MILANO - Le Borse europee si mettono alle spalle la debolezza dei mercati asiatici, grazie alle rassicurazioni di Mario Draghi sulla disponibilità della Bce a intervenire per la stabilità dei mercati, "se necessario". Anche Piazza Affari, osservata speciale di giornata dopo che Repubblica ha rivelato come nei conti dello Stato ci siano potenziali perdite per 8 miliardi (due volte l'Imu sulla prima casa) legate a derivati sottoscritti negli anni Novanta, chiude in progresso in linea con le altre Borse del Vecchio Continente. La notizia ha comunque in qualche modo condizionato l'asta Bot di oggi, in attesa di quella Btp di domani: il Tesoro ha collocato tutti gli 8 miliardi di titoli a sei mesi, ma il tasso è tornato sopra l'1% rivedendo i massimi da febbraio scorso. Il rendimento medio è salito all'1,052% dallo 0,538% di maggio, in calo la domanda.
Nonostante tutto, però, Milano chiude gli scambi in deciso rialzo (+2,03%) sostenuta dal comparto bancario, spinto in mattinata da Bpm dopo l'ok al rimborso dei Tremonti bond. Bene, fuori dal mondo della finanza, anche Telecom Italia e Mediaset, mentre per Saipem si registra l'ennesima giornata di passione, con i rinnovati dubbi degli analisti sulla performance della società. Nel resto del Vecchio Continente, Londra chiude in rialzo dell'1,04%, Francoforte dell'1,66% e Parigi del 2,09%. Bene anche Madrid, dove i bancari spingono l'indice a +2,83%. Il Dow Jones sale dell'1,02% a 14.910,29 punti, il Nasdaq avanza dello 0,85% a 3.376,22 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1% a 1.603,31 punti.
Non ha effetti sulle Borse la doccia gelata del Pil americano, rivisto in forte ribasso per quanto riguarda il primo trimestre dell'anno: il dato definitivo è di una crescita dell'1,8%, contro una stima iniziale di +2,4% circa la quale gli analisti si attendevano una conferma. La lettura finale del Prodotto lordo statunitense risente di una minore spesa per i consumi (+2,6% contro il +3,4% stimato) e di minori investimenti. D'altra parte, il rallentamento del ritmo di crescita rimette in discussione la volontà della Fed di interrompere il piano d'acquisto di bond (85 miliardi al mese) con il quale sostiene l'economia; non a caso, i Treasury americani tornano a rafforzarsi. Il Dow Jones sale dell'1,02% a 14.910,29 punti, il Nasdaq avanza dello 0,85% a 3.376,22 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1% a 1.603,31 punti.
Il rischio derivati non aumenta la pressione sul debito pubblico italiano, anzi: lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi decennali, scende sotto la soglia di 295 punti base (a 293 per la precisione), con i titoli italiani che rendono il 4,7%. E domani saranno messi in asta Btp a 5 e 10 anni per 5 miliardi. L'euro chiude in calo a un minimo di seduta di 1,3005 dollari, picco negativo da oltre tre settimane, dopo che lo stesso Draghi ha ricordato le deboli prospettive economiche dell'Eurozona. I timori di una crisi di liquidità in Cina continuano a stimolare acquisti difensivi sullo yen, che avanza a 126,70 sull'euro e a 97,42 sul dollaro.
Non ha condizionato l'ottimismo degli investitori la conferma della recessione in Francia: nel primo trimestre del 2013 il Pil è sceso dello 0,2% rispetto al trimestre precedente (-0,4% sul 2012). Si tratta del secondo calo consecutivo che porta Parigi in recessione tecnica. In Germania, invece, l'indice Gfk che rileva la fiducia dei consumatori è salito da 6,5 a 6,8 punti. La settimana scorsa anche l'indice Zew sulla fiducia degli investitori tedeschi aveva registrato un rialzo e lo stesso aveva fatto l'indice Ifo, uno dei principali barometri dell'economia tedesca.
La chiusura in rialzo di ieri di Wall Street, spinta da una serie di dati macro sopra le attese, non era bastata a sostenere le quotazioni dei listini asiatici, che hanno archiviato un'altra seduta in rosso con Tokyo scesa sotto la soglia psicologica dei 13mila punti (-1% stamane). A condizionare le scelte degli investitori è soprattutto la paura che la People's Bank of China, la Banca centrale cinese, non abbia liquidità sufficiente a sostenere l'economia del paese che mostra i primi segnali si stanchezza. A poco sono servite le dichiarazioni dell'Istituto centrale che provando a rassicurare i mercati ha garantito che la politica monetaria resterà accomodante fino a quanto sarà necessario. La Pboc ha però anche ribadito l'invito a una "gestione più oculata del credito".
Sul fronte delle materie prime l'oro è ancora in calo: il metallo prezioso cede oltre tre punti percentuali a 1.233 dollari l'oncia. Alla chiusura dei mercati europei, il petrolio cala a New York a causa dell'inattesa crescita delle scorte settimanali di greggio Usa. Il Wti cede 1,16 dollari a 94,16 dollari al barile, il Brent di Londra perde 0,59 cent a 100,67 dollari al barile.
Nonostante tutto, però, Milano chiude gli scambi in deciso rialzo (+2,03%) sostenuta dal comparto bancario, spinto in mattinata da Bpm dopo l'ok al rimborso dei Tremonti bond. Bene, fuori dal mondo della finanza, anche Telecom Italia e Mediaset, mentre per Saipem si registra l'ennesima giornata di passione, con i rinnovati dubbi degli analisti sulla performance della società. Nel resto del Vecchio Continente, Londra chiude in rialzo dell'1,04%, Francoforte dell'1,66% e Parigi del 2,09%. Bene anche Madrid, dove i bancari spingono l'indice a +2,83%. Il Dow Jones sale dell'1,02% a 14.910,29 punti, il Nasdaq avanza dello 0,85% a 3.376,22 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1% a 1.603,31 punti.
Non ha effetti sulle Borse la doccia gelata del Pil americano, rivisto in forte ribasso per quanto riguarda il primo trimestre dell'anno: il dato definitivo è di una crescita dell'1,8%, contro una stima iniziale di +2,4% circa la quale gli analisti si attendevano una conferma. La lettura finale del Prodotto lordo statunitense risente di una minore spesa per i consumi (+2,6% contro il +3,4% stimato) e di minori investimenti. D'altra parte, il rallentamento del ritmo di crescita rimette in discussione la volontà della Fed di interrompere il piano d'acquisto di bond (85 miliardi al mese) con il quale sostiene l'economia; non a caso, i Treasury americani tornano a rafforzarsi. Il Dow Jones sale dell'1,02% a 14.910,29 punti, il Nasdaq avanza dello 0,85% a 3.376,22 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1% a 1.603,31 punti.
Il rischio derivati non aumenta la pressione sul debito pubblico italiano, anzi: lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi decennali, scende sotto la soglia di 295 punti base (a 293 per la precisione), con i titoli italiani che rendono il 4,7%. E domani saranno messi in asta Btp a 5 e 10 anni per 5 miliardi. L'euro chiude in calo a un minimo di seduta di 1,3005 dollari, picco negativo da oltre tre settimane, dopo che lo stesso Draghi ha ricordato le deboli prospettive economiche dell'Eurozona. I timori di una crisi di liquidità in Cina continuano a stimolare acquisti difensivi sullo yen, che avanza a 126,70 sull'euro e a 97,42 sul dollaro.
Non ha condizionato l'ottimismo degli investitori la conferma della recessione in Francia: nel primo trimestre del 2013 il Pil è sceso dello 0,2% rispetto al trimestre precedente (-0,4% sul 2012). Si tratta del secondo calo consecutivo che porta Parigi in recessione tecnica. In Germania, invece, l'indice Gfk che rileva la fiducia dei consumatori è salito da 6,5 a 6,8 punti. La settimana scorsa anche l'indice Zew sulla fiducia degli investitori tedeschi aveva registrato un rialzo e lo stesso aveva fatto l'indice Ifo, uno dei principali barometri dell'economia tedesca.
La chiusura in rialzo di ieri di Wall Street, spinta da una serie di dati macro sopra le attese, non era bastata a sostenere le quotazioni dei listini asiatici, che hanno archiviato un'altra seduta in rosso con Tokyo scesa sotto la soglia psicologica dei 13mila punti (-1% stamane). A condizionare le scelte degli investitori è soprattutto la paura che la People's Bank of China, la Banca centrale cinese, non abbia liquidità sufficiente a sostenere l'economia del paese che mostra i primi segnali si stanchezza. A poco sono servite le dichiarazioni dell'Istituto centrale che provando a rassicurare i mercati ha garantito che la politica monetaria resterà accomodante fino a quanto sarà necessario. La Pboc ha però anche ribadito l'invito a una "gestione più oculata del credito".
Sul fronte delle materie prime l'oro è ancora in calo: il metallo prezioso cede oltre tre punti percentuali a 1.233 dollari l'oncia. Alla chiusura dei mercati europei, il petrolio cala a New York a causa dell'inattesa crescita delle scorte settimanali di greggio Usa. Il Wti cede 1,16 dollari a 94,16 dollari al barile, il Brent di Londra perde 0,59 cent a 100,67 dollari al barile.