Economia

Piazza Affari in rosso, pesano i dividendi.
Promosso il piano lavoro del governo

Gli investitori internazionali approvano la road map per tagliare la disoccupazione annunciata dall'esecutivo: lo spread cala leggermente a 253 punti. Bene le Borse europee, Londra al top dal 2000 e Tokyo da fine 2007. Milano chiude in rosso di mezzo punto zavorrata dal -1,6% legato al pagamento delle cedole. Market Watch: possibili correzioni negli Usa

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MILANO - Cedole e lavoro condizionano l'inizio settimana di Piazza Affari. Sul fronte societario oggi è il giorno del pagamento dei dividendi che coinvolge i big del listino milanese con un impatto negativo sul Ftse Mib dell'1,6%. A controbilanciare il calo tecnico della Borsa contribuisce però il piano annunciato dal governo per ridurre la disoccupazione, a cominciare da quella giovanile. Una road map accolta positivamente dagli investitori, ma che incassa anche l'appoggio della numero uno di Cgil, Susanna Camusso. Un'apertura che contribuisce ad allentare ulteriormente le tensioni sul debito pubblico italiano: lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni, alla chiusura dei mercati azionari conferma la discesa a 253 punti base con i titoli italiani che rendono il 3,9%.

In questo contesto a Milano Piazza Affari chiude in ribasso dello 0,55%: al netto dell'effetto-dividendi è quindi una performance positiva. Tra i singoli titoli si registra il boom di Impregilo: +14% nonostante lo stacco di un dividendo da 1,49 euro: la commessa da 700 milioni strappata in Qatar (su un totale di lavori da 1,7 miliardi) e il basso flottante spiegano il balzo. Segno più nel resto del Vecchio continente, dove i listini seguono nel finale l'ondeggiare della Borsa americana: Londra chiude a +0,48% e con 6.755,63 porta l'indice Ftse 100 ai massimi dal settembre 2000. Parigi guadagna lo 0,54% e Francoforte sale dello 0,69% al nuovo massimo storico.

Dopo un'apertura incerta, Wall Street ha girato in positivo: alla chiusura europea il Dow Jones sale dello 0,1%, come lo S&P 500, e il Nasdaq recupera lo 0,2%. I mercati Usa sono reduci dai rialzi della scorsa settimana, quando hanno brindato al dato sulla fiducia dei consumatori a maggio, tornata ai livelli del luglio 2007. Come sottolinea Market Watch, però, c'è un po' di apprensione nelle sale operative: non solo gli indici sono ai massimi, ma anche un gran numero di singole azioni (più della metà dello S&P 500) ha raggiunto il top dell'ultimo anno. Per molti questa situazione - che richiama alla memoria il periodo 2004-2007 - lascia presagire una correzione del mercato. Guardando al passato, gli analisti ricordano correzioni del 16% nell'aprile 2010 per le compagnie quotate sul Nyse. Oggi, inoltre, l'indice della Fed di Chicago è sceso a -0,53 punti ad aprile.

Stabile l'euro: la moneta chiude a quota 1,2856 dollari, molto vicino ai valori della fine della scorsa settimana, mentre si attesta a 132 yen. Il cambio dollaro-yen è pari a 102,61, con la divisa nipponica in recupero.

I numeri positivi di Wall Street hanno condizionato in mattinata la Borsa di Tokyo, che ha allungato la scia positiva terminando gli scambi in rialzo dell'1,47%, aggiornando i massimi da dicembre 2007 sui record segnati venerdì da Wall Street con i segnali di ripresa dell'economia Usa e la debolezza dello yen. L'indice Nikkei sale di 222,69 punti, a 15.360,81, malgrado i commenti del ministro dell'Economia, Akira Amari: la forza della yen è rientrata e un altro calo potrebbe "avere impatti negativi sulla vita delle persone".

Sul fronte delle materie prime, hanno iniziato la settimana in leggero calo le quotazioni del petrolio, che recuperano però sul mercato di New York: il greggio Wti recupera a 96,79 dollari al barile. Ancora sotto pressione l'oro che lima lo 0,3% a 1.360 dollari, dopo aver raggiunto i minimi da un mese a 1.338,95 dollari l'oncia. Anche l'argento scende ai minimi da 2 anni e mezzo a 20,84 dollari l'oncia. Nel corso di quest'anno l'oro ha perso il 20% e l'argento il 30%, sulla scia delle liquidazioni dei fondi asiatici e del possibile rallentamento del programma di stimoli da parte della Fed Usa.