Economia

L'effetto Napolitano taglia lo spread.
Milano guadagna tre punti in chiusura

Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund scende sotto quota 270 punti base. I titoli a due anni aggiornano i minimi storici, il Btp decennale sotto il 4%. Si allenta la tensione sul debito pubblico, i listini europei accelerano sul finale grazie al buon andamento di Wall Street

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MILANO - All'indomani del duro attacco del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai partiti politici, con l'invito a formare immediatamente un nuovo governo che prosegua sulla strada delle riforme, i mercati continuano a dare credito all'Italia allentando ulteriormente la pressione sul debito pubblico. Lo spread, il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e tedeschi a 10 anni, estende la discesa e infrange al ribasso anche la quota 270 punti base a 268 punti, sotto il livello medio dell'ultimo anno di quasi cento punti e ai minimi dal 1° febbraio. I decennali rendono il 3,9%, ai minimi dal novembre 2010. Per quanto riguarda i titoli a due anni - quelli più colpiti dalla crisi nell'autunno del 2011 -, con un rendimento sceso all'1,14%, hanno aggiornato i nuovi minimi storici. Insomma, gli investitori tornano a credere nell'Italia con benefici immediati per le casse dello Stato: basti pensare che 100 punti base di spread in più costano circa 15 miliardi di euro nell'arco di tre anni. Anche in Spagna scendono i rendimenti. Il Tesoro ha collocato titoli a breve scadenza (entro l'anno) per complessivi 3 miliardi di euro, il target massimo previsto, con un calo dei tassi. La domanda è stata elevata.

Sulla scia del calo dello spread e della buona intonazione di Wall Street, Piazza Affari chiude sui massimi di giornata con il Ftse Mib a +2,93%. In netto recupero anche gli altri mercati europei, tanto che lo Stoxx 600 ha messo a segno il maggior guadagno (+2,4%) degli ultimi otto mesi. A favore degli investitori gioca anche l'aspettativa per un'eventuale taglio dei tassi da parte della Bce: Londra guadagna il 2%, Parigi il 3,58% e Francoforte il 2,41%. Nell'area euro l'indice Pmi composito (che rileva le intenzioni di acquisti delle attività manifatturiere) ad aprile è risultato a 46,5 punti, sullo stesso livello di marzo; preoccupa però il calo della Germania. Sui listini del Vecchio continente aveva inizalmente pesato il rallentamento della produzione manifatturiera cinese ad aprile, dopo l'accelerazione del mese scorso. L'indice Pmi pubblicato da Hsbc si è fermato a quota 50,5 (le stime indicavano 51,5), contro 51,6 in marzo: quota 50 è lo spartiaque tra crescita e decrescita, ma tra gli investitori serpeggia il timore di un'improvvisa contrazione. D'altra parte la crescita dell'economia cinese è rallentata, al tasso annuo del 7,7%. Una frenata che per gli economisti di Hsbc potrebbe spingere Pechino a un'azione di sostegno a investimenti e consumi. L'euro chiude in lieve calo per l'euro ma sempre sopra quota 1,30 dollari. La moneta unica viene scambiata a 1,3017 dollari.

A Wall Street - alla chiusura dei mercati europei - il Dow Jones sale di un punto, come lo S&P 500, mentre il Nasdaq segna +1,2%. C'è grande attesa - condita da scettiscismo - per l'annuncio dei conti di Apple, che verranno a mercati chiusi. Nel frattempo, negli Stati Uniti i prezzi delle case di febbraio sono saliti dello 0,7% rispetto al mese precedente, e del 7,1% nei 12 mesi. Le vendite di nuove abitazioni sono cresciute di 1,5 punti percentuali, leggermente sotto le attese per un +1,9%. In calo, invece, l'indice Pmi manifatturiero misurato da Markit; in aprile si è attestato a 52 punti, livello più basso degli ultimi sei mesi. Indicazione di contrazione da parte della Fed di Richmond, con l'indice sul manifatturiero che

In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in lieve ribasso per il rafforzamento dello yen: l'indice Nikkei ha ceduto lo 0,29% e si è attestato a quota 13.529,65. L'indice Topix ha perso lo 0,16% e ha chiuso a 1.143,78 punti. A pesare sono state anche le prese di beneficio dopo che lunedì il Nikkei era arrivato ai massimi dal luglio 2008. Nel frattempo, l'Ocse promuove l'allentamento monetario qualitativo e quantitativo (Qqe) della Bank of Japan per abbattere la deflazione e le strategie dell'Abenomics, il piano di rilancio su 'tre punti' principali dell'economia giapponese voluto dal premier Shinzo Abe. Nel 2013, secondo le stime di crescita dell'Economic Survey, il Giappone avrà un Pil in rialzo dell'1,4% nel 2013 e sempre dell'1,4% nel 2014.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in calo a 88,4 dollari per il barile Wti e a 100 dollari per il Brent. L'oro si mantiene di poco sopra 1.400 dollari l'oncia, lontano dai 1.321,35 segnati durante il tonfo degli ultimi giorni anche se la quotazione del metallo giallo resta 50 dollari inferiore ai livelli segnati prima del calo della settimana scorsa.