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Fed e Cina affondano le Borse europee.
Bruciati 230 miliardi, Wall Street a picco

Sui mercati finanziari dominano i timori dopo l'annuncio di Bernanke sulla fine degli stimoli all'economia nel 2014. Listini europei in profondo rosso. Lo spread sale verso quota 290 e Wall Street tocca i minimi da inizio anno
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MILANO - Domina il rosso sui mercati globali, in quello che nelle sale operative viene definito un "sell-off generalizzato". Cioè un'ondata di vendita che non risparmia alcun comparto, dalle valute alle materie prime, passando per obbligazioni e azioni, e che travolge anche quelli che erano generalmente considerati 'beni rifugio' come l'oro, porti salvi nei giorni di tempesta (grafici). Le Borse europee hanno bruciato (indice Stoxx 600) 230 miliardi, Piazza Affari, da sola oltre 11 miliardi, mentre Wall Street ha registrato la peggiore seduta del 2013, con il Dow Jones che ha perso oltre 300 punti.

A scatenare la bufera sui listini è stato il doppio colpo inferto a poche ore di distanza dalla Federal Reserve e dalla Cina. Il fronte occidentale ha però un peso specifico maggiore: ieri il numero uno della Fed, Ben Bernanke, ha spiegato che il cielo sull'economia e sul mercato del lavoro a stelle e strisce si sta rasserenando. Per questo, se come da previsio…
MILANO - Domina il rosso sui mercati globali, in quello che nelle sale operative viene definito un "sell-off generalizzato". Cioè un'ondata di vendita che non risparmia alcun comparto, dalle valute alle materie prime, passando per obbligazioni e azioni, e che travolge anche quelli che erano generalmente considerati 'beni rifugio' come l'oro, porti salvi nei giorni di tempesta (grafici). Le Borse europee hanno bruciato (indice Stoxx 600) 230 miliardi, Piazza Affari, da sola oltre 11 miliardi, mentre Wall Street ha registrato la peggiore seduta del 2013, con il Dow Jones che ha perso oltre 300 punti.

A scatenare la bufera sui listini è stato il doppio colpo inferto a poche ore di distanza dalla Federal Reserve e dalla Cina. Il fronte occidentale ha però un peso specifico maggiore: ieri il numero uno della Fed, Ben Bernanke, ha spiegato che il cielo sull'economia e sul mercato del lavoro a stelle e strisce si sta rasserenando. Per questo, se come da previsioni si andrà verso un tasso di disoccupazione al 6,5% nel 2014 (attualmente gli Usa sono al 7,6%), potrebbe essere "opportuno" ridurre gli acquisti di Bond (il programma è da 85 miliardi al mese) già alla fine di quest'anno, per interromperli definitivamente a metà 2014. Di fatto, Bernanke ha annunciato la chiusura dei rubinetti che finora hanno invaso di liquidità a basso costo il mercato. Una situazione che ha portato, in tempi recenti, la finanza assai lontano dall'economia reale. L'obiettivo è comunque ancora distante, come emerge dai dati odierni sui sussidi di disoccupazione, cresciuti più del previsto. Per il momento, dunque, i tassi restano al minimo storico tra lo 0 e lo 0,25% e la disponibilità a continuare gli acquisti - modulandoli secondo le necessità - è confermata.

Dall'altra parte del Pacifico, in Cina, sono arrivati segnali preoccupanti sull'espansione economica. L'indice Pmi manifatturiero del colosso asiatico - le previsioni dei responsabili degli acquisti, che anticipano il clima economico - è sceso ai minimi da 9 mesi a giugno. La rilevazione flash di Hsbc è arretrata a 48,3 punti, dai 49,2 punti di maggio, assestandosi ben al di sotto dei 50 punti che separano le fasi di espansione da quelle di contrazione dell'economia. Come da previsioni, continuando sulla debolezza di Wall Street di ieri sera, le azioni asiatiche hanno registrato pesanti ribassi. L'indice Msci Asia Pacific delle principali azioni della regione è arrivato a perdere oltre tre punti percentuali e mezzo, la peggior performance dal settembre 2011 e ai minimi da nove mesi. A Tokyo, l'indice Nikkei ha chiuso in calo dell'1,74% mentre Seul perde 2%. Shanghai e Hong Kong arretrano di oltre due punti percentuali.

Anche in Europa la giornata dei mercati è stata all'insegna delle vendite, che si sono amplificate dopo l'apertura in netto ribasso di Wall Street. Piazza Affari alla fine lascia sul parterre il 3,09%, con le banche in maggiore difficoltà insieme a Fiat e Saipem. Tra i singoli titoli milanesi si è guardato a Rcs, che parte in recupero dopo la cessione dei periodici, ma poi passa in rosso in scia al listino principale. Nel resto d'Europa, Londra chiude a -2,98%, Francoforte a -3,28% e Parigi arretra del 3,66%. I rendimenti dei titoli di Stato registrano un rialzo con i decennali che rendono più del 4,5% sul mercato secondario. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, dopo un'iniziale stabilità dovuta all'innalzamento dei rendimenti del Bund, si allarga di una ventina di punti: sfiora quota 290 in chiusura (288 per la precisione). Anche la Spagna, che ha collocato 4 miliardi di titoli del debito pubblico, ha pagato la tensione con un forte rialzo del tasso di rendimento dei decennali.

Negli Stati Uniti, invece, sono arrivate cattive notizie sul fronte dei sussidi di disoccupazione. Secondo i dati diffusi dal dipartimento del lavoro, ne sono state presentate 354 mila, 18 mila in più rispetto alla precedente settimana. Paradossalmente, anche un altro dato pubblicato oggi sembra smentire Bernanke: il superindice dell'economia Usa è cresciuto meno del previsto (+0,1%) a maggio.  Wall Street, già reduce da una chiusura in calo dopo il discorso del numero uno della Fed, ha chiuso con cifre da guerra: il Dow Jones dopo settimane di record crolla sotto la soglia dei 15.000 punti, perdendone oltre 300 e cedendo il 2,34% a 14.758,24 punti. Mai così male nel 2013. Giornata nera anche per Nasdaq (-2,28% a 3.364,63 punti) ed S&P500 (-2,50% a 1.588,19 punti). Spazzati via i guadagni di maggio e giugno.

Non giova ai mercati il fatto che l'indice Pmi composito della zona euro sia salito a 48,9 in giugno (47,7 a maggio), il valore massimo su 15 mesi. In Italia, invece, la produzione e gli ordinativi dell'industria sono migliorati ad aprile grazie all'estero. E neppure la crescita della fiducia dei consumatori europei di giugno, così come non riesce a catalizzare l'attenzione l'Eurogruppo di Lussemburgo sull'Unione bancaria, che parte oggi pomeriggio per terminare domani.

L'euro chiude in deciso calo a 1,3179 dollari, prossimo ai minimi da due settimane. L'annuncio della Fed risolleva il dollaro, che scambia oltre quota 98 con lo yen. Sul fronte delle materie prime, nonostante i ribassi generalizzati l'oro non è premiato nella sua tradizionale veste di "bene rifugio", ormai dismessa in favore dei movimenti speculativi. Lo spot cede quasi sei punti percentuali e tratta sotto quota 1.305 dollari l'oncia, ai minimi dal settembre del 2010. Fa peggio l'argento spot, che retrocede dell'8%. Tensione altissima anche sul prezzo del petrolio, in particolare dopo i dati negativi sull'attività manifatturiera cinese: a New York chiude scambiato a 94,94 dollari (-3,36%), il peggior risultato degli ultimi sette mesi.