MILANO - Le sue canzoni possono non piacere e il suo stile è tutt'altro che quello di un "gentleman". Ma è indiscutibile che Psy, il paffuto cantante sudcoreano diventato la scorsa estate un caso su Youtube e iTunes grazie alla sua improbabile "Gangnamstyle", sia il re Mida del terzo millennio. Quello che tocca diventa oro. Compreso il secondo singolo "Gentleman" che rischia di superare anche il primo tormentone.
E poco importa che il suo passato da rampollo di una famiglia di imprenditori originaria dell'elegante quartiere di Gangnam (Seul) sia costellato di fallimenti piccoli e grandi: dai, pare, poco onorevoli anni del servizio militare a qualche incidente con la marijuana fino alla decisione di abbandonare la business school americana dove i genitori, accecati dall'amore filiale, lo avevano iscritto sperando di farne l'erede dell'azienda di famiglia che, quotata alla Borsa di Seul, produce semiconduttori.
Probabilmente non ne prenderà mai le redini, ma già così, come uomo immagine, è riuscito a decuplicarne il valore. A giugno prima che esplodesse il fenomeno "Gangnam Style" la DI Corp viaggiava in Borsa con una capitalizzazione costante di 28 milioni. Poi è successo l'imprevedibile per volare fino a 360 milioni di dollari pochi giorni fa, con il debutto di "Gentleman". Una corsa "ingiustificata" secondo gli analisti che si sono spinti a definire DI Corp un "titolo a tema" ritenendo impossibile - o quanto meno molto difficile - un qualsiasi guadagno economico per la società legato al successo delle canzoni. Eppure le azioni sono cresciute fino a novembre e dopo una lieve correzione a fine anno, la corsa è ripresa.
Di certo non esiste una correlazione con l'indice della Borsa di Seul (da giugno è cresciuta del 7,6%) nè, tantomeno, con il settore dei semiconduttori. Nell'ultimo anno le azioni dei competitor di DI Corp sono cresciute in media del 37%, quelle del "Gentleman" cresciuto a "Gagnamstyle" hanno registrato un +590%.
E poco importa che il suo passato da rampollo di una famiglia di imprenditori originaria dell'elegante quartiere di Gangnam (Seul) sia costellato di fallimenti piccoli e grandi: dai, pare, poco onorevoli anni del servizio militare a qualche incidente con la marijuana fino alla decisione di abbandonare la business school americana dove i genitori, accecati dall'amore filiale, lo avevano iscritto sperando di farne l'erede dell'azienda di famiglia che, quotata alla Borsa di Seul, produce semiconduttori.
Probabilmente non ne prenderà mai le redini, ma già così, come uomo immagine, è riuscito a decuplicarne il valore. A giugno prima che esplodesse il fenomeno "Gangnam Style" la DI Corp viaggiava in Borsa con una capitalizzazione costante di 28 milioni. Poi è successo l'imprevedibile per volare fino a 360 milioni di dollari pochi giorni fa, con il debutto di "Gentleman". Una corsa "ingiustificata" secondo gli analisti che si sono spinti a definire DI Corp un "titolo a tema" ritenendo impossibile - o quanto meno molto difficile - un qualsiasi guadagno economico per la società legato al successo delle canzoni. Eppure le azioni sono cresciute fino a novembre e dopo una lieve correzione a fine anno, la corsa è ripresa.
Di certo non esiste una correlazione con l'indice della Borsa di Seul (da giugno è cresciuta del 7,6%) nè, tantomeno, con il settore dei semiconduttori. Nell'ultimo anno le azioni dei competitor di DI Corp sono cresciute in media del 37%, quelle del "Gentleman" cresciuto a "Gagnamstyle" hanno registrato un +590%.