Economia

La Bce taglia i tassi d'interesse allo 0,5%.
Borse in ripresa, Btp ai minimi dal 2006

La mossa era attesa dai mercati, ma durante la conferenza stampa del governatore si registra grande volatilità e Milano arriva a perdere quasi l'1,5% prima di chiudere invariata. Negli Usa calano i sussidi per la disoccupazione ai minimi dal gennaio 2008. L'euro sfonda quota 1,32 sul dollaro poi ritraccia. Manifattura dell'Eurozona oltre le attese

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MILANO - La Bce allenta la politica monetaria e mette all'angolo i falchi tedeschi della Bundesbank. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha tagliato il costo del denaro dallo 0,75% allo 0,5%, nuovo minimo storico, nella speranza di rilanciare gli investimenti e la crescita. D'altra parte il rallentamento della ripresa economica negli Stati Uniti e in Cina aveva condizionato le ultime sedute di Borsa. L'Ocse ricorda che l'economia italiana dovrebbe flettere dell'1,5% nel 2013, pur aprendo a una possibile ripresa già quest'anno. Immediata le replica del neo ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni secondo cui l'organizzazione internazionale nelle sue stime non ha considerato l'impatto dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione. E così Piazza Affari chiude quasi invariata (-0,12%) una seduta vissuta sull'ottovolante: tra guadagni e perdite vicine all'1,5% dopo l'annuncio degli taglio della Bce.

In calo lo spread tra Btp e Bund tedeschi: dopo essere risalito a quota 270 punti base chiude a 261 punti base. I titoli italiani sul mercato secondario rendono il 3,77%: non accadeva dal febbraio 2006. Nel resto d'Europa prevale l'ottimismo: Parigi avanza dello 0,05%, il Dax di Francoforte guadagna lo 0,61% e il Ftse 100 di Londra sale dello 0,15%. La Francia, intanto, ha collocato oltre quattro miliardi di titoli decennali con un rendimento al record minimo dell'1,81%. A Wall Street, alla chiusura delle contrattazioni nel Vecchio continente, il Dow Jones sale dello 0,8% come l'S&P, mentre il Nasdaq avanza dell'1,2% con i listini sostenuti dalle richieste di sussidi di disoccupazione negli Usa, calati di 18mila unità e ai minimi da gennaio 2008. Buone indicazioni per la Borsa newyorkese sono arrivate anche dal deficit commerciale americano, calato ben oltre le attese a 38,8 miliardi.

Se il taglio della Bce era in qualche modo nell'aria - secondo un sondaggio condotto da Bloomberg, 44 economisti su 70 si attendevano la discesa al nuovo record dello 0,5% -, nuovi segnali incoraggianti arrivano dalla Fed degli Stati Uniti, il cui programma d'acquisto di bond da 85 miliardi di dollari al mese potrebbe essere modificato. Che in seno al Fomc, il braccio operativo della Federal Reserve, si ragioni da tempo sull'opportunità di terminare gli stimoli all'economia era cosa nota. La novità è rappresentata dalla disponibilità della Fed ad accelerare il programma nel caso ce ne fosse bisogno.
 
In effetti le ultime indicazioni macroeconomiche non sono state confortanti. Non a caso, hanno frenato stamane i listini in Asia per il secondo giorno consecutivo. La debolezza della manifattura cinese e le previsioni sulle buste paga americane evidenziano i timori di un rallentamento nelle due maggiori economie mondiali. La Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dello 0,76%, quella di Shanghai dello 0,49% e quella di Hong Kong dello 0,3%. L'indice Pmi manifatturiero cinese è sceso, ad aprile, a 50,4 punti da 51,6 di marzo, con una contrazione leggermente maggiore dei dati preliminari di un calo a 50,5. Un valore sotto 50 indica una contrazione nell'attività mentre un valore superiore indica espansione, che a questo punto resta quindi molto debole. Nell'Eurozona, invece, il Pmi manifatturiero ha registrato un lieve calo a 46,7 punti dai 46,8 del mese precedente. Il dato è però lievemente superiore al consensus che poggiava su una stima a 46,5 punti.

L'euro chiude in calo a 1,3069 dollari dopo il taglio dei tassi deciso dalla Bce. La moneta unica aveva reagito inizialmente all'annuncio con un balzo sopra quota 1,32 per poi arretrare, laddove a una riduzione del costo del denaro segue di solito sui mercati un immediato deprezzamento della valuta. Il petrolio si muove in rialzo a New York, scambiato a 91,9 dollari al barile (+0,9%), mentre l'oro recupera qualche punto e si porta a 1.471 dollari l'oncia.