "sensibilmente diminuito in Spagna e attenuato anche in Italia". Dallo scorso maggio i non residenti, dopo le ingenti vendite concentrate nella prima parte del 2012, sono tornati a investire in titoli italiani: 11,2 miliardi nel quarto trimestre del 2012 e 19,4 a gennaio scorso, di cui 12,9 in titoli pubblici.

Rallenta il calo del Pil. Dopo il -2,4% del Pil registrato nel 2012, anche nel primo trimestre 2013 il prodotto italiano "potrebbe essersi ridotto, ma a ritmi meno accentuati". Secondo il bollettino trimestrale "le inchieste congiunturali non prefigurano un'imminente svolta della fase ciclica; le valutazioni delle imprese sulle condizioni dell'economia non migliorano e la fiducia dei consumatori rimane orientata al pessimismo". In sostanza, tutti gli indicatori lasciano presagire che la ripresa definitiva non è ancora delineata.

I conti pubblici, debito stabile nel 2014. Quanto alla salute del bilancio statale, Bankitalia sottolinea che "l'aumento dell'avanzo primario in rapporto al prodotto è riconducibile alla crescita dell'incidenza delle entrate", passata dal 46,6 del 2011 al 48,1% dello scorso anno, che ha superato il precedente record del 1997 (47,4%). Di conseguenza,  "l'ulteriore aumento dell'avanzo primario atteso nel 2014 permetterà la stabilizzazione del rapporto tra il debito e il prodotto anche qualora la crescita di quest'ultimo fosse modesta".

Rimborso dei debiti della Pa. Sul tanto atteso e criticato decreto per il rimborso dei debiti della pubblica amministrazione (40 miliardi) verso le imprese, Bankitalia ritiene che "avrà un impatto macroeconomico positivo", ma "l'entità degli effetti dipenderà dai tempi in cui si realizzerà l'intervento e dalle modalità di utilizzo dei fondi da parte delle imprese". A titolo indicativo, spiega Bankitalia "nell'ipotesi prudenziale in cui le risorse aggiuntive destinate al finanziamento di nuovi investimenti nel biennio 2013-14 fossero il 12% del totale e che la quota residua fosse destinata in parti uguali al finanziamento del capitale circolante (ad esempio il pagamento di salari arretrati) e ad accantonamenti per finalità precauzionali", la crescita del Pil nei due anni sarebbe compresa tra lo 0,5 e lo 0,7%.

Giù credito, consumi e fiducia delle famiglie. Nel quarto trimestre del 2012 è continuato il calo dei consumi e "la tendenza sarebbe proseguita nel 2013, riflettendo le ancora fragili aspettative delle  famiglie". Secondo il bollettino "la dinamica negativa dei redditi e la forte incertezza sulle prospettive economiche e occupazionali delle famiglie continuano a influire sulla spesa per consumi, in calo da quasi due anni". In un contesto di progressivo deterioramento della qualità del credito, nei primi mesi dell'anno è poi "proseguita la flessione dei prestiti alle imprese, pur se a un ritmo inferiore rispetto alla seconda metà del 2012, e alle famiglie". Il rischio sul credito è stato sottolineato proprio oggi anche dal Fmi.

Prospettive nere per l'occupazione. Quanto al mercato del lavoro, la diagnosi è tetra: gli andamenti osservati nei primi mesi del 2013 "indicano il protrarsi della debolezza del quadro occupazionale", spiega via Nazionale. Alla luce di un aumento della Cig del 12% nei primi 3 mesi dell'anno, nonostante il blocco della cassa in deroga, emerge che le prospettive del mercato del lavoro "restano sfavorevoli". Dal punto di vista dei contratti, la tendenza del quarto trimestre 2012 ha visto scendere i contratti a tempo indeterminato e i co.copro, stabili quelli a termine e i lavoratori autonomi. Sono stati 157 mila in meno, infatti, i lavoratori a tempo indeterminato (-1%) e 20mila in meno quelli con contratto a termine (-4,8%). Invariati i lavoratori autonomi e a termine.