MILANO - La Federal Reserve scaccia la paura della stretta monetaria, ma Wall Street ritraccia dopo il rally della vigilia. Nel Vecchio continente, invece, la riunione dell'Eurogruppo sulla crisi greca si è conclusa con l'ennesimo nulla di fatto e l'avvertimento di Bruxelles ad Atene: basta perdere tempo. Per il premier, Alexis Tsipras, si apre un nuovo fronte interno con il pressing dei radicali: il Paese ha bisogno di recuperare 7 miliardi e senza gli immediati prestiti della Ue torna lo spettro del default. La trattative continuano, ma la strada resta in salita. Di nuovo a Bruxelles, oggi è il turno dell'Ecofin: dalla riunione dei ministri dell'Economia e delle Finanze della Ue, Pier Carlo Padoan annuncia la compartecipazione dell'Italia al piano di investimenti Juncker con 8 miliardi. Dura la posizione della Germania che attraverso il ministro delle finanze, Wolfgang Schaeuble chiede di mantenere gli impegni prima di erogare nuova finanza.
I mercati peggiorano nel corso delle contrattazioni, nonostante gli investitori abbiano incassato le parole in arrivo dagli Stati Uniti, dove la Fed non esclude un rialzo dei tassi nel corso dell'anno, ma tranquilizza gli addetti ai lavori: "Anche quando inizierà la fase rialzista la nostra politica monetaria sarà accomodante". Insomma la stretta è ancora lontana. E l'attenzione degli operatori si sposta al 17 e 18 marzo, quando la Banca centrale americana tornerà a riunirsi.
A Milano Piazza Affari chiude in rosso dello 0,97%, Londra arretra del 2,52%, Francoforte dello 0,71% e Parigi dell'1,12%. Sul listino italiano sono in rosso le banche, mentre sale Campari che ha confermato il dividendo a 8 centesimi e Pirelli si porta sui massimi di sempre. Debole Wall Street: il Dow Jones perde l'1,82% a 17.667,62 punti, il Nasdaq cede l'1,67% a 4.859,80 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l'1,69% a 2.044,60 punti.
L'euro chiude a 1,0701 dollari, ai minimi dal gennaio del 2013. Con il 'quantitative easing' della Bce entrato in attività (3,2 miliardi gli acquisti nel primo giorno, ha detto il governatore Coeuré), le pressioni sulla moneta comune restano al ribasso, mentre proseguono gli acquisti sui titoli di Stato: i Btp rendono l'1,21% ai nuovi minimi storici, superata la Spagna. Lo spread è poco mosso e oscilla sulla soglia di 95 punti. D'altra parte gli acquisti di titoli di Stato riguardano l'intera Eurozona - ad esclusione della Grecia - quindi la distanza tra i vari paesi rimane immutata. Attesa per la due giorni di aste Bot e Btp in agenda mercoledì e giovedì.
Dal punto di vista macroeconomico si registra a febbraio una crescita dell'inflazione in Cina (+1,4% su base annua) superiore alle attese (+1%). Batte le stime anche la produzione industriale in Francia: a gennaio l'indice della produzione industriale è cresciuto dello 0,4% su mese, superiore alle attese che stimavano un calo dello 0,4%. Lo rende noto Insee che ha rivisto al ribasso l'indice della produzione industriale di dicembre: +1,4% da 1,5%. Male i dati arrivati dall'Italia dove a gennaio il calo è stato dello 0,7% su dicembre (l'agenda) e si è tornata ad accentuare la stretta dei prestiti alle imprese. Disoccupazione stabile nei paesi Ocse e in lieve calo nei paesi dell'Eurozona: a gennaio il tasso resta al 7%, i senza lavoro dell'area Ocse sono 43,1 milioni. Nell'Eurozona il tasso è sceso dello 0,1%, attestandosi all'11,2%.
In mattinata la Borsa di Tokyo ha azzerato i guadagni iniziali agganciati ai rialzi di Wall Street e ha invertito la rotta a metà seduta, fino a chiudere in calo dello 0,67%, ai minimi delle ultime due settimane. L'indice Nikkei ha quindi chiuso a quota 18.665,11 punti a causa della forte flessione dello yen, visto che il dollaro è salito a quota 122 sui massimi da luglio 2007, ampliando i timori per gli aumenti dei costi delle importazioni a carico delle imprese giapponesi.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio si stabilizza sopra quota 50 dollari a New York con i contratti sul greggio Wti con scadenza ad aprile in rialzo di 6 centesimi al barile sul mercato after hour. Scende invece il Brent a 58,47 dollari. Le quotazioni dell'oro sono in netto calo, sui minimi da dicembre: il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1.159,8 dollari l'oncia, sulle quotazioni incide l'ipotesi che la Federal reserve possa rialzare i tassi a giugno.
I mercati peggiorano nel corso delle contrattazioni, nonostante gli investitori abbiano incassato le parole in arrivo dagli Stati Uniti, dove la Fed non esclude un rialzo dei tassi nel corso dell'anno, ma tranquilizza gli addetti ai lavori: "Anche quando inizierà la fase rialzista la nostra politica monetaria sarà accomodante". Insomma la stretta è ancora lontana. E l'attenzione degli operatori si sposta al 17 e 18 marzo, quando la Banca centrale americana tornerà a riunirsi.
A Milano Piazza Affari chiude in rosso dello 0,97%, Londra arretra del 2,52%, Francoforte dello 0,71% e Parigi dell'1,12%. Sul listino italiano sono in rosso le banche, mentre sale Campari che ha confermato il dividendo a 8 centesimi e Pirelli si porta sui massimi di sempre. Debole Wall Street: il Dow Jones perde l'1,82% a 17.667,62 punti, il Nasdaq cede l'1,67% a 4.859,80 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l'1,69% a 2.044,60 punti.
L'euro chiude a 1,0701 dollari, ai minimi dal gennaio del 2013. Con il 'quantitative easing' della Bce entrato in attività (3,2 miliardi gli acquisti nel primo giorno, ha detto il governatore Coeuré), le pressioni sulla moneta comune restano al ribasso, mentre proseguono gli acquisti sui titoli di Stato: i Btp rendono l'1,21% ai nuovi minimi storici, superata la Spagna. Lo spread è poco mosso e oscilla sulla soglia di 95 punti. D'altra parte gli acquisti di titoli di Stato riguardano l'intera Eurozona - ad esclusione della Grecia - quindi la distanza tra i vari paesi rimane immutata. Attesa per la due giorni di aste Bot e Btp in agenda mercoledì e giovedì.
Dal punto di vista macroeconomico si registra a febbraio una crescita dell'inflazione in Cina (+1,4% su base annua) superiore alle attese (+1%). Batte le stime anche la produzione industriale in Francia: a gennaio l'indice della produzione industriale è cresciuto dello 0,4% su mese, superiore alle attese che stimavano un calo dello 0,4%. Lo rende noto Insee che ha rivisto al ribasso l'indice della produzione industriale di dicembre: +1,4% da 1,5%. Male i dati arrivati dall'Italia dove a gennaio il calo è stato dello 0,7% su dicembre (l'agenda) e si è tornata ad accentuare la stretta dei prestiti alle imprese. Disoccupazione stabile nei paesi Ocse e in lieve calo nei paesi dell'Eurozona: a gennaio il tasso resta al 7%, i senza lavoro dell'area Ocse sono 43,1 milioni. Nell'Eurozona il tasso è sceso dello 0,1%, attestandosi all'11,2%.
In mattinata la Borsa di Tokyo ha azzerato i guadagni iniziali agganciati ai rialzi di Wall Street e ha invertito la rotta a metà seduta, fino a chiudere in calo dello 0,67%, ai minimi delle ultime due settimane. L'indice Nikkei ha quindi chiuso a quota 18.665,11 punti a causa della forte flessione dello yen, visto che il dollaro è salito a quota 122 sui massimi da luglio 2007, ampliando i timori per gli aumenti dei costi delle importazioni a carico delle imprese giapponesi.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio si stabilizza sopra quota 50 dollari a New York con i contratti sul greggio Wti con scadenza ad aprile in rialzo di 6 centesimi al barile sul mercato after hour. Scende invece il Brent a 58,47 dollari. Le quotazioni dell'oro sono in netto calo, sui minimi da dicembre: il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1.159,8 dollari l'oncia, sulle quotazioni incide l'ipotesi che la Federal reserve possa rialzare i tassi a giugno.