Economia

Berna senza interlocutori a Roma,
congelato l'accordo fiscale con la Svizzera

Il ministro delle finanze elvetico punta il dito contro l'immobilismo italiano. Eppure - in campagnia elettorale - secondo Berlusconi l'intesa era cosa ormai fatta. Intanto cala il gelo anche sull'accordo miliardario tra la Svizzera e gli Usa: gli agenti americani facevano ubriacare i funzionari svizzeri per incastrare le banche

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LUGANO - Che fine ha fatto la trattativa fiscale tra Italia e Svizzera per la regolarizzazione dei depositi in nero nelle banche elvetiche? "È tutto fermo", la risposta della Ministra delle Finanze della Confederazione, Eveline Widmer-Schlumpf, alla precisa domanda rivoltale tramite un atto parlamentare dal deputato democristiano ticinese, Marco Romano. "Quello che emerge - denuncia Romano - è che, pur avendo l'Italia un nuovo Governo, il dossier è rimasto in un cassetto e io spero che a Roma, a questo punto, si diano una mossa e che Berna richiami l'Italia alle proprie responsabilità ".

"Lo stallo - aggiunge Romano - crea in effetti tutta una ricaduta di problemi, per la Svizzera, in particolare per il Canton Ticino, visto che fino a che la Confederazione rimane sulle black list italiane, e le aziende elvetiche rimangono discriminate se vogliono lavorare oltreconfine". Eppure, per Berlusconi, prima delle ultime elezioni politiche, sembrava che l'accordo di doppia imposizione sugli averi italiani depositati nelle banche elvetiche, potesse venire concluso in quattro e quattr'otto e che, con i soldi derivanti dall'intesa, si potesse evitare, addirittura, il pagamento dell'Imu. "Promesse da campagna elettorale, cui non sono seguiti i fatti", dice seccato il parlamentare Marco Romano.

Intanto, mentre l'ipotesi di accordo con l'Italia langue, rischia di naufragare anche quello ben più importante, almeno per la Svizzera, con gli Stati Uniti. Riguarda, come noto, 12 banche elvetiche sorprese a violare la legge fiscale statunitense. Dietro il pagamento di una multa colossale, probabilmente di 20 miliardi di dollari, i Governi dei due Paesi hanno stabilito che la vertenza si può chiudere. A storcere il naso è, piuttosto, il Parlamento di Berna, il cui scetticismo cresce di giorno in giorno di fronte alla prospettiva di dover ratificare, quasi senza poterla discutere, una legge-sanatoria che, di fatto, fa saltare il segreto bancario. Al Dipartimento della Giustizia statunitense, infatti, verrebbero trasmesse migliaia di pagine di dati sensibili, comprensive dei nomi di tutti i funzionari di banca che hanno avuto a che fare con la violazione della legge Usa.

Fatto sta che, la scorsa notte, la Commissione dell'Economia e dei Tributi del Consiglio degli Stati, uno dei due rami del Parlamento elvetico, ha proposto di bocciare l'accordo. Forte anche dello sdegno provocato nell'opinione pubblica elvetica dalle dichiarazioni di Edward Snowden, la "gola profonda" dell'intelligence statunitense, circa i metodi usati dalla Cia a Ginevra per incastrare i funzionari di banca svizzeri, costringendoli a rivelare dati confidenziali. Li facevano ubriacare, quindi facevano in modo che venissero fermati dalla polizia al volante, in stato di ebrietà, per poi approfittare della loro debolezza, ha raccontato, in sostanza, Snowden, che ha operato per diverso tempo nella città svizzera. Quando il bancario era in stato di fermo l'agente americano si faceva vivo, per tirarlo fuori dai guai, guadagnandone definitivamente la fiducia. "Un vero e proprio attacco spionistico contro la Svizzera", scrive il quotidiano Blick di Zurigo secondo cui, a questo punto, l'accordo con gli americani è destinato a saltare.