Economia

Whirlpool chiude a Trento
A rischio 450 dipendenti

La società ha deciso di trasferire la produzione di frigoriferi a incasso nell'hub europeo in provincia di Varese, quelli a libera installazione andranno in Polonia. La replica dei sindacati: "Decisione inaccettabile"

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MILANO - Verrà chiuso lo stabilimento Whirlpool di Spini di Gardolo, a nord di Trento, dove lavorano 450 persone: la produzione dei frigoriferi ad incasso verrà trasferita a Cassinetta di Biandronno (Varese) dove il Piano industriale europeo del gruppo prevede la creazione dell'hub proprio degli elettromestici a incasso. La produzione dei frigoriferi a libera installazione, che costituisce la parte minore della produzione in Trentino, verrà invece portata nell'hub del free standing già esistente a Wroclaw, in Polonia.

Lo ha annunciato questa mattina la multinazionale che ha presentato il nuovo piano industriale a rappresentanze sindacali e industriali delle province di Varese e Trento. Alla base della decisione - si legge in un comunicato aziendale - la "contrazione della domanda, pressione sui prezzi, rincaro dei costi delle materie prime, previsioni di mercato stagnante, sottoutilizzo della capacità produttiva dei siti industriali". La fabbrica di Spini di Gardolo, dove si producevano frigoriferi da incasso e di libera installazione - sottolinea ancora il gruppo - "ha una bassa capacità produttiva utilizzata. Il trasferimento della produzione dei modelli built in a Cassinetta indica la scelta precisa della multinazionale di puntare sull'Italia come Paese chiave nella strategia aziendale, investendo 295 milioni di euro nei prossimi quattro anni".

Immediata la replica dei sindcati. Per il segretario generale Fiom Cgil del Trentino, Roberto Grasselli "la decisione è inaccettabile. Anche a fronte degli ingenti investimenti in Italia annunciati oggi dalla multinazionale, abbiamo ribadito all'azienda la nostra ferma volontà che Whirlpool continui a produrre a Trento: l'impatto sociale di 470 licenziamenti, senza contare gli effetti sull'indotto, è oggi insostenibile anche per il Trentino".